L’amministratore delegato Luigi Lovaglio lavora a due operazioni straordinarie per proteggere Monte dei Paschi di Siena dall’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) da 30,6 miliardi di euro promossa da Intesa Sanpaolo. Il piano del manager di Siena è arrivato sul tavolo del consiglio di amministrazione per definire la reazione istituzionale dell’istituto toscano.
Le opzioni per Banca Generali e Banco Bpm
Il primo scenario riguarda Banca Generali, da acquisire tramite un’offerta di acquisto e scambio o con una struttura simile a quella ipotizzata dall’ex guida di Mediobanca, Alberto Nagel. Per completare l’operazione serve l’intesa con la controllante Generali, proprietaria del 50,17% del capitale, contestualmente alla possibile vendita della quota in Generali gestita tramite Mediobanca.
La seconda opzione punta a Banco Bpm, dove occorre però convincere Credit Agricole, azionista di Piazza Meda col 30%, che preferisce un’integrazione con la propria filiale italiana.
I rischi legati alla passivity rule
Gli analisti di Equita segnalano un livello di complessità operativa elevato per le proposte di Lovaglio. Il vertice senese deve infatti gestire l’integrazione con Mediobanca insieme a nuove manovre su grande scala. L’intero percorso resta vincolato alla passivity rule, il principio normativo che impone all’assemblea dei soci di approvare ogni misura difensiva approvata dal consiglio dopo il lancio dell’offerta di Intesa Sanpaolo.