La tensione tra Iran e Stati Uniti torna a salire e il rischio è quello di un allargamento del conflitto oltre il Medio Oriente. Mentre i negoziati restano bloccati, da Teheran arriva l’avvertimento che, in caso di una nuova escalation militare da parte americana, potrebbero essere presi di mira obiettivi statunitensi in Europa.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, citando fonti vicine agli apparati iraniani, Teheran avrebbe già valutato alcune possibili opzioni, tra cui attacchi contro strutture militari americane nel sud-est europeo. Fra i possibili obiettivi indicati figurerebbero basi in Bulgaria e a Cipro, oltre ad altre infrastrutture strategiche legate alla presenza statunitense nella regione.
Teheran: “Se gli Usa colpiranno ancora, la risposta sarà più ampia”
La minaccia iraniana arriva in un momento di forte deterioramento dei rapporti con Washington. Le autorità di Teheran hanno più volte dichiarato che eventuali basi utilizzate dagli Stati Uniti per operazioni contro il territorio iraniano saranno considerate obiettivi legittimi.
L’ipotesi di un coinvolgimento di Paesi europei preoccupa soprattutto perché segnerebbe un salto di livello del conflitto: da uno scontro concentrato nell’area del Golfo e del Medio Oriente a una crisi con possibili ripercussioni sulla sicurezza del continente europeo.
Fra gli scenari valutati dagli analisti ci sarebbero anche azioni indirette contro infrastrutture strategiche, come cavi sottomarini per le comunicazioni. Le capacità iraniane di colpire a lunga distanza restano comunque oggetto di valutazione: secondo diversi esperti, un attacco diretto in Europa sarebbe tecnicamente più complesso rispetto alle operazioni condotte attraverso alleati regionali o gruppi vicini a Teheran.
La replica della Nato
Trump: “Da ora sarà guerra economica”
La replica americana passa per ora soprattutto dal fronte economico. Donald Trump ha annunciato una nuova fase di pressione contro l’Iran, minacciando conseguenze pesanti non solo per Teheran ma anche per eventuali Paesi che dovessero continuare a sostenere economicamente il regime iraniano.
Il presidente Usa ha parlato di una campagna di “guerra economica” e di un isolamento su scala senza precedenti, con l’obiettivo di colpire i canali commerciali, finanziari ed energetici collegati all’Iran.
La strategia americana punta in particolare sulle sanzioni e sulla pressione sulle esportazioni petrolifere iraniane. Washington vuole ridurre le entrate di Teheran e costringerla a un nuovo confronto diplomatico sul programma nucleare e sulla sicurezza regionale.
Lo Stretto di Hormuz e la crisi energetica
Al centro dello scontro resta anche lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo per il trasporto di petrolio. Le tensioni nella zona hanno già avuto conseguenze sui mercati energetici internazionali, con un aumento dei prezzi del greggio legato ai timori di nuove interruzioni dei traffici.
La crisi ha spinto diversi Paesi a rafforzare le misure di sicurezza e a rivedere i rapporti economici con Teheran. Gli Emirati Arabi Uniti, ad esempio, hanno annunciato lo stop ai rapporti finanziari e commerciali con l’Iran dopo accuse relative a minacce missilistiche.
Negoziati fermi, cresce il rischio di escalation
Il nodo principale resta quello diplomatico. I tentativi di riaprire un canale di dialogo tra Washington e Teheran non hanno prodotto risultati concreti e il clima è diventato sempre più duro dopo il fallimento delle precedenti intese.
Da una parte gli Stati Uniti insistono sulla necessità di limitare il programma nucleare iraniano e ridurre le capacità militari di Teheran; dall’altra l’Iran accusa Washington di voler imporre condizioni inaccettabili e rivendica il diritto a difendere i propri interessi strategici.