Un’intesa preliminare per la gestione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz è stata raggiunta tra le autorità di Teheran e quelle dell’Oman. Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha ufficializzato martedì 25 agosto 2026 la definizione di un corridoio temporaneo della larghezza di sette miglia. Il piano prevede che le imbarcazioni commerciali dirette nel Golfo Persico facciano ingresso attraverso le acque territoriali iraniane, mentre il tragitto di uscita impiegherà porzioni marittime sia iraniane sia omanite. La regolamentazione vieta in modo assoluto il transito alle unità militari. Il rappresentante diplomatico ha chiarito che l’intesa non coincide con una riapertura immediata del braccio di mare e che un piano definitivo dovrà essere concordato entro un lasso di tempo compreso tra 30 e 60 giorni.
L’iniziativa diplomatica si inserisce nel contesto del conflitto armato che da quasi sei mesi vede opposti Iran e Stati Uniti, con ripercussioni pesanti sulla navigazione commerciale. Il portavoce del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, Hossein Mohebbi, ha confermato che i negoziati con Muscat hanno riguardato anche la spartizione dei proventi derivanti dalle tariffe di transito destinate alla sicurezza marittima e alla tutela ambientale. Tuttavia, il portavoce militare ha ribadito che l’operatività del canale resta subordinata all’accettazione delle condizioni iraniane da parte di Washington.
Reazione di Washington
Il presidente statunitense Donald Trump ha espresso una dura opposizione alle clausole dell’accordo in via di definizione. Nel corso di un’intervista rilasciata alla rete Al Jazeera, il capo di Stato ha minacciato azioni militari contro l’Oman qualora il Paese arabo ostacolasse le strategie americane nella regione. L’amministrazione Usa contesta la gestione congiunta delle rotte di uscita e la riscossione di tariffe di transito da parte delle autorità locali, giudicando la condotta di Muscat priva della necessaria fermezza nei confronti del governo di Teheran.
In merito allo stato delle operazioni, il leader americano ha sostenuto che le forze militari statunitensi hanno completato la bonifica da mine navali nelle acque internazionali dello stretto. La ricostruzione è stata smentita da Kazem Gharibabadi, il quale ha confermato che il mantenimento dei blocchi e dei dispositivi difensivi resta sotto il controllo esclusivo delle forze armate iraniane. Il diplomatico di Teheran ha fissato tra i requisiti vincolanti per la riapertura la fine delle ostilità belliche, la revoca delle sanzioni economiche e la risoluzione del dossier sulle operazioni in Yemen.
Contesto economico
L’interruzione dei flussi commerciali lungo la rotta di Hormuz continua a causare forti ripercussioni economiche sull’intera regione del Medio Oriente. Il settore dell’aviazione registra perdite rilevanti, evidenziate dai dati dell’Aeroporto Internazionale di Dubai: lo scalo ha rilevato nel secondo trimestre del 2026 una riduzione del 31,3 per cento del traffico passeggeri e un calo del 32,1 per cento nei movimenti di aeromobili su base annua. L’amministratore delegato della struttura, Paul Griffiths, ha espresso fiducia in una ripresa graduale delle attività operative.
Sul fronte delle pressioni diplomatiche, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha inviato una comunicazione formale all’Organizzazione delle Nazioni Unite per denunciare le recenti misure varate dal Dipartimento del Tesoro Usa. La diplomazia di Teheran definisce le restrizioni firmate dal segretario Scott Bessent come un’offensiva volta a privare la popolazione civile di beni essenziali quali forniture mediche, prodotti alimentari e risorse energetiche.