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Gli Usa contro Israele: “Azioni ripugnanti”, dopo l’assedio di coloni in Cisgiordania contro case palestinesi

All'interno delle case sono rimaste bloccate circa 15 persone, tra cui due bambini.

Gli Usa contro Israele: “Azioni ripugnanti”, dopo l’assedio di coloni in Cisgiordania contro case palestinesi

Per cinque notti tre famiglie palestinesi sono rimaste praticamente assediate nelle proprie abitazioni, con decine di coloni israeliani accampati davanti alle case, le strade di accesso bloccate e, secondo i residenti, acqua ed elettricità tagliate.

Quanto accaduto a Qusra, villaggio della Cisgiordania occupata a sud di Nablus, ha provocato una reazione insolitamente dura degli Stati Uniti. L’ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee ha definito gli autori dell’assedio “terroristi israeliani” e parlato di un “orribile atto di terrore” compiuto per intimidire e perseguitare le famiglie.

“Le azioni di coloro che hanno compiuto questo orribile atto di terrore sono ripugnanti“, ha tuonato Huckabee, spiegando che l’ambasciata americana si è messa in contatto con esercito e polizia israeliani perché intervenissero. In un’altra dichiarazione ha definito quanto accaduto “criminale”.

Cinque giorni chiusi nelle case

L’assedio è iniziato domenica 9 agosto 2026, quando decine di coloni sono arrivati alla periferia di Qusra e hanno occupato l’area davanti a tre abitazioni palestinesi, installando tende e impedendo agli abitanti di entrare e uscire.

Secondo le Nazioni Unite, all’interno delle case sono rimaste bloccate circa 15 persone, tra cui due bambini. In una delle abitazioni si trovavano Qusai Abu Rida e suo figlio adolescente. La casa appartiene al fratello, Loui Ridi, cittadino palestinese-americano che vive in Ohio e che ha seguito l’assedio attraverso le telecamere di sicurezza della proprietà.

Gli abitanti hanno denunciato lanci di pietre, danneggiamenti e insulti. Dopo l’interruzione dell’acqua potabile, una delle famiglie ha riferito di essere stata costretta a utilizzare l’acqua di un pozzo. Le linee idriche ed elettriche, una volta ripristinate, sarebbero state nuovamente interrotte dai coloni.

L’esercito israeliano: “Illegale e inaccettabile”

La vicenda non ha però contrapposto semplicemente Washington al governo israeliano.

Anche l’esercito israeliano ha condannato formalmente l’assedio, definendolo “illegale, riprovevole e inaccettabile”, e ha dichiarato Qusra zona militare chiusa.

Dopo alcuni tentativi falliti di allontanare i coloni, giovedì sono stati inviati nuovi reparti. L’Idf ha annunciato lo smantellamento di due avamposti illegali, uno a Qusra e uno in un villaggio vicino, e il fermo di almeno un israeliano.

La situazione resta però confusa. Il sindaco di Qusra Abdel Azim Wadi sostiene che alcuni coloni siano rimasti nella zona e che l’esercito abbia temporaneamente evacuato diverse abitazioni palestinesi per utilizzarle come postazioni militari. L’Idf ha invece precisato di avere ordinato ai soldati di consentire alle famiglie di restare nelle proprie case.

A rendere il caso ancora più delicato è un video nel quale alcuni uomini in uniforme israeliana appaiono mentre pregano insieme ai coloni in una delle tende erette davanti alle abitazioni. L’esercito ha annunciato provvedimenti disciplinari nei confronti del personale eventualmente coinvolto.

Perché la condanna americana è così significativa

Mike Huckabee è da anni uno dei politici americani più vicini al movimento degli insediamenti israeliani. L’amministrazione Donald Trump, all’inizio del secondo mandato, aveva inoltre cancellato le sanzioni introdotte dall’amministrazione Biden contro alcuni coloni accusati di violenze in Cisgiordania.

Che proprio Huckabee utilizzi ora la parola “terroristi” riferendosi a cittadini israeliani segna quindi un cambio di tono significativo, anche se non equivale a una rottura politica degli Stati Uniti con Israele.

Qusra, il villaggio diventato bersaglio

L’assedio non è un episodio isolato. Già ad aprile l’ufficio umanitario delle Nazioni Unite indicava Qusra come la comunità della Cisgiordania che nel 2026 aveva subito il maggior numero di attacchi da parte dei coloni. A marzo un abitante di 25 anni era stato ucciso da un riservista israeliano fuori servizio e altre otto persone erano rimaste ferite, secondo l’Onu.

A luglio, dopo uno scontro in un altro villaggio della zona costato la vita a due israeliani e quattro palestinesi, una moschea di Qusra era stata incendiata e sul muro era comparsa in ebraico la scritta “vendetta”.

Anche i dati provenienti dallo stesso apparato di sicurezza israeliano indicano una forte crescita del fenomeno. Secondo cifre riportate dalla televisione pubblica Kan, nel primo semestre del 2026 gli episodi di violenza nazionalista commessi da coloni estremisti sono stati 660, contro 405 nello stesso periodo del 2025: +63%. Le autorità di sicurezza israeliane classificano gli episodi più gravi di questo tipo come terrorismo.

Una Cisgiordania sempre più tesa

La pressione non riguarda soltanto Qusra. Pochi giorni fa l’esercito israeliano aveva trasformato anche Taybeh, storico villaggio cristiano della Cisgiordania, in zona militare chiusa agli israeliani non residenti proprio nel tentativo di fermare nuovi attacchi dei coloni.

La Cisgiordania ospita oggi circa 2,8 milioni di palestinesi e oltre 560.000 coloni israeliani, senza contare Gerusalemme Est. La maggior parte della comunità internazionale considera gli insediamenti contrari al diritto internazionale; Israele contesta questa interpretazione e il governo Netanyahu rivendica il legame storico e religioso del popolo ebraico con la regione.

Ed è proprio mentre esplodeva il caso Qusra che esponenti del governo israeliano celebravano altrove la ricostruzione di un insediamento evacuato nel 2005. Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato:

“L’era dei ritiri e delle espulsioni è finita. Inizia l’era della costruzione e del sionismo”.

Due immagini della stessa Cisgiordania, nello stesso giorno: da una parte il governo israeliano che rilancia la politica degli insediamenti, dall’altra il suo principale alleato che arriva a definire “terroristi” alcuni dei coloni protagonisti delle violenze.

È questa contraddizione, oltre all’assedio di tre case palestinesi, a rendere il caso Qusra politicamente molto più grande del piccolo villaggio nel quale è cominciato.