ostaggio dell'etna

L’aeroporto di Catania non ha riaperto ieri e rimarrà chiuso almeno fino alla prossima notte

Il caos voli dura da sabato: in quattro giorni cancellate più di 700 partenze

L’aeroporto di Catania non ha riaperto ieri e rimarrà chiuso almeno fino alla prossima notte

Doveva essere il giorno della ripartenza, si è trasformato nell’ennesimo rinvio. L’aeroporto Vincenzo Bellini di Catania-Fontanarossa resta ostaggio della cenere dell’Etna e, dopo quasi una settimana di aperture parziali, chiusure e cancellazioni, il ritorno alla normalità continua ad allontanarsi.

Mercoledì 12 agosto i voli avrebbero dovuto riprendere alle 11, ma il persistere delle emissioni di cenere ha costretto la SAC, la società che gestisce lo scalo, a prorogare prima lo stop fino alle 16 di oggi e poi, con un nuovo aggiornamento delle 21.30, fino alle 2 della notte tra il 13 e il 14 agosto. Ai passeggeri viene chiesto di non raggiungere l’aeroporto prima di aver verificato direttamente con la compagnia lo stato del proprio volo.

Più di 700 voli saltati in quattro giorni

I numeri danno la dimensione dell’emergenza. Tra l’8 e l’11 agosto sono saltati circa 700 voli, considerando partenze cancellate, mancati arrivi e collegamenti soppressi. Di questi, circa 400 erano voli in partenza; nella sola giornata del 12 agosto erano previste altre 52 cancellazioni.

È quindi più corretto parlare di oltre 700 voli complessivamente saltati, e non di 700 sole partenze. Secondo dati elaborati da Cirium, tra l’8 e l’11 era stato cancellato circa il 55% delle partenze previste da Catania, mentre quasi un terzo degli aerei programmati in arrivo non era riuscito ad atterrare.

Le stime riportate dalla stampa internazionale parlano ormai di circa 30.000 passeggeri coinvolti, in uno dei periodi di maggiore traffico turistico dell’intero anno.

Palermo, Comiso e Trapani sotto pressione

Una parte dei voli è stata trasferita sugli altri aeroporti siciliani. Più di 100 collegamenti sono stati dirottati su Comiso, almeno 22 su Trapani, mentre Palermo ha assorbito una quota crescente del traffico: lo scalo di Punta Raisi ha gestito complessivamente 190 voli originariamente destinati a Catania durante l’emergenza.

Ma spostare un volo a Palermo significa poi trasferire centinaia di passeggeri per oltre 200 chilometri verso la Sicilia orientale. La domanda improvvisa di autobus, taxi e auto a noleggio ha creato ulteriori difficoltà, con viaggiatori che hanno denunciato ore di attesa e problemi nel raggiungere Catania, Siracusa e le altre destinazioni.

Anche Comiso, utilizzato come valvola di sfogo di Fontanarossa, ha dovuto sospendere temporaneamente le operazioni martedì sera a causa della cenere, prima di tornare pienamente operativo.

Perché la cenere impedisce agli aerei di volare

Il problema non è la lava, che non minaccia direttamente l’aeroporto, ma la cenere vulcanica sospesa nell’atmosfera.

Le minuscole particelle possono entrare nei motori degli aerei, danneggiare compressori e turbine e, nelle situazioni più gravi, provocare una perdita di potenza. Possono inoltre ostruire sensori, abradere i parabrezza della cabina di pilotaggio e ridurre la visibilità. È per questo che l’aviazione civile tratta una nube di cenere come un rischio particolarmente serio.

L’INGV ha registrato nell’attuale fase eruttiva una forte attività del cratere Voragine, con attività stromboliana molto sostenuta arrivata fino alla formazione di fontane di lava. Il problema per Fontanarossa dipende però anche dal vento: basta che cambi direzione perché la nube venga trasportata sopra le rotte di avvicinamento allo scalo.

Ed è proprio questa combinazione tra attività dell’Etna e condizioni meteorologiche a rendere difficile stabilire in anticipo quando l’aeroporto potrà tornare stabilmente operativo.

La cenere è arrivata fino a Malta

La portata dell’eruzione è evidente anche a centinaia di chilometri di distanza. Martedì la nube di cenere ha raggiunto Malta, circa 220 chilometri più a sud, provocando almeno 19 cancellazioni e numerosi ritardi all’aeroporto internazionale dell’isola.

A Catania, invece, l’emergenza è diventata ormai una corsa contro il tempo: l’aeroporto è il principale scalo della Sicilia ed è il quinto aeroporto italiano per traffico passeggeri, proprio mentre sta entrando nel weekend di Ferragosto.

Il conto per il turismo può superare i 20 milioni

Alle code e ai voli perduti comincia ad aggiungersi il danno economico. Le prime stime del settore turistico indicano una perdita di spesa compresa fra 12 e 24 milioni di euro nei primi giorni dell’emergenza, tra arrivi cancellati, partenze anticipate, pernottamenti saltati e problemi nei trasferimenti.

La crisi ha riaperto anche una vecchia discussione sulla posizione dello scalo. Il ministro della Protezione civile ed ex presidente della Regione Nello Musumeci è intervenuto con una frase destinata a far discutere:

Ad essere fuori posto non è il vulcano, ma l’aeroporto“. Musumeci ha ricordato che già nel 1999 era stata avanzata l’ipotesi di una futura delocalizzazione di Fontanarossa.

Ora si guarda alle 2 del 14 agosto

La prossima scadenza ufficiale è dunque fissata alle 2 di venerdì 14 agosto, ma non rappresenta ancora una garanzia di riapertura. Tutto dipenderà dall’evoluzione dell’eruzione, dalla quantità di cenere presente nell’atmosfera e soprattutto dalla direzione dei venti.

È questo il vero problema per le migliaia di persone che aspettano di partire o rientrare in Sicilia: non esiste ancora un’ora certa per la fine dell’emergenza. Dopo oltre 700 voli saltati, aeroporti alternativi sotto pressione e decine di migliaia di viaggiatori coinvolti, Catania arriva così alla vigilia di Ferragosto con il proprio principale collegamento aereo ancora condizionato, minuto dopo minuto, dall’Etna.