La prima emergenza di Ceuta si è ridimensionata, ma per i servizi di sicurezza il pericolo non è ancora passato. Un dossier di intelligence arrivato a Palazzo Chigi ipotizza un nuovo tentativo coordinato di ingresso nell’enclave spagnola tra il 10 e il 15 agosto, con numeri potenzialmente molto elevati.

Lo scenario più grave prevede l’arrivo di 30.000-50.000 persone nell’arco di 48 ore. È questa valutazione, riportata nelle ultime ore anche dall’ANSA e anticipata dal servizio del TG1 diffuso sui social, ad avere convinto il governo italiano a non allentare per ora i controlli sui collegamenti dalla Spagna.
Il tam tam passa da TikTok, Facebook e WhatsApp
A preoccupare l’intelligence è soprattutto il modo in cui starebbe prendendo forma la nuova mobilitazione. Nei gruppi social e nelle chat monitorate circolano inviti a tentare un nuovo attraversamento proprio nei giorni che precedono Ferragosto. Alcuni messaggi avrebbero persino suggerito di anticipare l’azione rispetto alla data inizialmente indicata del 15 agosto.
I collegamenti tra account TikTok, gruppi Facebook e chat WhatsApp coinvolgerebbero numeri telefonici riconducibili non soltanto al Marocco, ma anche a Egitto, Algeria, Tunisia, Libia, Senegal e Stati Uniti. Secondo il dossier esisterebbero segnali di una possibile “regia” della campagna, ma al momento non è stato identificato un soggetto preciso a cui attribuirla. Alcuni gruppi sarebbero utilizzati anche da reti di trafficanti.
Dopo i 72.000 ingressi di fine luglio
Il timore nasce dalla dimensione senza precedenti della crisi del 30 luglio, quando circa 72.000 persone entrarono a Ceuta dal Marocco in poche ore, via terra e soprattutto via mare. Secondo il governo spagnolo, nei giorni successivi circa 70.000 sarebbero tornate o sarebbero state rimpatriate in Marocco.
Sui numeri delle persone ancora presenti nell’enclave esiste però una forte divergenza. Madrid ha indicato circa 2.500 presenze residue, mentre il presidente della città autonoma Juan Jesús Vivas sostiene che i dati locali collochino il numero reale tra 8.000 e 11.000. Vivas ritiene quindi che la situazione non possa ancora essere considerata normalizzata.
Roma: controlli almeno fino al 15 agosto
Da sabato 1° agosto l’Italia ha reintrodotto i controlli alle frontiere aeree e marittime interne con la Spagna. La misura riguarda soprattutto i cittadini di Paesi terzi provenienti dal territorio spagnolo; il governo ha chiarito che non intende limitare la normale circolazione dei cittadini italiani, spagnoli o degli altri Paesi dell’Unione.
Antonio Tajani ha ribadito il 9 e 10 agosto che “rischio terrorismo” e immigrazione clandestina non possono ancora essere sottovalutati e che i controlli resteranno almeno fino al 15 agosto. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha indicato Ferragosto come il primo momento utile per valutare un’eventuale revoca.
Tecnicamente, parlare di “sospensione di Schengen” è una semplificazione: l’Italia non è uscita dall’area Schengen, ma ha reintrodotto temporaneamente i controlli su specifiche frontiere interne, una possibilità prevista dal Codice frontiere Schengen in caso di grave minaccia alla sicurezza o all’ordine pubblico.
C’è inoltre una differenza tra il termine politico indicato dal governo e quello formale notificato a Bruxelles. Nella banca dati della Commissione europea, l’Italia ha comunicato la reintroduzione dei controlli dal 1° agosto al 1° settembre 2026, motivandola con gli ingressi su larga scala a Ceuta e con il rischio di successivi movimenti all’interno dell’area Schengen.
Ferragosto rappresenta quindi il momento nel quale Roma deciderà se esistono le condizioni per anticipare la fine della misura. Se l’allarme rientrerà, i controlli potranno essere revocati prima della scadenza notificata a Bruxelles.
Madrid risponde all’Italia
Lo scontro politico con la Spagna nel frattempo si è irrigidito. Dopo avere chiesto senza successo a Roma di revocare i controlli, Madrid ha introdotto dall’8 agosto verifiche reciproche sui passeggeri provenienti dall’Italia, previste al momento fino al 7 settembre.
Nel primo giorno sono state controllate 199 persone su 12 voli provenienti dall’Italia e diretti agli aeroporti di Madrid, Barcellona, Siviglia, Bilbao, Alicante e Valencia. La misura spagnola riguarda voli e collegamenti marittimi ed è stata presentata come risposta diretta alla decisione italiana.
🇪🇸 Spagna | Assistenza consolare per i cittadini italiani
A seguito della misura di ritorsione del Governo Sanchez di ripristinare i controlli alle frontiere interne per i viaggiatori provenienti dall’Italia, la #Farnesina ha rafforzato l’assistenza ai connazionali presenti in… pic.twitter.com/rsS2gMr7yp
— Farnesina 🇮🇹 (@ItalyMFA) August 8, 2026
Ceuta resta fuori da Schengen, ma il problema sono i movimenti successivi
Un elemento spesso trascurato è che Ceuta non appartiene pienamente allo spazio Schengen e l’ingresso nell’enclave non equivale automaticamente alla possibilità di raggiungere liberamente il resto d’Europa.
Roma sostiene però che il problema sia successivo: una parte dei migranti non marocchini che non possono essere immediatamente rimpatriati potrebbe raggiungere la Spagna continentale e iniziare da lì un movimento secondario verso altri Paesi europei. È questa eventualità che il governo italiano indica come giustificazione dei controlli.
Ferragosto diventa il giorno decisivo
La data da osservare è quindi il 15 agosto. Se l’appello che circola sui social non produrrà una nuova mobilitazione e le autorità spagnole riusciranno a stabilizzare definitivamente Ceuta, Roma potrebbe iniziare a ritirare i controlli.
Se invece dovesse verificarsi un secondo ingresso coordinato nell’ordine delle decine di migliaia di persone, la crisi cambierebbe nuovamente dimensione e renderebbe probabile un prolungamento delle misure.
Per questo, a dieci giorni dal primo assalto alla frontiera, Ceuta resta una crisi aperta: non tanto per ciò che sta accadendo oggi sulle spiagge dell’enclave, quanto per ciò che intelligence e governi europei temono possa accadere nelle prossime cinque giornate.