“Oggi è urgente ascoltare il grido sconvolgente della terra“, tragicamente legato al “grido dei poveri“.
È uno dei passaggi più significativi del nuovo Documento della Commissione Teologica Internazionale, intitolato “Prendersi cura della nostra Casa comune“, dedicato alla questione ecologica e al rapporto tra ambiente, uomo e fede cristiana.
Non è la prima volta che il Vaticano e anche Papa Leone XIV (in copertina) si occupano di cambiamento climatico e riscaldamento globale. Il testo invita a una “risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario” e afferma che la questione ecologica è anche una questione teologica. Il modo in cui l’umanità si prende cura del Creato, infatti, rivela e contribuisce a strutturare il rapporto con Dio.
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L'allarme sull'ambiente
Nel documento viene evidenziato "l'allarmante deterioramento dell'ambiente" e viene sottolineata la necessità di un'azione urgente per la sostenibilità del pianeta. Alla base della riflessione c'è l'idea che nessun essere umano e nessuna realtà possano essere considerati completamente separati dal resto.
"Niente e nessuno è una monade assoluta. Tutto è interrelazionato. Dipendiamo tutti gli uni dagli altri e dal tutto nel suo insieme", si legge nel testo.
La crisi contemporanea viene così ricondotta al deterioramento dell'ecosistema e alla rottura degli equilibri che sostengono la vita sulla Terra.
Il legame con i poveri
Secondo la Commissione Teologica Internazionale, gli effetti della crisi ambientale ricadono in modo particolarmente grave sulle popolazioni più vulnerabili.
"Oggi è urgente ascoltare il grido sconvolgente della terra", si legge nel documento, con riferimento agli oceani e ai fiumi malati, alle specie vegetali e animali in scomparsa, alle foreste impoverite e alla progressiva perdita dei ghiacci polari.
"Il grido della terra è tragicamente legato al grido dei poveri", sottolinea il testo, ricordando come siano proprio le persone più fragili a subire maggiormente le conseguenze del deterioramento del pianeta.
La Commissione parla inoltre delle vittime degli effetti di quello che definisce "peccato contro il creato".
L'Amazzonia come simbolo
Particolare attenzione viene riservata all'Amazzonia e alle altre aree del mondo in cui il degrado ambientale si intreccia con la condizione delle popolazioni locali.
"Non possiamo più non ascoltare il grido dell'Amazzonia", afferma il documento, evidenziando il rapido deterioramento di territori e comunità la cui esistenza ancestrale e capacità di sostenere la vita sono considerate in pericolo.
"Il creato, che ci nutre e ci sostiene, si lamenta dolorante e angosciato, ascolteremo il suo grido?", si chiede la Commissione, collegando la salvaguardia dell'ambiente alla responsabilità dei credenti.
Tre capitoli sulla crisi
Il documento è articolato in tre capitoli ed è il risultato di riflessioni sviluppate tra il 2022 e il 2025. Pubblicato con l'autorizzazione del Papa, il testo affronta, in prospettiva cristiana, quella che viene definita una "crisi ecologica e sociale" diventata "miope e suicida".
Il punto di partenza è individuato in una "triplice mutazione" maturata nel corso degli anni: la perdita della percezione spontanea della natura come creazione di Dio, l'affermazione di una visione sempre più antropocentrica e predatrice del rapporto tra uomo e ambiente e, infine, il progressivo aggravarsi della crisi planetaria.
La dimensione trinitaria
La riflessione teologica insiste anche sull'"impronta non solo divina, ma anche trinitaria" presente nel Creato. Il documento sviluppa questo tema attraverso l'insegnamento di quattro Dottori della Chiesa: Agostino di Ippona, Ildegarda di Bingen, Bonaventura da Bagnoregio e Tommaso d'Aquino.
La Commissione mette inoltre in dialogo la prospettiva cristiana con alcune interpretazioni scientifiche e filosofiche del cosmo, tra cui immanentismo, panteismo e soprannaturalismo.
Il documento distingue il campo della cosmologia da quello della fede: la prima può interrogarsi sulle modalità e sulle prime fasi della nascita dell'universo, mentre la seconda affronta il significato della sua esistenza. Secondo il testo, Dio dà all'universo un'origine metafisica e non soltanto fisica, chiamando liberamente all'esistenza ciò che altrimenti non esisterebbe.
L'uomo nella Casa comune
Il secondo capitolo, "L'essere umano nella Casa comune", parte dalla concezione dell'uomo creato a "immagine e somiglianza di Dio". Da questo principio deriva anche una riflessione sull'uguaglianza tra le persone.
Le differenze di etnia, genere, cultura, status sociale o condizione economica non comportano, secondo il documento, alcuna gradazione gerarchica tra gli esseri umani. Utilizzarle per discriminare o sottomettere gli altri significa quindi allontanarsi dal disegno di Dio.
Il principio sabbatico
Un altro elemento centrale è il cosiddetto "principio sabbatico", attraverso il quale il documento richiama il valore del riposo della Terra. Un giorno alla settimana dovrebbe consentire alla natura di rispettare i propri ritmi originari e all'umanità di fermarsi per rendere grazie al Signore attraverso la preghiera.
Il principio assume anche un significato più ampio nel rapporto con il mondo naturale: invita ad "avere uno sguardo disinteressato, liberato dall'appetito di possedere, dominare o aggredire".
La cura del Creato viene così presentata non soltanto come una responsabilità ambientale, ma come una dimensione della relazione tra l'essere umano, il prossimo, la natura e Dio.