Medio Oriente

Iran-Usa: guida suprema Mojtaba Khamenei in fin di vita, resta lo stallo su Hormuz

Fonti vicine al governo parlano di condizioni estremamente critiche, intanto Teheran e Washington restano lontane da un accordo

Iran-Usa: guida suprema Mojtaba Khamenei in fin di vita, resta lo stallo su Hormuz

Le condizioni di Mojtaba Khamenei tornano al centro delle tensioni che attraversano l’Iran. La Guida suprema, mai comparsa pubblicamente dalla sua elezione a marzo, sarebbe gravemente malata e potrebbe essere vicina alla morte secondo alcune fonti anonime citate da IranWire.

Iran, Khamenei sarebbe in condizioni critiche

Mojtaba Khamenei, figlio dell’ex Guida suprema Ali Khamenei e attuale leader della Repubblica islamica, sarebbe in condizioni di salute estremamente gravi. A riferirlo è IranWire, che cita due fonti anonime considerate vicine all’amministrazione del presidente iraniano Masoud Pezeshkian.

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Mojtaba Khamenei

Secondo le testimonianze raccolte dal sito, ai vertici del potere iraniano circolerebbero indiscrezioni secondo cui Khamenei potrebbe morire “da un momento all’altro”. Una delle fonti avrebbe addirittura sostenuto che non sarebbe sorprendente ricevere presto l’annuncio della sua morte.

Le informazioni, al momento, non risultano confermate ufficialmente dalle autorità iraniane. Il mistero è alimentato anche dalla quasi totale assenza pubblica della Guida suprema, che dal momento della sua elezione non ha tenuto discorsi trasmessi direttamente né è apparso davanti alle telecamere.

Il mistero sulla Guida suprema

Mojtaba Khamenei era stato scelto il 9 marzo scorso per succedere al padre Ali, morto il 28 febbraio durante gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele.

Da allora nessun esponente di primo piano della nomenclatura iraniana avrebbe avuto un incontro diretto con lui. Anche i messaggi attribuiti alla Guida suprema sarebbero stati diffusi per iscritto oppure attraverso registrazioni, senza una sua apparizione pubblica.

A rendere ancora più fitto il mistero è stata una dichiarazione dello stesso presidente Pezeshkian. Durante un’intervista alla televisione di Stato, il presidente ha ammesso che al momento parlare con Khamenei “è molto difficile”.

Secondo le ricostruzioni riportate dai media, Khamenei sarebbe rimasto gravemente ferito e sfigurato al volto nell’attacco in cui era morto il padre. Da quel momento, per ragioni di sicurezza, sarebbe stata mantenuta lontana dalle apparizioni pubbliche.

Trump: “Iran vuole trovare un accordo”

Sul fronte internazionale resta aperto il confronto con gli Stati Uniti. Donald Trump è tornato a parlare della situazione, sostenendo che Teheran sarebbe interessata a raggiungere un’intesa.

“È evidente che non vogliono essere colpiti. Vogliono trovare un accordo. Staremo a vedere“, ha affermato il presidente americano, aggiungendo che un annuncio relativo all’accordo su Hormuz potrebbe arrivare a breve.

Trump ha inoltre previsto una conclusione relativamente rapida del conflitto, sostenendo che l’Iran non sarebbe in grado di resistere ancora a lungo. Da Teheran è arrivata una risposta durissima: le autorità iraniane hanno accusato il presidente americano di minacciare nuovi attacchi per poi fare successivamente marcia indietro.

Secondo il Wall Street Journal, lo stesso Trump sarebbe sempre più frustrato dalla difficoltà di individuare una soluzione capace di spingere l’Iran a interrompere il programma nucleare e porre fine al conflitto.

Il nodo dello Stretto di Hormuz

Resta quindi ancora da capire quale sarà il contenuto dell’eventuale accordo sullo Stretto di Hormuz. Una proposta sarebbe attualmente all’esame del Parlamento iraniano e prevederebbe per Teheran la possibilità di incassare tariffe legate alla navigazione, alla supervisione, alla gestione e alla sicurezza del traffico marittimo.

Il progetto stabilirebbe inoltre una priorità per i pagamenti effettuati nella valuta nazionale iraniana e impedirebbe l’accesso allo Stretto a entità ostili all’Iran e ai suoi alleati regionali.

Proprio quest’ultima clausola potrebbe rappresentare uno dei principali ostacoli a un’intesa, soprattutto per le possibili reazioni degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita.

Iran e Oman, ipotesi di riapertura temporanea

Nel frattempo, alcuni media iraniani hanno riferito di un’intesa tra Iran e Oman per consentire una riapertura temporanea dello Stretto di Hormuz.

La notizia si inserisce nel quadro dei contatti diplomatici che stanno cercando di evitare un’ulteriore escalation e di garantire la continuità del traffico attraverso uno dei principali snodi strategici per il commercio energetico mondiale.

La situazione resta però fluida e non è ancora chiaro se l’ipotesi di accordo possa trasformarsi in un’intesa stabile tra Teheran e Washington.

Patto di difesa tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan

Mentre Iran e Stati Uniti restano impegnati nel difficile confronto, l’Arabia Saudita ha ospitato a Gedda un vertice con Turchia e Pakistan che ha portato alla firma di un nuovo accordo di mutua difesa.

L’intesa è stata sottoscritta dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. Secondo il ministero degli Esteri di Islamabad, il principio centrale prevede che un’aggressione armata contro uno dei tre Paesi venga considerata un attacco rivolto contro tutti.

Un meccanismo che richiama, almeno nella sua impostazione, l’articolo 5 della Nato. Teheran ha reagito mettendo in dubbio l’efficacia dell’accordo e avvertendo che il nuovo patto non sarebbe sufficiente a garantire la sicurezza dell’Arabia Saudita.