accusati da 29 stati

Ig e Fb, dallo scroll infinito agli algoritmi: il processo Usa che potrebbe cambiare i social

In gioco non ci sono soltanto risarcimenti miliardari: una sentenza sfavorevole potrebbe costringere l'azienda a modificare alcuni dei meccanismi alla base

Ig e Fb, dallo scroll infinito agli algoritmi: il processo Usa che potrebbe cambiare i social

Non è una normale causa contro una Big Tech. Quella entrata nel vivo martedì 18 agosto 2026 davanti al tribunale federale di Oakland, in California, negli Usa, potrebbe diventare uno dei passaggi decisivi nella lunga battaglia americana sugli effetti dei social media sui più giovani.

Al centro del procedimento c’è Meta, proprietaria di Instagram e Facebook, accusata da una coalizione di Stati americani di aver progettato alcune caratteristiche delle proprie piattaforme in modo da favorire un utilizzo compulsivo da parte di bambini e adolescenti e di aver contemporaneamente minimizzato i possibili rischi per la loro salute.

Instagram

A guidare questa fase del processo sono California, Colorado, Kentucky e New Jersey. Il procedimento comprende inoltre le contestazioni di complessivamente 29 Stati sulla presunta raccolta e utilizzo illegale dei dati personali di bambini sotto i 13 anni, in violazione della legge federale sulla privacy dei minori, la COPPA.

Facebook

Nel mirino scroll infinito, notifiche e algoritmi

Se le accuse venissero accolte, il giudice potrebbe ordinare a Meta interventi che andrebbero direttamente a modificare il funzionamento di Instagram e Facebook.

Fra le richieste presentate figurano l’eliminazione dello scroll infinito, restrizioni sulle notifiche, limiti di tempo per gli utenti più giovani e sistemi più efficaci per verificare l’età di chi utilizza le piattaforme. Gli Stati chiedono inoltre che gli algoritmi destinati ai ragazzi vengano ripensati dando maggiore priorità al benessere dell’utente anziché alla capacità di generare interazioni e prolungare il tempo trascorso online.

Lo scroll senza fine, le notifiche che richiamano continuamente l’utente e i sistemi automatici che selezionano il contenuto più capace di mantenerlo davanti allo schermo non sono elementi marginali: rappresentano una parte essenziale del modello con cui le piattaforme costruiscono engagement e ricavi pubblicitari.

E i like? Cosa potrebbe succedere

Anche i like sono ormai entrati nel dibattito giudiziario americano.

Nel processo federale di Oakland, le richieste documentate finora riguardano soprattutto scroll infinito, notifiche, verifica dell’età, limiti di utilizzo e algoritmi. Non risulta invece tra le principali richieste riportate dalle fonti giudiziarie l’eliminazione generalizzata del numero dei like.

Qualcosa di molto vicino è però già successo in New Mexico. Il 6 agosto 2026, al termine di un altro procedimento contro Meta, un giudice ha imposto una serie di misure per i minori, tra cui la necessità del consenso dei genitori per rendere pubblici i like, oltre a restrizioni sulle notifiche e limiti di utilizzo. La decisione, che Meta intende impugnare, per ora vale nel New Mexico.

L’accusa: piattaforme progettate per creare dipendenza

L’origine della causa risale al 24 ottobre 2023, quando una coalizione bipartisan di procuratori generali avviò un’offensiva giudiziaria contro Meta dopo un’indagine nazionale iniziata nel 2021.

Secondo l’accusa, il modello economico dell’azienda avrebbe privilegiato la crescita del tempo trascorso sulle piattaforme, utilizzando caratteristiche considerate psicologicamente manipolative soprattutto nei confronti degli utenti più giovani.

Il procuratore generale della California Rob Bonta sintetizzò allora l’accusa con parole durissime:

“Meta ha danneggiato bambini e adolescenti, coltivando la dipendenza per aumentare i profitti aziendali”.

