Iran e Oman hanno raggiunto un’intesa sulle nuove rotte di transito per le navi nello Stretto di Hormuz, una delle aree strategiche più importanti per il commercio mondiale e per il trasporto energetico.
L’accordo non rappresenta ancora una riapertura definitiva dello stretto né elimina automaticamente i rischi per la navigazione, ma viene considerato un possibile primo passo verso una fase di tregua.
“Le coordinate geografiche sono state approvate”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei, spiegando che Teheran e Muscat stanno lavorando a una “dichiarazione congiunta”.
Il ruolo degli USA
L’Iran ha però avvertito che il processo potrebbe essere ostacolato da interventi esterni.
Il riferimento di Teheran è agli Stati Uniti, accusati di mantenere un atteggiamento aggressivo nei confronti dell’Iran e dei suoi interessi.
Secondo fonti iraniane citate dall’emittente statale Irib, lo Stretto di Hormuz resterà chiuso fino a quando non cambierà quello che viene definito il comportamento di Washington.
“Non stiamo negoziando con gli Stati Uniti su Hormuz, ma solo con l’Oman”, ha dichiarato il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi.
Ipotesi tregua 60 giorni
Secondo quanto riportato da Axios, l’intesa tra Iran e Oman potrebbe includere anche un piano per un cessate il fuoco della durata di 60 giorni.
Tra le misure previste ci sarebbe un programma di 30 giorni per la bonifica dello Stretto e la rimozione delle mine presenti nella corsia centrale.
Per i primi due mesi sarebbe inoltre prevista una “tassa di servizio” destinata a coprire i costi legati alla sicurezza delle navi, alla protezione del personale e alla tutela dell’ambiente marino.
Al termine dei 60 giorni l’Iran punta a introdurre pedaggi e tariffe obbligatorie per le navi mercantili e le petroliere, un’ipotesi contestata dall’amministrazione americana.
Teheran sostiene che l’accordo sia esclusivamente bilaterale con l’Oman e non richieda l’approvazione degli Stati Uniti. L’intesa dovrà comunque essere approvata dalla guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei prima di diventare operativa.
Le scorte USA sotto pressione
La crisi nello Stretto di Hormuz si intreccia con le preoccupazioni interne agli Stati Uniti sulle risorse militari disponibili.
Secondo un rapporto della CNN, il conflitto con l’Iran avrebbe ridotto significativamente alcune scorte strategiche del Pentagono.
L’analisi sostiene che Washington avrebbe utilizzato quasi l’80% degli intercettori THAAD e circa la metà dei sistemi Patriot disponibili prima dell’inizio delle ostilità.
Timori per il conflitto
La riduzione delle scorte avrebbe aumentato le preoccupazioni tra alcuni consiglieri di Trump e tra gli alleati del Golfo, preoccupati della propria capacità di difesa in caso di nuove rappresaglie iraniane.
Secondo la ricostruzione della CNN, la situazione avrebbe contribuito alla decisione di ridimensionare una vasta operazione militare prevista nei giorni precedenti.
Il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha respinto con durezza il rapporto.
“Non è vero, vergognatevi”, ha dichiarato replicando alle informazioni sulle riserve militari americane.
Hegseth sta inoltre affrontando difficoltà politiche al Congresso per l’approvazione di un bilancio della Difesa da 1.500 miliardi di dollari, una cifra record contestata anche da una parte dei rappresentanti repubblicani.