tregua fragile

Trump sospende i raid contro l’Iran e apre una finestra ai negoziati. Netanyahu vola a Washington

L’Iran si dice disponibile a nuovi colloqui ma un accordo complessivo sul nucleare appare molto lontano

Trump sospende i raid contro l’Iran e apre una finestra ai negoziati. Netanyahu vola a Washington

Gli Stati Uniti hanno sospeso temporaneamente i raid contro l’Iran dopo tredici notti consecutive di bombardamenti. Anche Teheran ha fermato le rappresaglie, facendo entrare il conflitto in una tregua di fatto, non ancora sostenuta da un accordo formale.

L’ambasciatore americano all’Onu Mike Waltz ha spiegato che Donald Trump sta concedendo ai negoziati “un po’ di spazio”.

La Casa Bianca avverte però che l’azione militare potrà riprendere qualora l’Iran non partecipi a trattative considerate serie. Da Teheran è arrivata una posizione speculare: nessun nuovo attacco finché Washington manterrà la pausa, ma pronta risposta in caso di ripresa dei bombardamenti.

Perché Trump ha frenato

La decisione viene presentata come un’apertura diplomatica, ma pesano anche considerazioni militari. Secondo indiscrezioni americane, i vertici delle forze armate avrebbero segnalato i limiti dell’offensiva. Il comandante Usa in Medio Oriente, Brad Cooper, avrebbe suggerito di interrompere i raid nell’area di Hormuz, mentre il capo di Stato maggiore Dan Caine avrebbe espresso preoccupazione per il rapido consumo di intercettori e munizioni difensive.

Il problema non sarebbe l’esaurimento immediato dei sistemi Patriot, ma il rischio di ridurre eccessivamente le scorte necessarie a proteggere basi e alleati. Anche il vicepresidente JD Vance avrebbe manifestato dubbi su un conflitto prolungato.

Teheran disponibile a nuovi colloqui

L’Iran ha comunicato attraverso mediatori la disponibilità a riprendere il confronto. Fra le possibili sedi figurano Ginevra, Doha e Islamabad, mentre l’Oman continua a gestire i principali contatti indiretti.

“Teheran è disponibile a proseguire i negoziati”, hanno riferito fonti diplomatiche. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei ha confermato che i mediatori stanno lavorando “per impedire un’escalation della tensione”.

Il primo obiettivo potrebbe essere un’intesa limitata alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, al ripristino dei traffici commerciali e alla riduzione delle operazioni militari. Un accordo complessivo sul nucleare appare invece molto più lontano.

Hormuz resta il cuore della crisi

Lo Stretto continua a essere il punto più delicato. Il traffico commerciale è diminuito e molte compagnie evitano l’area o affrontano costi assicurativi più elevati.

Gli Stati Uniti mantengono una forte presenza navale e controllano le imbarcazioni sospettate di trasportare materiale verso l’Iran. Teheran considera invece queste operazioni una violazione degli accordi precedenti.

Washington e Londra stanno valutando anche una coalizione internazionale per proteggere la navigazione e intervenire contro eventuali mine. Un nuovo attacco a una petroliera o un’operazione di abbordaggio potrebbero però far saltare rapidamente la tregua.

Netanyahu alla Casa Bianca: “Il nucleare deve finire”

La pausa coincide con la visita del premier israeliano Benjamin Netanyahu negli Stati Uniti. Al centro dell’incontro con Trump ci saranno il programma nucleare iraniano, i missili di Teheran e la strategia da adottare se la diplomazia fallirà.

Il programma nucleare iraniano deve arrivare alla sua fine, con o senza un accordo”, ha dichiarato Netanyahu, precisando che la decisione sull’eventuale ripresa delle operazioni americane spetta al presidente Usa.

Israele teme che una tregua limitata alla navigazione permetta all’Iran di guadagnare tempo senza rinunciare alle proprie infrastrutture nucleari e missilistiche. Trump continua a sostenere che Teheran non potrà ottenere un’arma atomica, ma vuole prima verificare lo spazio diplomatico.

Teheran minaccia gli alleati di Washington

La disponibilità al negoziato non elimina i toni duri. Le autorità iraniane hanno avvertito che i Paesi che mettessero a disposizione basi, spazio aereo o supporto logistico per nuovi attacchi americani potrebbero essere considerati obiettivi.

L’avvertimento riguarda soprattutto gli Stati del Golfo e il Regno Unito. Il Kuwait ha già negato di avere consentito l’utilizzo del proprio territorio per operazioni offensive.