L’indagine aveva acquistato particolare forza dopo le rivelazioni dell’ex dipendente di Facebook Frances Haugen, che nel 2021 aveva consegnato documenti interni dell’azienda e testimoniato davanti al Senato americano. Secondo gli Stati, quei materiali dimostrerebbero che Meta conosceva da tempo alcuni dei rischi delle proprie piattaforme per gli adolescenti.

Meta respinge le accuse

La società contesta radicalmente questa ricostruzione. Meta sostiene di avere investito per anni nella protezione degli adolescenti, introducendo strumenti per i genitori, restrizioni agli account dei minorenni e nuove impostazioni di sicurezza. L’azienda afferma inoltre che gli Stati non avrebbero dimostrato concretamente né l’inganno dei consumatori né i danni attribuiti direttamente alle sue piattaforme.

La società ha definito le richieste economiche degli Stati sproporzionate e sostiene che la causa trasformi problemi complessi e comuni all’intero settore digitale in responsabilità specifiche di Meta.

Sarà proprio questo uno dei nodi centrali del processo: stabilire se caratteristiche come notifiche, raccomandazioni automatiche e scroll continuo siano semplicemente strumenti di un prodotto digitale oppure possano essere considerate scelte di progettazione deliberatamente addictive quando rivolte ai minori.

In gioco cifre gigantesche

Anche l’aspetto economico è fuori scala. In documenti depositati prima del processo, Meta ha sostenuto che il metodo di calcolo proposto dagli Stati potrebbe teoricamente portare a sanzioni fino a circa 1.400 miliardi di dollari, una cifra paragonabile al valore di mercato dell’intera società. I procuratori generali hanno successivamente indicato in aula valori potenzialmente più vicini ai 200 miliardi. L’ammontare effettivo, qualora Meta venisse condannata, dovrà comunque essere stabilito dal tribunale.

A decidere sarà il giudice, non la giuria

Anche il processo avrà una formula particolare. A Oakland è stata costituita una giuria di otto persone, ma il suo verdetto avrà solamente valore consultivo. La decisione finale spetterà alla giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers, che potrà seguire oppure discostarsi dalle conclusioni dei giurati.

Il procedimento dovrebbe durare diverse settimane e fra i testimoni attesi figurano due dei nomi più importanti della Silicon Valley: il fondatore e amministratore delegato di Meta Mark Zuckerberg e il responsabile di Instagram Adam Mosseri.

Meta e il business delle truffe: miliardi di dollari da pubblicità fraudolente
Mark Zuckerberg

Non è più un caso isolato

Il processo arriva inoltre dopo due sconfitte giudiziarie significative per Meta nel corso del 2026. A marzo una giuria di Los Angeles ha ritenuto Meta e YouTube responsabili dei danni subiti da una giovane donna che sosteneva di essere diventata dipendente dalle piattaforme durante l’infanzia.

Pochi mesi dopo è arrivata la sentenza del New Mexico, che tra risarcimenti e fondi destinati alla salute mentale dei giovani ha portato il conto complessivo a circa 942 milioni di dollari e, soprattutto, ha imposto modifiche concrete al funzionamento dei servizi destinati ai minori.

Negli Stati Uniti sono inoltre pendenti migliaia di altre cause promosse da famiglie, distretti scolastici ed enti pubblici contro Meta e altre piattaforme come TikTok, Snapchat e YouTube.

Se il tribunale imponesse davvero limiti allo scroll infinito, alle notifiche o agli algoritmi basati sull’engagement, il precedente potrebbe avere conseguenze ben oltre i confini americani. Per Instagram e Facebook significherebbe mettere in discussione alcuni dei meccanismi che hanno contribuito maggiormente al loro successo. E per milioni di utenti potrebbe voler dire scoprire, per la prima volta, come sarebbe un social progettato non per farci restare collegati il più a lungo possibile, ma anche per convincerci, ogni tanto, a chiudere l’app.