“Ci sarà gente?”. Alla vigilia dell’appuntamento Sigfrido Ranucci si era posto anche questa domanda. La risposta è arrivata nel pomeriggio di martedì 18 agosto 2026, quando centinaia di persone hanno raggiunto Gionghi di Lavarone, sull’Alpe Cimbra, in provincia di Trento, per assistere alla prima uscita pubblica del giornalista dopo l’arresto di Valter Lavitola e l’esplosione del caso che nelle ultime settimane ha coinvolto anche la Rai.
Il conduttore di Report era atteso al Centro Congressi per la rassegna “Incontri d’autore”, dove ha presentato il suo ultimo libro, “Il ritorno della casta”, in dialogo con Sandro Scabello.
La sala, circa 340 posti, si è riempita completamente. Gli organizzatori hanno dovuto aggiungere tra 100 e 150 sedie all’esterno e altre persone hanno seguito l’incontro rimanendo sul prato.
Arriva scortato, ma sull’inchiesta non parla
Ranucci è arrivato poco prima delle 18, accompagnato dalla scorta della Questura. Ai giornalisti che lo attendevano ha posto subito un limite: “Dell’inchiesta non parlo”. Poi è entrato nel centro congressi e si è rivolto direttamente al pubblico.
“In questo momento di attacchi a me, ai miei cari e alla mia squadra, la mia forza è la brava gente come voi”, ha detto.
L’accoglienza è stata molto calorosa. Al termine dell’incontro sono proseguiti a lungo fotografie, autografi e firma-copie, mentre dal pubblico sono arrivati incoraggiamenti e persino suggerimenti per nuove inchieste.

L’attentato dell’ottobre 2025
Tutto nasce la sera del 16 ottobre 2025, quando un ordigno rudimentale ma potente esplode davanti all’abitazione di Ranucci a Pomezia, vicino Roma.
L’esplosione distrugge le due automobili del giornalista parcheggiate all’esterno e danneggia il muro perimetrale della casa. Il caso viene affidato alla Direzione distrettuale antimafia di Roma.
Il 30 giugno 2026 vengono arrestate quattro persone ritenute dagli investigatori coinvolte nell’esecuzione materiale dell’attentato. La contestazione comprende la detenzione di esplosivi e il danneggiamento aggravato dal metodo mafioso.
Il 10 agosto viene arrestato Valter Lavitola, imprenditore, ex giornalista ed ex editore, indicato dalla Procura come il presunto mandante dell’attentato. Due giorni dopo, durante l’interrogatorio di garanzia nel carcere romano di Rebibbia, Lavitola ammette di avere commissionato l’azione.

La spiegazione fornita ai magistrati è però singolare e continua a essere oggetto di verifiche: Lavitola sostiene di aver voluto spaventare Ranucci perché riteneva che il giornalista fosse in pericolo e che l’attentato avrebbe indotto le autorità ad aumentarne la protezione.
Gli investigatori stanno ancora verificando il movente, le comunicazioni tra le persone coinvolte e la natura del rapporto tra Ranucci e Lavitola.
Quest’ultimo ha infatti descritto pubblicamente un’amicizia stretta con il giornalista. Già a luglio gli inquirenti avevano sequestrato tre telefoni, due pen drive e alcuni appunti manoscritti, ritenuti potenzialmente utili per ricostruire il contesto dell’attentato.
Il caso si sposta dalla Procura alla Rai
È proprio la relazione personale tra i due ad aver trasformato un’inchiesta giudiziaria sull’attentato in un caso anche politico e televisivo. Esponenti di Fratelli d’Italia nella Commissione di Vigilanza Rai hanno chiesto chiarimenti sull’eventuale influenza di Lavitola sulle attività di Report. Ranucci ha respinto nettamente l’ipotesi che le inchieste della trasmissione siano mai state condizionate.
Nel frattempo il Comitato etico della Rai ha esaminato diversi elementi, tra cui messaggi privati di Ranucci, valutazioni sull’azienda e la trasmissione a Lavitola di una mail interna nella quale il direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini chiedeva un riequilibrio delle inchieste di Report.
Al momento, però, Ranucci continua a lavorare alla nuova stagione del programma e non risulta sul tavolo un suo passo indietro volontario.
Il legale: “Ranucci è la vittima”
In queste ore, l’avvocato Roberto De Vita, legale del giornalista, ha contestato l’ipotesi che la Rai possa adottare provvedimenti contro il conduttore mentre l’indagine sull’attentato è ancora in corso. Secondo De Vita, qualsiasi decisione assunta ora rischierebbe di essere influenzata dalle “falsità” e dalle polemiche nate attorno alla vicenda, sottolineando che Ranucci rimane la vittima dell’attentato e non una persona accusata di avervi partecipato.
Il pubblico di Lavarone sceglie da che parte stare
A Lavarone, almeno per una sera, il dibattito politico e giudiziario è rimasto sullo sfondo. Il pubblico ha accolto Ranucci con applausi, richieste di fotografie e incoraggiamenti. Una donna gli ha gridato “Tieni duro”, mentre altri spettatori gli hanno espresso solidarietà.
La scelta del Trentino non è limitata a un solo appuntamento: dopo Lavarone, Ranucci è atteso a Fiera di Primiero, dove presenterà “Diario di un trapezista”.