Il caso

Spara e uccide il ladro in cortile, per la Procura caso diverso da quello di Roggero. La Russa: “Assurda l’accusa di omicidio”

Sulla vicenda di Baldissero d'Alba non ci sono immagini di videosorveglianza e chi ha sparato ha assunto un atteggiamento diverso. Sull'episodio non si può applicare l'iscrizione al registro speciale modello 54-bis

Spara e uccide il ladro in cortile, per la Procura caso diverso da quello di Roggero. La Russa: “Assurda l’accusa di omicidio”

Ha sparato verso un gruppo di ladri che si trovavano nel cortile del suo casolare, colpendone uno. È morto così Gjovalin Lazri, 35 anni, cittadino albanese già noto alle forze dell’ordine, raggiunto da un colpo d’arma da fuoco nella notte tra sabato e domenica a Baldissero d’Alba, provincia di Cuneo (Piemonte).

A sparare è stato Roberto Mollo, autotrasportatore di 35 anni, che si trovava nella cascina in ristrutturazione dei nonni (in copertina: immagine da Google Street View).

Il racconto della difesa

Secondo quanto riferito dalla difesa, i ladri sarebbero entrati nel cortile intorno alle due di notte, mentre Roberto Mollo dormiva.

“I ladri erano travisati e con le torce, avevano oggetti in mano e si sono avvicinati alla casa” ha spiegato l’avvocato Piermario Morra.

Il legale ha riferito anche delle condizioni del suo assistito il giorno successivo alla sparatoria:

“Per fortuna è riuscito a dormire per qualche ora, continua a essere affranto e anche dispiaciuto per la morte di quest’uomo”.

Il confronto col caso Roggero

Morra ha sottolineato la distanza tra quanto accaduto a Baldissero d’Alba e la vicenda di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour che aveva ucciso due rapinatori e ferito un terzo durante un assalto alla sua attività.

“È una situazione totalmente differente da quella del signor Roggero e lo dico con tutto il rispetto per la sua situazione e senza formulare giudizi – ha dichiarato il legale. Secondo Morra, nel caso di Mollo – questo ragazzo non voleva uccidere nessuno”.

Il paragone con il caso Roggero è stato affrontato anche dal procuratore capo di Asti, Biagio Mazzeo, che ha evidenziato differenze tra i due episodi.

“È diverso per tanti motivi: intanto perché non ci sono riprese della videosorveglianza, e poi perché questa persona, da quanto ho letto, ha assunto un atteggiamento diverso” ha spiegato il procuratore.

Il tema comune, ha aggiunto Mazzeo, resta quello dell’uso legittimo delle armi da parte dei cittadini e della distinzione tra legittima difesa, eccesso colposo o eventuali ipotesi di reato più gravi.

L’indagine sui complici

Gjovalin Lazri, secondo quanto emerso finora, sarebbe arrivato da Torino e potrebbe aver fatto parte di una banda di cosiddetti “trasfertisti”, gruppi che si spostano per compiere furti.

I carabinieri stanno cercando di ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e di identificare le altre persone presenti quella notte. Al momento non ci sono novità sull’identità dei complici, ma secondo Mazzeo esiste “una ragionevole probabilità” di riuscire a individuarli.

Gli accertamenti proseguono anche sul corpo della vittima. L’autopsia non è stata ancora fissata, ma dovrebbe svolgersi nel corso della settimana.

L’interrogatorio di Roberto Mollo davanti al procuratore aggiunto Laura Deodato potrebbe invece avvenire al termine degli accertamenti tecnici. L’uomo è rimasto a Baldissero d’Alba insieme alla madre.

La Russa: “Assurda l’accusa di omicidio”

Nel frattempo, ha suscitato polemiche l’iscrizione di Mollo nel registro degli indagati. Il presidente del Senato Ignazio La Russa, intervenendo a Radio Uno, ha definito “assurda” l’ipotesi che l’uomo possa essere accusato di omicidio volontario per quanto accaduto.

“Pensare che una persona che nella notte, col buio, vede 4-5 persone entrare nel proprio cortile con l’intento di rubare o fare del male, si difende e nel buio purtroppo una vita viene drammaticamente persa, sia accusata di omicidio volontario è un assurdo”.

La risposta della Procura

Mazzeo ha replicato spiegando che l’iscrizione nel registro degli indagati è necessaria per poter procedere con gli accertamenti previsti dalla legge.

“Non so in base a cosa il presidente ne abbia parlato, noi dobbiamo iscrivere per forza a registro per poter procedere con gli atti garantiti”, ha affermato il procuratore, precisando che “l’iscrizione non è una condanna“.

Quanto alla possibilità di ricorrere al registro speciale, il modello 54-bis, Mazzeo ha spiegato che questa procedura è praticabile “solo se appare subito evidente che l’indagato abbia agito in stato legittima difesa“. Nel caso di Baldissero d’Alba, ha aggiunto, “non è questo il caso“.

L’inchiesta dovrà ora chiarire la dinamica della sparatoria, la posizione di Mollo e il comportamento delle persone entrate nel cortile. Gli accertamenti tecnici e l’autopsia saranno elementi centrali per ricostruire quanto accaduto nella notte.