World’s Best Specialized Hospitals 2027

Migliori ospedali del mondo, 42 italiani in classifica: quattro nella top ten

L’Italia fra le prime dieci con il Gemelli di Roma in ginecologia e ostetricia, il Bambino Gesù in pediatria, il Besta di Milano in neurologia e il Rizzoli di Bologna in ortopedia

Migliori ospedali del mondo, 42 italiani in classifica: quattro nella top ten

Pubblicata la nuova classifica dei migliori ospedali del pianeta di Newsweek e Statista. Sono 42 le strutture italiane presenti nelle 13 specialità analizzate. Ma come funziona?

Quella pubblicata il 17 settembre 2026 è la World’s Best Specialized Hospitals 2027: non mette tutti gli ospedali in un’unica graduatoria, ma confronta le strutture in 13 aree della medicina: cardiologia, cardiochirurgia, endocrinologia, gastroenterologia, nefrologia, neurologia, neurochirurgia, oncologia, ortopedia, pediatria, pneumologia, urologia e ostetricia-ginecologia. La nefrologia entra nella rilevazione per la prima volta quest’anno.

Per cardiologia e oncologia vengono classificati i primi 300 centri del mondo, 250 per pediatria, 175 per gastroenterologia, 150 per cardiochirurgia, endocrinologia, neurologia, ortopedia e pneumologia, 125 per neurochirurgia, urologia e ginecologia-ostetricia e 100 per nefrologia.

Quattro eccellenze italiane nella top ten mondiale

Il risultato italiano più alto arriva dal Policlinico Gemelli di Roma, che conquista il terzo posto mondiale in ostetricia e ginecologia. La struttura romana è inoltre undicesima in gastroenterologia, 27ª in cardiologia, 29ª in oncologia e compare in tutte e tredici le specialità prese in esame.

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Policlinico Gemelli di Roma

Subito dietro c’è l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, che sale dal sesto al quarto posto mondiale in pediatria, dietro soltanto al SickKids di Toronto, al Boston Children’s Hospital e al Children’s Hospital of Philadelphia. È il primo ospedale pediatrico europeo nella classifica.

L’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano raggiunge invece l’ottavo posto mondiale in neurologia e l’undicesimo in neurochirurgia.

C’è poi un quarto risultato da top ten: l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, che nella graduatoria 2027 risulta nono al mondo per ortopedia.

IEO e Monzino: Milano tra i grandi poli specialistici mondiali

Molto significativa anche la presenza di due IRCCS milanesi altamente specializzati. L’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) è 14° al mondo in oncologia, mentre il Centro Cardiologico Monzino raggiunge il 17° posto in cardiologia. Entrambi si confermano per il settimo anno consecutivo primi in Italia nelle rispettive discipline.

Sempre in cardiologia il San Raffaele di Milano è 22°, davanti al Gemelli, 27°. In cardiochirurgia il Monzino è 28° e il San Raffaele 33°.

L’ospedale San Raffaele di Milano

In oncologia, dopo lo IEO, troviamo il Gemelli al 29° posto, l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano al 33°, Humanitas al 45°, il Pascale di Napoli al 75° e Niguarda al 76°.

La fotografia italiana: Lombardia e Lazio davanti a tutti

In totale sono 42 gli ospedali italiani che compaiono almeno una volta nelle tredici classifiche. La distribuzione geografica conferma però una forte concentrazione: 15 sono in Lombardia, sette nel Lazio, cinque in Piemonte; Campania, Toscana e Veneto ne contano tre ciascuna.

La Lombardia emerge soprattutto nelle specialità ad alta complessità: Besta, IEO, Monzino, San Raffaele, Humanitas, Niguarda, Policlinico San Donato e Istituto Nazionale dei Tumori compaiono ripetutamente nelle graduatorie. Roma risponde con due risultati eccezionali ai vertici mondiali: Gemelli e Bambino Gesù.

Dove l’Italia è più forte

In cardiologia il primo italiano è il Monzino, 17° al mondo, seguito da San Raffaele 22° e Gemelli 27°. In oncologia guida lo IEO, 14°. In neurologia domina il Besta, 8°. In neurochirurgia ancora Besta, 11°. In ortopedia il Rizzoli è 9°. In gastroenterologia il Gemelli raggiunge l’11° posto, mentre in pediatria il Bambino Gesù è quarto.

In urologia, invece, il migliore italiano è l’Azienda Ospedale Università di Padova, 29ª al mondo; in nefrologia il San Raffaele è 35° e il Gemelli 47°.

Il quadro mostra quindi un sistema italiano che difficilmente compete con i grandi colossi americani come “mega-ospedale” globale, ma che possiede poli specialistici capaci di stare stabilmente ai vertici mondiali in singole discipline.

Nel mondo dominano ancora gli Stati Uniti

La leadership complessiva resta soprattutto americana. Fra le tredici specialità, dieci hanno al primo posto un ospedale statunitense. La Mayo Clinic di Rochester guida da sola cinque settori: cardiochirurgia, endocrinologia, neurochirurgia, pneumologia e urologia.

La Cleveland Clinic è prima in cardiologia e gastroenterologia; il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York guida l’oncologia; l’Hospital for Special Surgery è primo in ortopedia e il Johns Hopkins Hospital in ostetricia e ginecologia.

Fuori dagli Stati Uniti spiccano la Charité di Berlino, prima in neurologia e nefrologia, e il Hospital for Sick Children di Toronto, numero uno mondiale in pediatria.

E nella classifica generale?

Esiste poi un’altra graduatoria Newsweek, pubblicata a febbraio e da non confondere con quella appena uscita: la World’s Best Hospitals 2026, che valuta gli ospedali nel loro complesso.

Lì il podio mondiale è composto da Mayo Clinic di Rochester, Toronto General Hospital-University Health Network e Cleveland Clinic. Seguono il Karolinska Universitetssjukhuset di Stoccolma e il Massachusetts General Hospital di Boston.

Il primo italiano è il Policlinico Gemelli, al 33° posto mondiale; seguono Humanitas di Rozzano al 51°, San Raffaele di Milano al 57° e Sant’Orsola di Bologna al 76°. Nella valutazione generale l’Italia non entra nei primissimi posti mondiali, mentre nelle singole specialità riesce ad arrivare addirittura sul podio.

La reputazione pesa moltissimo

C’è però un limite importante da conoscere. Il ranking non misura semplicemente quante persone guariscono in ciascun ospedale.

Ben l’83,5% del punteggio deriva infatti da oltre 42.000 raccomandazioni raccolte tra medici, professionisti sanitari e manager ospedalieri internazionali. Le certificazioni e gli accreditamenti pesano per il 10%, mentre il restante 6,5% deriva dai PROMs, i Patient-Reported Outcome Measures, strumenti attraverso i quali i pazienti riferiscono direttamente gli esiti delle cure e il loro impatto sulla qualità della vita.

Questo significa che la graduatoria ha un forte valore di reputazione professionale internazionale, ma non può essere interpretata come la dimostrazione matematica che il paziente abbia sempre maggiori probabilità di guarire nell’ospedale numero 8 rispetto al numero 12. Lo stesso Newsweek presenta infatti il ranking come uno strumento aggiuntivo per orientare pazienti e famiglie, soprattutto davanti a patologie complesse.