È fissato per oggi, mercoledì 12 agosto 2026, nel carcere romano di Rebibbia, l’interrogatorio di garanzia di Valter Lavitola, arrestato nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. L’imprenditore è accusato dagli inquirenti di essere il presunto mandante dell’azione intimidatoria avvenuta nell’ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista. La Procura contesta anche l’aggravante del metodo mafioso.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’indagine ruota attorno ai rapporti tra Lavitola e Ranucci, alle comunicazioni intercorse tra i due e al possibile movente dell’attentato. Gli inquirenti ipotizzano che l’azione potesse essere collegata a un progetto di crescita della popolarità del conduttore televisivo e a possibili scenari politici futuri.
Le accuse e la linea difensiva di Lavitola
Lavitola, assistito dal suo legale, dovrà chiarire la propria posizione davanti al giudice per le indagini preliminari. L’interrogatorio rappresenta il primo passaggio dopo l’esecuzione della misura cautelare e potrebbe consentire alla difesa di contestare la ricostruzione accusatoria.
Dalle carte dell’inchiesta emergono anche messaggi nei quali Lavitola avrebbe prospettato a Ranucci un possibile ruolo politico di primo piano, con riferimenti a incarichi istituzionali. Per gli investigatori questi elementi sarebbero collegati al presunto movente; la valutazione definitiva spetterà comunque alla magistratura nel corso del procedimento.
Ranucci: “Sono vittima, non complice”
Sul fronte opposto, la difesa di Sigfrido Ranucci respinge ogni ricostruzione che possa mettere in dubbio il ruolo del giornalista. Il legale del conduttore di Report ha parlato di una persona “tre volte vittima”: dell’attentato, del presunto tradimento da parte di una persona considerata vicina e della successiva esposizione mediatica e politica.
Ranucci ha replicato alle critiche arrivate dal mondo politico sostenendo che la richiesta di una sua sospensione dalla conduzione della trasmissione rappresenterebbe una forma di pressione nei suoi confronti. La sua posizione è che il dibattito pubblico si stia spostando dall’accertamento delle responsabilità dell’attentato alla sua permanenza alla guida del programma.
Lo scontro politico sulla sospensione da Report
Il caso è diventato anche un terreno di confronto politico. Il ministro Matteo Salvini ha chiesto una pausa per Ranucci alla guida di Report, sostenendo la necessità di chiarire i rapporti emersi nell’inchiesta.
Di segno opposto le reazioni di alcuni esponenti dell’opposizione, che hanno definito l’ipotesi di sospensione una possibile ritorsione nei confronti del giornalista investigativo. Al centro del confronto resta il ruolo della Rai e il rispetto dell’autonomia editoriale della trasmissione.
Fra le critiche più dure alla possibilità di una sospensione dalla guida di Report arriva anche quella dell’area ambientalista, che parla del rischio di una scelta interpretata come una ritorsione nei confronti di un giornalista impegnato da anni nelle inchieste del programma.
“Sulla vicenda Ranucci bisogna fermare il fango e tornare ai fatti. L’ordinanza che ha disposto la custodia cautelare per Lavitola e Clesio conferma che Sigfrido Ranucci è la vittima di un attentato e precisa che non è emerso alcun elemento che possa far ipotizzare un suo coinvolgimento o una sua consapevolezza”.
Così in una nota Angelo Bonelli parlamentare di AVS e co-portavoce di Europa Verde.
“Le inchieste di Report hanno diffuso notizie vere e documentate e non esiste alcuna sentenza che affermi il contrario. Utilizzare questa vicenda per sospendere le repliche della trasmissione o allontanare Ranucci dalla conduzione sarebbe una gravissima ritorsione contro un giornalista scomodo e contro il giornalismo d’inchiesta. La Rai difenda la libertà e l’autonomia dell’informazione, invece di prestarsi a operazioni punitive. Su questo non resteremo in silenzio”, conclude Bonelli.
Secondo questa lettura, il dibattito pubblico avrebbe spostato l’attenzione dall’attentato subito dal conduttore e dall’accertamento delle responsabilità giudiziarie ai rapporti personali emersi nell’inchiesta su Valter Lavitola. La posizione di chi difende Ranucci è che il giornalista debba essere considerato una vittima dell’azione intimidatoria e non il destinatario di conseguenze professionali prima della conclusione degli accertamenti
Il ruolo del Comitato Etico Rai
Parallelamente all’inchiesta giudiziaria, la vicenda coinvolge anche gli organismi interni della Rai. Il Comitato Etico dell’azienda è chiamato a valutare eventuali profili legati al codice di condotta e ai rapporti personali emersi dall’indagine.
La decisione sull’eventuale sospensione o su altri provvedimenti resta quindi distinta dal procedimento penale: da una parte l’accertamento delle responsabilità giudiziarie, dall’altra le valutazioni interne dell’azienda televisiva.