I Neet sono quasi dimezzati in dieci anni e la disoccupazione giovanile è molto lontana dai picchi del passato. Eppure, per un giovane italiano, il rischio di essere disoccupato resta quasi quattro volte quello di un adulto.
È il quadro che emerge dal nuovo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) sulle prospettive occupazionali delle nuove generazioni.
Neet quasi dimezzati
Il miglioramento più evidente riguarda i giovani che non lavorano e non studiano. In Italia la loro quota è passata dal 25,7% del 2015 al 13,3% nel 2025, la riduzione più consistente tra i Paesi dell’Unione europea.
Il dato resta però superiore alla media Ue, pari all’11%. L’obiettivo europeo è scendere al 9% entro il 2030.
Il problema è anche la qualità del lavoro
A pesare non è soltanto la difficoltà di trovare un impiego. Nel 2025 il 31,3% dei dipendenti italiani tra 15 e 29 anni lavorava con un contratto a termine. E tra i giovani part-time, il 61,4% dichiarava di non essere riuscito a trovare un lavoro a tempo pieno.
Resta inoltre il problema della sovraqualificazione: una parte significativa dei giovani laureati svolge mansioni per le quali il titolo di studio posseduto non sarebbe necessario.
Il rischio è che il primo ingresso nel mercato del lavoro avvenga attraverso occupazioni instabili, poco pagate o lontane dalle competenze acquisite.
Quasi 30 punti tra Nord e Sud
Il divario territoriale rimane enorme. Fra i 20-34enni che hanno terminato gli studi, il tasso di occupazione arriva all’81,4% al Nord, mentre nel Mezzogiorno si ferma al 54%: oltre 27 punti di differenza.
Resta anche il divario di genere: tra i giovani usciti dal sistema educativo lavora il 77,4% degli uomini contro il 61,9% delle donne. La distanza si riduce sensibilmente tra i laureati.
E molti laureati scelgono l’estero
Una delle conseguenze è la partenza dei giovani più qualificati. Fra il 2014 e il 2023 sono emigrati circa 367mila italiani tra 25 e 34 anni, dei quali quasi 146mila laureati. Considerando i rientri, il saldo è negativo per circa 97mila giovani con titolo universitario.
Il fenomeno è proseguito anche successivamente: secondo l’Istat, nel solo 2024 sono espatriati circa 25mila laureati italiani tra 25 e 34 anni, mentre i rientri sono stati poco più di 4mila.
A giugno disoccupazione giovanile al 18,4%
L’ultima fotografia congiunturale dell’Istat mostra che a giugno 2026 la disoccupazione complessiva italiana era al 5,7%, mentre quella dei 15-24enni raggiungeva il 18,4%.
Il dato mensile va interpretato con prudenza, perché riguarda soltanto i giovani che partecipano al mercato del lavoro e può oscillare sensibilmente. Ma conferma uno dei punti centrali del rapporto ILO: le nuove generazioni continuano a incontrare maggiori difficoltà degli adulti.
L’Italia ha fatto progressi importanti rispetto a dieci anni fa. Il problema si è però in parte spostato: non è più soltanto trovare un lavoro, ma trovarne uno abbastanza stabile, qualificato e remunerativo da convincere i giovani a costruire qui il proprio futuro