La crisi della Nazionale italiana non si ferma alla mancata nomina di Andrea Pirlo. Anche Paolo Maldini e Leonardo hanno deciso di lasciare, nelle scorse ore, i rispettivi incarichi nella FIGC, appena 16 giorni dopo il loro ingresso nella nuova struttura tecnica azzurra.

Maldini era stato nominato l’11 luglio direttore tecnico e presidente del Club Italia, con il compito di ricostruire non soltanto la Nazionale maggiore, ma l’intera filiera delle selezioni giovanili. Leonardo lo aveva affiancato come advisor. Entrambi hanno comunicato la decisione al presidente federale Giovanni Malagò al termine di una giornata di telefonate e tentativi di ricomposizione.
In poco più di due settimane la FIGC ha perso il candidato alla panchina, il direttore tecnico e il suo principale consigliere.
Il nodo dell’autonomia nelle scelte
Alla base della rottura non c’è soltanto la bocciatura di Pirlo, ma soprattutto la sensazione, maturata da Maldini e Leonardo, di non disporre della libertà decisionale promessa al momento della nomina.
Dopo il rifiuto di Pep Guardiola e il precedente sondaggio senza esito per Carlo Ancelotti, i due dirigenti avevano indicato Pirlo come uomo intorno al quale costruire un progetto giovane e di lungo periodo. La candidatura, già non del tutto convincente sul piano tecnico per un’esperienza da allenatore ancora priva di risultati di primissimo piano, è stata definitivamente travolta dal caso Fonbet.
Le polemiche riguardavano il rapporto commerciale di Pirlo con la società russa di scommesse e la sua partecipazione a un evento a Mosca. Di fronte alle pressioni politiche e ai dubbi di opportunità istituzionale, Malagò non ha dato il via libera alla firma. Pirlo ha poi annunciato pubblicamente di avere appreso di non essere più candidato, ribadendo che la collaborazione contestata aveva natura esclusivamente commerciale e sportiva.
La FIGC conosceva il contratto con Fonbet
Un elemento che ha aggravato la frattura è la ricostruzione secondo cui la Federazione sarebbe stata informata fin dall’inizio del contratto tra Pirlo e Fonbet. I legali dell’allenatore avevano trasmesso alla FIGC la documentazione relativa ai rapporti professionali in corso. Il contratto avrebbe inoltre previsto una clausola che consentiva a Pirlo di interrompere immediatamente la collaborazione, senza penali, in caso di ritorno a lavorare o risiedere in Italia.
Per Maldini e Leonardo, quindi, il problema non sarebbe emerso improvvisamente: la Federazione avrebbe prima avallato l’avanzamento della trattativa e poi ritirato il sostegno quando la polemica era ormai diventata pubblica.
Fallito il compromesso Thiago Motta
Prima dell’addio definitivo è stata valutata anche una soluzione di mediazione. Il nome individuato era quello di Thiago Motta, considerato sufficientemente giovane e compatibile con il progetto tecnico di Maldini e Leonardo, ma più facilmente difendibile rispetto a Pirlo.
L’ipotesi non ha però permesso di ricucire il rapporto. Secondo le ricostruzioni, i due dirigenti hanno ritenuto ormai compromesso il principio alla base del loro mandato: poter scegliere l’allenatore e impostare autonomamente il rilancio tecnico della Nazionale.
Le dimissioni sono state comunicate mentre Malagò stava incontrando le componenti federali. Il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete ha ammesso lo sconcerto:
“Fino a 45 minuti prima pensavamo alle alternative volute dal direttore tecnico e dall’advisor. Ora dobbiamo ripartire da un progetto serio”.
Mancini torna favorito
Il candidato oggi più vicino alla panchina è Roberto Mancini. L’ex ct era già stato indicato come possibile scelta di Malagò prima della nomina di Maldini e Leonardo.

Il suo ritorno offrirebbe conoscenza dell’ambiente, esperienza internazionale e tempi di inserimento ridotti. Resterebbe però da ricomporre il rapporto con la Federazione dopo l’addio improvviso dell’agosto 2023 e la successiva esperienza in Arabia Saudita.
Mancini è attualmente libero dopo avere lasciato l’Al Sadd e appare quindi anche la soluzione più semplice dal punto di vista contrattuale.
Conte sostenuto dalla Serie A
L’alternativa più autorevole resta Antonio Conte, sostenuto soprattutto da una parte dei club e della Lega Serie A.
Conte garantirebbe maggiore forza nella gestione del gruppo e un impatto immediato, caratteristiche considerate importanti in una Nazionale reduce da una lunga serie di fallimenti. La sua candidatura, tuttavia, non sarebbe ancora stata accompagnata da un contatto diretto e richiederebbe condizioni economiche e tecniche molto impegnative.

Più defilato resta Thiago Motta, mentre altri nomi potrebbero emergere qualora non si arrivasse rapidamente a un accordo con Mancini o Conte.
Chiellini possibile nuovo direttore tecnico
La FIGC deve risolvere anche il vuoto lasciato da Maldini e Leonardo. Tra le ipotesi circola il nome di Giorgio Chiellini per il ruolo di direttore tecnico o responsabile del Club Italia.

L’ex capitano azzurro rappresenterebbe una figura di continuità con la Nazionale campione d’Europa, ma dispone di un’esperienza dirigenziale ancora limitata. La Federazione potrebbe quindi affiancargli una struttura più tradizionale oppure ridimensionare temporaneamente il progetto originario, concentrandosi prima sulla scelta del commissario tecnico.
Lo scontro tra Malagò e Abodi
La crisi ha prodotto anche un duro confronto istituzionale. Il ministro per lo Sport Andrea Abodi ha definito il caso Pirlo “una brutta figura”, sottolineando che sono mancate tempestività e comunione d’intenti.
“Adesso c’è da recuperare”, ha dichiarato il ministro. Malagò ha replicato: “Bisogna vedere chi l’ha fatta la brutta figura”, aggiungendo che il mondo rappresentato da Abodi non potrebbe parlare di errori senza ricordare quelli commessi in passato.
Abodi ha poi negato di avere esercitato pressioni per fermare Pirlo:
“La questione betting-Russia non aiuta, ma io non ho chiesto nulla e non devo dare spiegazioni”.
Il botta e risposta mostra come la crisi non sia soltanto tecnica. Intorno alla Nazionale si è aperto uno scontro sui poteri, sulle responsabilità e sui rapporti tra Federazione e politica.
Il Consiglio federale e le prossime decisioni
Il Consiglio federale del 28 luglio diventa ora decisivo. Malagò ha promesso novità in tempi brevi e potrebbe presentare già il nome del nuovo commissario tecnico.
La priorità è evitare che l’incertezza si prolunghi. La FIGC deve nominare l’allenatore, ridefinire la guida del Club Italia e chiarire quale progetto intenda seguire dopo il rapido fallimento del modello affidato a Maldini e Leonardo.