Il Canada non sta chiedendo di diventare il ventottesimo Stato dell’Unione europea. Ma vuole arrivare molto più vicino a Bruxelles di quanto sia mai stato un grande Paese non europeo.
A chiarirlo è stato domenica 13 settembre 2026 il primo ministro Mark Carney, dopo che il Wall Street Journal aveva rivelato colloqui tra funzionari canadesi ed europei sulla possibilità di creare per Ottawa una forma completamente nuova di “associate membership”, una sorta di appartenenza parziale all’Unione.
“Non stiamo cercando di diventare membri dell’Unione europea”, ha precisato Carney. “Quello che stiamo cercando, e per cui inizieremo le discussioni, è un’alleanza unica tra Canada e Unione europea”. Il premier ha sottolineato che le due parti condividono “gli stessi valori”, molte priorità strategiche e forti complementarità economiche.
La formula definitiva è ancora tutta da costruire.
Carney arriva a Strasburgo: il segnale politico è forte
Tra il 15 e il 17 settembre, Carney sarà in Europa e a Strasburgo parlerà davanti al Parlamento europeo, su invito della presidente Roberta Metsola. Assisterà inoltre al discorso sullo Stato dell’Unione di Ursula von der Leyen e incontrerà diversi eurodeputati per discutere di commercio, investimenti e sicurezza.
Il governo canadese presenta la missione come parte di una precisa strategia di diversificazione delle alleanze: “I nostri alleati europei sono partner naturali”, si legge nella nota ufficiale diffusa da Ottawa il 12 settembre. Un nuovo vertice Canada-Ue è già previsto a Montréal il 29 e 30 ottobre.
Il rapporto con Trump si è deteriorato
L’accelerazione verso l’Europa non può essere separata dalla crisi dei rapporti con gli Stati Uniti. Per decenni il Canada ha costruito gran parte della propria economia attorno all’integrazione con il vicino americano. Ma il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha riaperto una stagione di forti tensioni commerciali, con dazi e controdazi su decine di miliardi di dollari di scambi.

Domenica Trump ha definito il Canada “il peggior Paese con cui trattare”, accusandolo ancora una volta di avere approfittato degli Stati Uniti e annunciando nuovi dazi su automobili, camion e componentistica canadese dal 1° gennaio.
Per Ottawa, ridurre la dipendenza dal mercato statunitense è quindi diventato non soltanto un obiettivo economico, ma una questione di sicurezza strategica. Nel 2025 le esportazioni canadesi di beni e servizi verso gli Stati Uniti sono diminuite del 3,8%, mentre quelle destinate ai mercati non statunitensi sono aumentate dell’11,2%.
Cosa significherebbe essere “membro associato”
Oggi non esiste nei Trattati europei una categoria giuridica chiamata “membro associato dell’Ue”. L’articolo 49 del Trattato sull’Unione europea stabilisce inoltre che soltanto uno “Stato europeo” può chiedere formalmente l’adesione. Il Canada, quindi, non potrebbe semplicemente presentare domanda di ingresso seguendo la normale procedura. Il modello allo studio dovrebbe essere qualcosa di nuovo: non partecipazione alle istituzioni europee, niente commissario canadese o parlamentari di Ottawa a Strasburgo, ma integrazione molto più profonda in alcuni settori strategici.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, fra le ipotesi discusse ci sarebbe una circolazione molto più libera di beni, servizi e lavoratori impegnati nelle filiere di energia, difesa, intelligenza artificiale e materie prime critiche. Si parla inoltre di cavi sottomarini transatlantici, data center condivisi, cloud, reti satellitari e nuove infrastrutture per portare energia canadese in Europa.
Anche lavorare in Europa potrebbe diventare più semplice
Una delle ipotesi politicamente più ambiziose riguarda la mobilità delle persone. Secondo il Wall Street Journal, Carney avrebbe discusso regolarmente con alcuni leader europei, in particolare con il presidente francese Emmanuel Macron, della possibilità di facilitare il diritto dei cittadini canadesi a vivere e lavorare nell’Unione senza i normali visti.
