Quella iniziata come una crescente pressione migratoria lungo la costa marocchina si è trasformata, nella giornata di giovedì 30 luglio 2026, nella più grave crisi di frontiera mai affrontata dalla città autonoma spagnola di Ceuta.
Secondo una prima stima comunicata stamane dal ministero dell’Interno spagnolo, circa 49.000 persone sarebbero entrate nel territorio nelle precedenti 24 ore, via mare e attraverso i passaggi terrestri al confine con il Marocco. El País riferisce una valutazione ancora provvisoria superiore a 40.000 ingressi, con alcune fonti delle forze di sicurezza che avvicinano il totale a 50.000.
🔴 #URGENTE | INVASIÓN EN CEUTA
Avalanchas de marroquíes saltan la valla de Ceuta y entran ilegalmente en territorio español sin ningún control. pic.twitter.com/KQQYrnCKSO
— Vito Quiles 🇪🇸 (@vitoquiles) July 30, 2026
Le cifre dovranno essere consolidate ma la loro dimensione resta comunque eccezionale: Ceuta conta circa 83.600 abitanti e l’arrivo stimato nell’arco di una sola giornata equivale a oltre metà della popolazione residente.
A nuoto intorno al Tarajal
Gli attraversamenti sono avvenuti soprattutto lungo il confine meridionale del Tarajal, dove la barriera terrestre tra Spagna e Marocco prosegue in mare attraverso un frangiflutti.
Migliaia di persone hanno raggiunto la costa spagnola a nuoto, utilizzando salvagenti, camere d’aria e pinne. Altre hanno superato cancelli e recinzioni oppure approfittato della pressione esercitata contemporaneamente su più punti della frontiera. Tra gli arrivati sono stati segnalati giovani, famiglie con bambini, donne e numerosi minori non accompagnati.
Esta invasión no se permitiría en China, ni en Israel, ni ninguna otra parte del mundo.
En Ceuta se está permitiendo porque el Gobierno de España quiere que ocurra. pic.twitter.com/UlI9l4l2Ru
— Frontera (@Frontera_es) July 30, 2026
Nella mattinata del 31 luglio il passaggio non risultava ancora completamente interrotto. Militari e agenti della Guardia Civil presidiavano il lungomare, il confine e l’area industriale del Tarajal, mentre centinaia di persone trascorrevano la notte nelle strade e negli spazi pubblici della città.
Almeno 19 morti in mare
Il bilancio umano della crisi continua ad aggravarsi. Alle 9 del mattino di venerdì 31 luglio, le autorità spagnole avevano recuperato almeno 19 corpi di persone morte durante il tentativo di raggiungere Ceuta dal Marocco.
Le vittime sarebbero annegate lungo la costa o sarebbero rimaste coinvolte nella calca formatasi nei pressi del frangiflutti del Tarajal. Il numero potrebbe aumentare con il proseguimento delle ricerche in mare e lungo le scogliere.
La rotta è breve solo sulla carta. Correnti, scogliere, nebbia e affollamento rendono particolarmente pericoloso il tentativo di aggirare a nuoto le barriere marittime, soprattutto per chi parte senza attrezzatura adeguata o trasporta bambini.
Madrid schiera esercito e rinforzi
Il governo spagnolo ha inviato a Ceuta reparti dell’esercito, agenti aggiuntivi della Polizia nazionale e della Guardia Civil. Mezzi militari sono stati disposti lungo la frontiera e nelle principali vie di accesso, con il compito di sostenere le forze locali, controllare gli ingressi e impedire il completo collasso dell’ordine pubblico.
Il presidente del governo Pedro Sánchez e il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska hanno programmato per venerdì 31 luglio una visita al confine del Tarajal e una riunione con il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, i responsabili delle forze di sicurezza, la Croce Rossa e il Centro di permanenza temporanea per immigrati.

La capacità ordinaria di accoglienza è stata rapidamente superata. Il problema non riguarda soltanto l’identificazione degli adulti, ma anche la sistemazione dei minori, l’assistenza sanitaria, la distribuzione di acqua e alimenti e la gestione di migliaia di persone presenti contemporaneamente in una città di dimensioni limitate.
