Avvertimento

I generali scrivono al capo del Pentagono sulla guerra in Iran: “Fermiamoci o indeboliremo gli USA”

Come riferito dal Washington Post, diversi alti ufficiali americani hanno manifestato preoccupazione. A ciò si aggiunge anche la diminuzione di scorte statunitensi di missili Patriot

I generali scrivono al capo del Pentagono sulla guerra in Iran: “Fermiamoci o indeboliremo gli USA”

Mentre domenica 30 agosto 2026 il conflitto in Medio Oriente è tornato a rianimarsi con attacchi incrociati tra Stati Uniti e Iran, internamente alle forze militari USA hanno cominciato a elevarsi voci importanti riguardo il proseguimento della guerra.

Il capo del Pentagono Pete Hegseth (in copertina), come fa sapere il Washington Post che ha parlato di un documento riservatissimo di alcune settimane fa, sarebbe stato avvertito da diversi alti ufficiali americani sul fatto che continuare l’operazione militare contro l’Iran non è sostenibile a lungo termine.

Andare avanti in questo conflitto, infatti, indebolirebbe la capacità degli Stati Uniti di affrontare minacce altrove, comprese quelle interne.

La preoccupazione dei generali

Questo monito dei capi di Esercito, Marina, Aeronautica e generali a quattro stelle (coloro che supervisionano interventi statunitensi in Europa, Asia e America Latina) sarebbe stato messo in chiaro nel numero del 14 agosto del Libro degli ordini del segretario alla Difesa (Sdob).

In questo documento, redatto due volte al mese, viene elencata la disponibilità mondiale di navi da guerra, aerei, personale e sistemi d’arma statunitensi. Oltre alle priorità del presidente per la forza, sono inclusi approfondimenti di generali e ammiragli.

Nel documento di metà agosto viene indicato che alcune truppe in Medio Oriente resteranno fino a settembre e altre invece fino al 2027 nell’ottica di una continuazione della guerra. Tuttavia, quest’ultima prospettiva, come riferito dalle fonti al Washington Post, ha portato i leader militari a esprimere preoccupazione.

In particolare, il comando europeo e quello Meridionale avrebbero spiegato a Hegseth che prestare le loro navi e i loro aerei di sorveglianza al Centcom (comando centrale USA) ha inevitabilmente degradato la loro capacità di adempiere agli obblighi di difesa nazionale.

A manifestare il quadro peggiore sarebbe stato l’ammiraglio Daryl Caudle, capo delle operazioni navali, secondo cui la Marina non è in grado di continuare l’attuale livello di sostegno al conflitto in Iran dato che non c’è una data di fine guerra.

Il punto sulle scorte di missili e droni

Nel dettaglio, solo un quarto della flotta di cacciatorpedinieri potrebbe essere usato d’urgenza, cioè molto meno di prima della guerra. Inoltre, la manutenzione delle navi mette a rischio la disponibilità della flotta in caso di altri conflitti.

A ciò si aggiunge la diminuzione di scorte di missili Patriot (quest’ultimi usati massicciamente contro l’Iran e ora scesi “sotto un livello critico“, come riportato dall’Associated Press da un funzionario della difesa USA in Europa e da un funzionario NATO) e Tomahwk, così come quella di un quarto della flotta dei droni Reaper.

Per quanto riguarda i Patriot, la riduzione delle loro scorte potrebbe rappresentare un pericolo per l’Europa, ora più vulnerabile qualora venga colpita da un’offensiva della Russia.