Festival Economy

Turismo italiano spinto anche dai concerti: generano fino a 11 milioni di pernottamenti

L'analisi di Unicusano: il settore ha un impatto economico complessivo stimato in 4,3 miliardi di euro

Turismo italiano spinto anche dai concerti: generano fino a 11 milioni di pernottamenti

La musica dal vivo non è più soltanto una forma di intrattenimento, ma una vera leva turistica capace di influenzare spostamenti, prenotazioni e consumi. Concerti e grandi festival stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nell’economia dei territori, trasformandosi in destinazioni culturali e generando ricadute che vanno ben oltre la vendita dei biglietti (in copertina: immagine di repertorio realizzata con l’intelligenza artificiale).

È il fenomeno della “festival economy”, analizzato in una nuova infografica di Unicusano, che mette in evidenza l’impatto economico, turistico e sociale dei grandi eventi musicali, ma anche le criticità legate alla crescente concentrazione del mercato attorno ai principali artisti.

Il concerto diventa viaggio

Nel 2026 otto italiani su dieci dichiarano di essere disposti a spostarsi per assistere al concerto del proprio artista preferito. Il live diventa così il punto di partenza per organizzare un viaggio: dopo l’acquisto del biglietto arrivano la scelta della destinazione, la prenotazione dell’hotel e la pianificazione degli spostamenti.

Secondo i dati riportati nell’analisi, il settore genera oltre 11 milioni di pernottamenti e un impatto economico complessivo stimato in 4,3 miliardi di euro.

Una ricerca di AssoConcerti, condotta su 42 concerti e oltre 19mila interviste, evidenzia che per il 93-95% degli spettatori il live rappresenta la principale motivazione del viaggio. Il concerto, quindi, non è più un’attività che completa una vacanza, ma l’evento che la mette in moto.

L’indotto oltre il biglietto

Il valore economico della musica dal vivo supera ampiamente quello prodotto dal botteghino. Nel 2025 pop, rock e musica leggera hanno generato 1,089 miliardi di euro nelle venue, ma ogni euro speso per assistere a un concerto ha attivato quasi altri tre euro nell’economia collegata.

A beneficiare dei grandi eventi sono soprattutto strutture ricettive, ristoranti, trasporti, negozi e servizi. Le ricadute, inoltre, cambiano in base all’artista e alla capacità di attirare pubblico da altre regioni o dall’estero.

Taylor Swift, per esempio, ha richiamato a Milano il 77% di spettatori provenienti da fuori Lombardia e il 30% dall’estero. I concerti dei Coldplay hanno prodotto a Roma un impatto economico stimato in 111 milioni di euro, mentre per gli spettacoli di David Gilmour la spesa media dei partecipanti si è avvicinata agli 827 euro.

I grandi tour italiani

Anche gli artisti italiani contribuiscono alla trasformazione dei concerti in esperienze capaci di muovere flussi turistici e generare valore per le destinazioni.

Nel 2025 Jovanotti ha registrato 54 serate sold out e 591.123 spettatori. Nel 2026 il “Jova Summer Party” attraversa sette località italiane, collegando la musica dal vivo alla valorizzazione di territori e destinazioni turistiche.

I grandi tour diventano così eventi diffusi, capaci di distribuire pubblico, consumi e visibilità in più aree del Paese.

Il caso Ultimo

Uno degli esempi più rilevanti è il concerto di Ultimo a Tor Vergata. L’evento ha richiamato circa 250mila spettatori, generando un incasso stimato in 16 milioni di euro e un impatto economico complessivo di circa 90 milioni.

Per una notte l’area di Roma si è trasformata in una città temporanea, con il potenziamento di trasporti, reti, servizi di sicurezza e personale. Alcuni fan hanno inoltre scelto di campeggiare per dieci giorni in attesa dello spettacolo.

Ma il valore del grande live non è soltanto economico. Una frase raccolta tra il pubblico, “Siamo qui perché ci sentiamo meno soli”, mette in luce la dimensione sociale dell’esperienza: il concerto diventa un luogo di appartenenza, il viaggio assume la forma di un pellegrinaggio laico e la folla si trasforma in una comunità temporanea.

La crescita dei grandi eventi musicali ha modificato anche il modo in cui il pubblico vive lo spettacolo.

A Tor Vergata, molti spettatori hanno seguito Ultimo soprattutto attraverso 18 maxischermi e circa 2.500 metri quadrati di LED. Il concerto resta un’esperienza dal vivo, ma viene sempre più costruito attraverso telecamere, regia, sistemi audio e grandi superfici video.

Anche lo smartphone è diventato parte integrante dell’evento. Il pubblico registra, fotografa e condivide sui social, trasformando la partecipazione in un’esperienza da raccontare e rendere visibile. Non basta più esserci: cresce il bisogno di poter dimostrare e condividere la propria presenza.

Il mercato si concentra

La crescita della festival economy presenta anche alcune criticità. Appena lo 0,4% degli eventi pop e rock concentra il 35,6% della spesa complessiva.

Il peso dei grandi artisti, insieme all’aumento dei prezzi dei biglietti, dei costi di viaggio e delle formule premium, rischia di rendere i mega-concerti un’esperienza accessibile solo in determinate occasioni.

Il fenomeno non provoca automaticamente la crisi dei club e dei piccoli locali, ma può contribuire alla formazione di un mercato “a clessidra”: pochi grandi headliner concentrati nella fascia alta, spazi indipendenti più fragili alla base e un numero ridotto di opportunità nella fascia intermedia.