Il ruolo del Marocco resta il punto più delicato
Madrid ha formalmente ringraziato il Marocco per la collaborazione offerta nei giorni precedenti e ha attribuito l’accelerazione degli attraversamenti alle reti di trafficanti, accusate di avere sfruttato una recente sentenza giudiziaria spagnola per diffondere l’idea che le persone soccorse in mare non potessero essere immediatamente respinte.
Il ministero dell’Interno spagnolo ha dichiarato che le autorità dei due Paesi hanno concordato di rafforzare il coordinamento e di procedere quanto prima alla riconsegna delle persone entrate irregolarmente.
La ricostruzione sul terreno è però meno lineare. Testimoni e corrispondenti internazionali hanno riferito che, durante alcune fasi cruciali del 30 luglio, le forze marocchine non sarebbero intervenute con sufficiente decisione per fermare le partenze. Solo nella notte, nella zona di Fnideq, sarebbero stati schierati nuovi reparti e utilizzati anche mezzi idranti.
Al momento non esistono elementi definitivi per stabilire se Rabat abbia deliberatamente allentato i controlli. Il sospetto è inevitabile perché il precedente del maggio 2021, quando oltre 8.000 persone raggiunsero Ceuta in circa 48 ore, maturò durante una grave crisi diplomatica tra Spagna e Marocco.
Roma attacca la politica migratoria spagnola
La crisi ha rapidamente superato i confini della Spagna. Il governo italiano ha fatto sapere di valutare una sospensione dei meccanismi di libera circolazione con il Paese iberico.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è dichiarato “favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna”, sostenendo che l’immigrazione irregolare rappresenti una minaccia alla sicurezza e collegando gli avvenimenti di Ceuta alla decisione spagnola di regolarizzare centinaia di migliaia di stranieri già presenti nel Paese.
Sono favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna e ho piena fiducia nell’operato del Ministro Piantedosi. L’immigrazione irregolare e incontrollata rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale. Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano come la scelta del…
— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) July 30, 2026
Madrid ha reagito convocando l’ambasciatore italiano. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha definito le parole provenienti da Roma un uso “demagogico” della crisi, affermando che da un Paese amico la Spagna si sarebbe aspettata solidarietà europea e non uno scontro politico interno all’Unione.
Schengen non può essere sospeso con una dichiarazione
L’Italia può reintrodurre temporaneamente controlli alle proprie frontiere interne, compresi aeroporti e collegamenti marittimi provenienti dalla Spagna, qualora dimostri l’esistenza di una grave minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna. La misura deve tuttavia essere eccezionale, necessaria, proporzionata e limitata nel tempo.
Roma non può invece espellere unilateralmente la Spagna dallo spazio Schengen. Nei casi in cui gravi e persistenti carenze nella gestione di una frontiera esterna mettano in pericolo l’intero sistema, è il Consiglio dell’Unione europea, su proposta della Commissione europea, a poter raccomandare il ripristino temporaneo dei controlli. Anche questa procedura è considerata una soluzione di ultima istanza.
Ceuta, inoltre, pur essendo territorio spagnolo e dell’Unione europea, è sottoposta insieme a Melilla a regole specifiche per gli spostamenti verso la Spagna continentale e il resto dell’area Schengen. L’ingresso nell’enclave non consente quindi automaticamente di proseguire senza controlli verso la penisola iberica.
Un’emergenza che tocca tutta l’Europa
La priorità immediata è salvare le persone ancora in mare, registrare gli arrivati, separare gli adulti dai minori non accompagnati e verificare chi abbia diritto a chiedere protezione internazionale.
Parallelamente, Madrid dovrà negoziare con Rabat modalità e tempi dei rimpatri. La Commissione europea ha dichiarato di essere disponibile a sostenere la Spagna nelle operazioni di ritorno e nel rafforzamento della cooperazione con il Marocco.
Ma la crisi di Ceuta pone una questione più ampia. Una frontiera esterna dell’Unione europea è stata attraversata in poche ore da un numero di persone sufficiente a modificare radicalmente l’equilibrio di un’intera città.