Se un meccanismo del genere venisse costruito, rappresenterebbe un livello di integrazione molto più profondo del semplice accordo commerciale..
Nel giugno 2025, Canada e Ue hanno firmato un nuovo partenariato per la sicurezza e la difesa, che comprende industria militare, sostegno all’Ucraina, mobilità militare, sicurezza marittima, cyber, minacce ibride, spazio e tecnologie emergenti. Poi è arrivato un precedente ancora più significativo.
Nel 2026 il Canada è diventato il primo Paese non europeo a partecipare a SAFE, il programma dell’Unione da 150 miliardi di euro destinato agli acquisti comuni e al rafforzamento dell’industria europea della difesa. Per Ottawa significa permettere alle proprie aziende della difesa di partecipare a opportunità industriali che fino a poco tempo fa sarebbero state considerate essenzialmente interne al continente europeo.
Il commercio è già cresciuto dell’80%
Anche sul piano economico le fondamenta esistono già. Dal 21 settembre 2017 è applicato provvisoriamente il Ceta, l’accordo commerciale tra Canada e Unione europea. Nel 2025 gli scambi bilaterali di beni e servizi hanno raggiunto circa 130 miliardi di euro, l’80% in più rispetto ai 72,1 miliardi del 2016. Gli scambi di sole merci sono saliti a 81,5 miliardi, mentre quelli di servizi hanno raggiunto 49 miliardi. L’Ue è oggi il secondo partner commerciale del Canada dopo gli Stati Uniti, mentre il Canada rappresenta per Bruxelles un mercato molto più piccolo, pari a circa l’1,8% del commercio estero europeo di merci.
Energia e materie prime: quello che l’Europa cerca
C’è poi una complementarità quasi perfetta. L’Europa vuole ridurre la propria dipendenza da fornitori politicamente rischiosi per gas, energia, terre rare e minerali critici. Il Canada dispone invece di enormi risorse naturali, stabilità politica e una base industriale strettamente integrata con l’economia occidentale. Già nel vertice Ue-Canada del giugno 2025 le due parti avevano concordato di approfondire gli investimenti congiunti nelle materie prime critiche, compresi progetti legati al nickel, oltre alla cooperazione su intelligenza artificiale, calcolo ad alte prestazioni e tecnologie quantistiche.
La corsa verso una nuova alleanza incontra però un paradosso. Il Ceta, negoziato più di dieci anni fa e applicato provvisoriamente dal 2017, non è ancora stato ratificato da tutti gli Stati membri dell’Unione.
Se l’Europa ha impiegato quasi un decennio senza completare definitivamente un accordo commerciale già firmato, costruire una forma completamente nuova di associazione politica ed economica potrebbe rivelarsi molto più complicato. Ci sarebbero inoltre interrogativi sulla sovranità normativa, sull’accesso al mercato unico, sulla libera circolazione, sugli appalti pubblici e sull’eventuale contributo finanziario canadese ai programmi europei.
Né Norvegia né Regno Unito: un modello nuovo
Il Canada difficilmente replicherà uno dei modelli già esistenti. La Norvegia partecipa al mercato unico attraverso lo Spazio economico europeo ma deve recepire gran parte delle norme comunitarie senza partecipare pienamente alla loro elaborazione. La Svizzera ha costruito nei decenni una fitta rete di accordi bilaterali. Il Regno Unito, dopo Brexit, ha invece scelto deliberatamente di stare fuori dal mercato unico e dalla libera circolazione.
Ottawa punta apparentemente a qualcosa di diverso: integrazione selettiva molto profonda nei settori ritenuti strategici, senza trasformarsi politicamente in uno Stato membro. Potrebbe succedere qualcosa di insolito: l’Unione europea potrebbe allargare alcune delle proprie frontiere economiche e strategiche oltre l’Atlantico, senza modificare quelle geografiche.