Steve Witkoff e Jared Kushner sono arrivati a Kiev a bordo del treno “Peace Express” per cercare una strada verso la fine della guerra in Ucraina. La missione del mediatore americano e del genero di Donald Trump arriva dopo i colloqui di Mosca, ma non ha prodotto finora sostanziali passi avanti sul fronte diplomatico.
Secondo Witkoff, per arrivare alla pace sarà necessario che sia Mosca sia Kiev “facciano dei compromessi e riducano le questioni in sospeso”. Il mediatore si è mostrato comunque fiducioso: “Abbiamo gli ingredienti per arrivare” alla pace, pur riconoscendo che il percorso resta complesso.
“È molto difficile, ma siamo impegnati, ci teniamo e speriamo che tutto ciò porti a una soluzione diplomatica pacifica e di successo”, ha dichiarato Witkoff.
Zelensky resta prudente
L’ottimismo americano si scontra però con la posizione più cauta del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Nei tre round di colloqui, il leader di Kiev ha posto l’accento anche sulle necessità militari del Paese, a partire dai sistemi Patriot e dal sostegno necessario per affrontare l’inverno.
“Se la guerra dovesse continuare in inverno – e finora sembra proprio di sì – contiamo molto sul ‘pacchetto invernale’ di cui ho discusso in dettaglio oggi con Steve, Jared e i nostri partner europei”, ha affermato Zelensky.
Per il presidente ucraino, la situazione sul campo continua dunque a rendere incerto l’esito degli sforzi diplomatici.
Il nodo dei territori
Il principale ostacolo nei negoziati rimane la questione territoriale. La Russia rivendica le quattro regioni che controlla parzialmente, mentre l’Ucraina chiede di congelare l’attuale linea del fronte.
Zelensky considera il tema ancora “rilevante”, ma ritiene che una questione così complessa debba essere affrontata direttamente dai leader dei due Paesi.
“Ne abbiamo discusso. Ma rimango dell’opinione che questioni così complesse si risolvano solo a livello di presidenti”, ha detto il presidente ucraino.
L’ipotesi è quindi quella di arrivare a un formato trilaterale tra Ucraina, Russia e Stati Uniti per i futuri colloqui, soluzione auspicata anche da Kushner al termine del terzo round di incontri a Kiev.
Il piano di Washington
Gli Stati Uniti continuano intanto a lavorare a un “pacchetto di pace” destinato a facilitare il raggiungimento di un accordo. Kushner ha confermato l’impegno americano, mentre Donald Trump dovrebbe consultarsi con i propri inviati e successivamente parlare sia con Vladimir Putin sia con Zelensky.
Le posizioni delle parti, tuttavia, rimangono distanti anche su altri aspetti fondamentali. Mosca chiede un’Ucraina neutrale e sostanzialmente demilitarizzata, mentre Kiev vuole garanzie di sicurezza e intende mantenere un esercito forte.
I combattimenti proseguono
Mentre proseguono gli sforzi diplomatici, sul terreno i raid di entrambe le parti non si fermano. La guerra resta quindi attiva nonostante il tentativo americano di costruire le condizioni per una possibile tregua.
Mosca ha concesso una pausa nei raid su Kiev fino a lunedì, così da consentire ai due mediatori americani di rientrare negli Stati Uniti in sicurezza.
Sale la tensione con Berlino
Parallelamente ai negoziati, aumentano le tensioni tra la Russia e l’Europa. Mosca ha accusato la Germania di aver formulato accuse non verificate in relazione alla vicenda dei droni all’aeroporto di Lipsia.
Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha definito la conseguente rappresaglia diplomatica di Berlino “l’inizio di una vera guerra”.
La Germania sta intanto preparando uno “scudo protettivo” contro le minacce provenienti dalla Russia. Anche l’Unione europea mantiene una posizione netta: il commissario alla Difesa Andrius Kubilius ha affermato che è “Putin la vera causa profonda della guerra che andrebbe rimossa”.
Il sostegno europeo
A Kiev sono presenti anche i consiglieri per la sicurezza dei Paesi dei “Volenterosi”, ovvero Germania, Regno Unito e Francia. La loro presenza punta a sottolineare il sostegno europeo a Zelensky nel percorso negoziale.
Il presidente ucraino continua a chiedere una “pace dignitosa”, mentre dall’Italia arriva un richiamo sulla necessità di un maggiore coinvolgimento.
Il senatore del Pd Filippo Sensi ha sottolineato l’assenza italiana dai colloqui: “Spero che siamo anche noi coinvolti. Altrimenti la nostra marginalità sarebbe, purtroppo, molto dolorosa. Il governo chiarisca”.
La finestra diplomatica
Per Zelensky, il ruolo degli Stati Uniti resta fondamentale per qualsiasi possibile accordo di pace. Il tempo a disposizione per raggiungere un’intesa potrebbe però essere limitato.
Kiev deve infatti fare i conti con la prospettiva di un altro lungo inverno di guerra, mentre Washington potrebbe progressivamente concentrare la propria attenzione sulle prossime elezioni di midterm.
Per ora, dunque, la diplomazia continua a muoversi tra aperture e ostacoli, senza che siano emersi elementi concreti per considerare vicina la fine del conflitto.