Nuovo capitolo di tensione tra Italia e Svizzera sulla strage di Crans-Montana, il rogo di Capodanno costato la vita a sei giovani italiani e ad altre 14 persone rimaste ferite.
La Procura del Cantone del Vallese ha respinto la richiesta dello Stato italiano di costituirsi parte civile nell’inchiesta sul disastro. La decisione, contenuta negli atti dell’indagine depositati nei giorni scorsi, è stata comunicata il 23 luglio all’avvocato ginevrino Romain Jordan, incaricato di rappresentare il governo italiano.
Contro il provvedimento Roma ha già presentato ricorso, come confermato dall’avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri, che ha contestato “tutte le prospettazioni del giudice“.
Le motivazioni svizzere
Secondo i magistrati del Vallese, né la cittadinanza italiana di molte delle vittime né le spese sostenute dallo Stato italiano per assistere i propri connazionali coinvolti nella tragedia sarebbero elementi sufficienti per riconoscere all’Italia il ruolo di parte lesa.
Le procuratrici svizzere Catherine Seppey, titolare dell’inchiesta, e Victoria Roth hanno sostenuto che “affinché la qualità di danneggiato sia riconosciuta allo Stato, non basta che quest’ultimo sia colpito dal reato negli interessi pubblici che ha il compito di difendere o promuovere“.
Secondo la ricostruzione della Procura, lo Stato dovrebbe invece essere coinvolto in modo diretto nei propri diritti personali, come avverrebbe per un soggetto privato.
La risposta italiana
La Farnesina ha espresso una posizione netta, definendo le motivazioni svizzere “non condivise” e ritenendole “superate anche alla luce della giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo“.
Il Governo italiano aveva depositato la richiesta di costituzione di parte civile il 29 aprile 2026, su iniziativa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dell’Avvocatura generale dello Stato.
Alla base della richiesta c’era la convinzione che la tragedia avesse provocato un “danno diretto” al patrimonio dello Stato, a causa delle risorse impiegate dal Servizio nazionale della Protezione civile per garantire assistenza medica, psicologica e logistica ai cittadini italiani coinvolti.
L’inchiesta sul rogo
L’indagine condotta dalla Procura di Sion riguarda la strage avvenuta nel locale Constellation di Crans-Montana, nella quale sono morte complessivamente 41 persone e altre 115 sono rimaste ferite.

Al momento risultano 15 persone indagate, tra cui Jacques e Jessica Moretti, proprietari del locale, e Nicolas Féraud, sindaco di Crans-Montana.
Le ipotesi di reato contestate sono incendio, lesioni aggravate e omicidio colposo.
Rapporti Italia-Svizzera
Come riferito dall’Ansa, il nuovo scontro giudiziario rischia di raffreddare ulteriormente i rapporti tra Roma e Berna, già messi alla prova nei mesi successivi alla tragedia.
A fine gennaio l’Italia aveva richiamato temporaneamente l’ambasciatore a Berna Gian Lorenzo Cornado dopo la scarcerazione di Jacques Moretti, proprietario del locale coinvolto nell’incendio.
A marzo le relazioni tra i due Paesi erano state nuovamente complicate dalla vicenda delle fatture sanitarie inviate ad alcune famiglie italiane dei ragazzi feriti, con costi molto elevati per le cure ricevute all’ospedale di Sion.
Nonostante le tensioni, la collaborazione giudiziaria è proseguita attraverso procedure di rogatoria internazionale, consentendo alla Procura di Roma, che ha aperto un’inchiesta parallela sulla strage, di mantenere un canale operativo con gli investigatori svizzeri e di condividere elementi raccolti durante le indagini.