L’Italia si prepara a chiedere all’Unione europea nuovi margini di flessibilità per finanziare gli interventi sulla sicurezza energetica e sulla difesa. Il Governo Meloni punta a utilizzare fino allo 0,6% del Pil per l’energia e lo 0,9% per la difesa, senza ricorrere all’intero plafond previsto dalle regole europee.
A illustrarlo alla Camera è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (in copertina: immagine di repertorio), intervenuto sulle procedure per l’attivazione delle clausole di salvaguardia nazionale. La richiesta dovrà essere presentata alla Commissione europea entro la metà di agosto e potrebbe ricevere il via libera definitivo durante la riunione dell’Ecofin prevista a ottobre.
Le risorse per energia
Sul fronte della sicurezza energetica, il Governo intende chiedere all’Unione europea l’utilizzo del massimo margine disponibile.
“Sicuramente chiederemo tutto il massimo della sicurezza energetica, cioè lo 0,3% più 0,3%, uguale 0,6%”.
La clausola originaria prevedeva una flessibilità fino all’1,5% del Pil annuo per le spese legate alla difesa. Le nuove regole consentono però di destinare una quota dello 0,3% all’anno, fino a un massimo complessivo dello 0,6%, anche agli investimenti per la sicurezza energetica.
Le risorse dovranno essere destinate a interventi strutturali. Restano escluse le misure temporanee pensate per attenuare gli effetti immediati della crisi, come i tagli alle accise o i sussidi diretti e indiretti al settore privato che non producono un miglioramento permanente del sistema energetico.
Difesa, limite allo 0,9%
Per le spese militari l’Italia non intende utilizzare l’intero margine previsto dalla clausola europea.
“Sulla parte difesa invece non prenderemo il massimo e ci fermeremo allo 0,9%”.
La scelta punta a garantire nuovi spazi di investimento mantenendo allo stesso tempo un equilibrio con gli obiettivi di finanza pubblica e con il percorso di riduzione del deficit.
La richiesta entro agosto, via libera atteso a ottobre
La Commissione europea ha chiesto agli Stati membri interessati di presentare la domanda per l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale entro la metà di agosto 2026.
La richiesta dovrà contenere un elenco preliminare degli interventi previsti e una prima stima dei costi.
L’esame delle domande è previsto nel mese di settembre. La Commissione potrà quindi raccomandarne l’approvazione al Consiglio dell’Unione europea. Il passaggio decisivo potrebbe arrivare durante la riunione dell’Ecofin in programma a ottobre.
Dopo l’eventuale raccomandazione del Consiglio, il Governo potrà avviare la procedura nazionale necessaria per definire l’entità delle risorse utilizzabili e gli interventi da finanziare.
Il percorso dovrebbe avvenire in modo analogo a quanto previsto dall’articolo 6 della legge n. 243 del 2012, attraverso il ricorso al cosiddetto scostamento di bilancio. Il Parlamento sarà chiamato a esprimersi sulla possibilità di modificare il percorso della spesa netta previsto dal Piano strutturale di bilancio.
Controlli due volte l’anno
Gli Stati che attiveranno la clausola dovranno fornire alla Commissione europea informazioni aggiornate sull’attuazione degli interventi due volte l’anno.
Le comunicazioni dovranno essere trasmesse entro il 15 aprile e il 15 ottobre, in coincidenza con i principali aggiornamenti dei documenti di finanza pubblica.
Il monitoraggio sarà articolato in due fasi. La prima servirà a verificare se eventuali scostamenti rispetto al percorso della spesa netta siano riconducibili all’aumento delle spese per la difesa.
Se tali spese non saranno sufficienti a giustificare gli scostamenti, la Commissione valuterà se siano stati determinati dall’utilizzo dei margini destinati alla sicurezza energetica.
Il nodo del deficit
Giorgetti ha evidenziato che l’attivazione delle clausole non elimina l’impatto delle nuove spese sul deficit pubblico.
Gli interventi finanziati attraverso la flessibilità europea potranno essere considerati nel monitoraggio della spesa netta, ma continueranno a incidere sul saldo di bilancio.
Il ministro ha ricordato che il deficit resta un indicatore centrale per l’Italia, soprattutto in relazione alla procedura europea per disavanzo eccessivo.
Se la procedura non dovesse essere chiusa anticipatamente, un eventuale ritorno del deficit sopra la soglia del 3% potrebbe comportare la permanenza dell’Italia nel percorso di sorveglianza, anche nel caso in cui l’aumento fosse legato a spese ammesse dalla clausola.
Dati attesi a settembre
Per definire il piano in modo completo sarà necessario attendere i nuovi dati sull’andamento dei conti pubblici.
Le informazioni aggiornate non saranno disponibili prima della fine di settembre e serviranno a valutare la compatibilità degli interventi con i vincoli di finanza pubblica.
“Dalla sua evoluzione dipendono gli sviluppi della procedura per deficit eccessivo”, ha sottolineato Giorgetti riferendosi al deficit.
Risorse nella Manovra
La ripartizione delle risorse tra i diversi esercizi finanziari sarà definita con la prossima legge di Bilancio.
Gli interventi saranno predisposti dopo l’approvazione della risoluzione sullo scostamento e dopo l’eventuale autorizzazione europea all’utilizzo della clausola.
“Solo in quel momento il Parlamento delibererà il cosiddetto scostamento di bilancio”, ha spiegato il ministro.
Giorgetti ha aggiunto che il Governo ha scelto di coinvolgere il Parlamento fin dall’inizio, nonostante il nuovo quadro contabile non sia ancora stato recepito integralmente nella normativa nazionale.