Consumo quotidiano

Tazzina di caffè sempre più cara nei bar italiani: differenze territoriali e cause dei costi

Impennata dei prezzi al dettaglio e divario geografico tra le regioni

Tazzina di caffè sempre più cara nei bar italiani: differenze territoriali e cause dei costi

La consuetudine della pausa al bar registra una variazione sensibile nei costi del caffè per la popolazione italiana. Secondo i dati diffusi dal Centro di formazione e ricerca sui consumi in collaborazione con l’associazione Assoutenti sulla base delle rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, diffusi venerdì 28 agosto 2026, il costo medio nazionale di una tazzina ha raggiunto 1,29 euro, registrando una crescita di 25 centesimi rispetto al 2021 che corrisponde a un incremento del 24,2% nell’arco di cinque anni.

La geografia delle tariffe mostra una distribuzione asimmetrica sul territorio nazionale, con un divario di 45 centesimi tra i centri urbani settentrionali e le località meridionali. Sono undici le province che hanno superato la soglia convenzionale di 1,40 euro, delineando un asse prevalentemente concentrato nelle regioni del Nord.

Città Area Geografica Prezzo Medio Tazzina Variazione Percentuale in 5 anni
Bolzano Nord (Trentino-Alto Adige) 1,51 € Incremento costante
Pescara Centro (Abruzzo) 1,49 € +49%
Parma Nord (Emilia-Romagna) ~1,40 € +41%
Messina Sud (Sicilia) 1,06 € Tra le più contenute
Catanzaro Sud (Calabria) 1,08 € Livelli minimi

I fattori economici alla base degli incrementi per gli esercenti

Le motivazioni fornite dalla categoria professionale e confermate dalle analisi economiche individuano le cause primarie nei rincari della materia prima sui mercati internazionali, con quotazioni dei chicchi salite del 130% nell’ultimo triennio a causa dei condizionamenti climatici sulle coltivazioni nei Paesi produttori. A questi elementi si sommano i costi gestionali e della fornitura energetica a carico dei gestori dei locali.

Le variazioni percentuali più accentuate negli ultimi cinque anni si osservano nei centri con spese fisse operative più elevate:

  • Pescara: Registra l’incremento più alto in Italia con una crescita del +49%.

  • Parma: Evidenzia un aumento tariffario pari al +41%.

  • Bari: Segna un rialzo medio del +39,5%.

  • Napoli: Rileva un incremento del +37,8%.

Sul versante opposto, gli adeguamenti più contenuti si rilevano ad Aosta con un +6,7%, seguita da Cagliari, Biella e Reggio Emilia, tutte con variazioni attestate attorno al +15%.

Casi particolari e riduzioni applicate dai gestori locali

L’esame dettagliato del settore evidenzia situazioni singolari che si discostano dalle medie di mercato. Se in alcuni esercizi situati nei centri storici di Merano e Bologna il costo della tazzina varia da 1,70 a 2,00 euro — con sovrapprezzi applicati alle preparazioni decaffeinate o macchiate per la lavorazione e il latte —, sopravvivono iniziative commerciali in controtendenza.

A Cossato, nei pressi di Biella, la gestione del locale Fante di Cuori mantiene il prezzo a 70 centesimi di euro, congelando il listino ai valori registrati nei decenni precedenti tramite la riduzione del proprio margine di profitto. Analogamente, a Torino, in corso Dante, l’esercizio 61KF Cafè garantisce la somministrazione al costo fisso di 1,00 euro, rappresentando un’eccezione isolata all’interno di un comparto caratterizzato da rincari diffusi.