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Trump vuole pagare i danni alle navi con i beni dell’Iran. Teheran: “Precedente esplosivo”, minacce ai Paesi che aiutano gli Usa

Il meccanismo giuridico resta però indefinito, mentre il petrolio supera i 100 dollari

Trump vuole pagare i danni alle navi con i beni dell’Iran. Teheran: “Precedente esplosivo”, minacce ai Paesi che aiutano gli Usa

Donald Trump ha annunciato che, d’ora in avanti, i danni provocati a navi, carichi e strutture collegate saranno risarciti attraverso i fondi iraniani detenuti o controllati dagli Stati Uniti.

“Questa dichiarazione valga come attestazione, fino a nuovo avviso”, ha scritto il presidente su Truth Social, definendo l’utilizzo delle risorse di Teheran la soluzione “più giusta ed equa”.

Trump non ha però precisato quali beni verrebbero impiegati, chi dovrebbe valutare le richieste degli armatori né attraverso quale procedura sarebbero trasferite le somme.

L’annuncio arriva dopo gli attacchi rivendicati dagli Houthi contro due petroliere saudite nel Mar Rosso. Trump considera il movimento yemenita un “surrogato” dell’Iran e ha promesso una “pesante punizione militare” contro entrambi qualora le azioni dovessero ripetersi. Ha inoltre riferito di essere vicino a decidere se rilanciare operazioni militari su scala ancora più ampia contro Teheran.

Le petroliere colpite

Gli Houthi hanno dichiarato di aver attaccato le petroliere Encelia e Layla con missili balistici e da crociera e con droni, accusandole di avere violato il blocco navale proclamato contro l’Arabia Saudita.

Le autorità saudite hanno confermato l’attacco alla Encelia, che ha provocato un incendio a prua, precisando che tutti i membri dell’equipaggio sono rimasti incolumi. Non risultava invece ancora una conferma indipendente completa del secondo attacco.

L’offensiva trasferisce la crisi anche sullo stretto di Bab el-Mandeb, il passaggio che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e attraverso il quale transita normalmente circa il 12% del commercio mondiale. La rotta diventa ancora più importante mentre il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz è già fortemente compromesso dal conflitto.

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Attacchi Usa

Beni congelati non significa beni confiscati

Il punto più incerto riguarda l’applicabilità dell’annuncio di Trump. Le sanzioni americane bloccano da anni le proprietà e gli interessi del governo iraniano, della Banca centrale e degli istituti finanziari sottoposti alla giurisdizione statunitense.

“Congelare”, però, significa impedire movimentazioni e transazioni: non equivale automaticamente a trasferire la proprietà del denaro al governo degli Stati Uniti o agli armatori danneggiati.

Per trasformare quelle risorse in risarcimenti potrebbero quindi servire ulteriori atti amministrativi, una specifica base legislativa o decisioni giudiziarie, soprattutto nel caso di navi straniere o di danni attribuiti agli Houthi anziché direttamente alle forze iraniane. È una valutazione giuridica ancora aperta: la Casa Bianca non ha illustrato un meccanismo operativo.

Teheran: “Nessun bene sarà al sicuro”

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito il progetto un “precedente esplosivo”.

Secondo il capo della diplomazia di Teheran, appropriarsi dei beni di uno Stato per coprire future rivendicazioni non collegate renderebbe insicuri gli asset sovrani di qualsiasi Paese. “Una volta che i governi normalizzano la confisca, i beni di nessuno sono al sicuro”, ha scritto, aggiungendo che il caos conseguente non sarebbe “né piacevole né pacifico”.

Araghchi ha anche avvertito che qualsiasi Stato che “partecipi, collabori o assista” gli Stati Uniti potrà essere considerato responsabile dall’Iran. Durante una riunione dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai in Kirghizistan, ha affermato che Teheran si riserva di adottare tutte le misure ritenute necessarie nell’ambito della legittima difesa.

Raid per la tredicesima notte

Nella notte tra giovedì e venerdì le forze americane hanno avviato il tredicesimo ciclo consecutivo di attacchi contro obiettivi militari iraniani. Il Centcom ha presentato le operazioni come necessarie a ridurre le minacce delle Guardie rivoluzionarie al traffico commerciale.

Media iraniani hanno segnalato esplosioni ad Ahvaz, Bandar Abbas e sull’isola di Qeshm. L’emittente statale IRIB ha riferito di quattro morti e cinque feriti nell’attacco ad Ahvaz; si tratta di dati diffusi dalle autorità iraniane e non verificati indipendentemente.

Petrolio e assicurazioni in rialzo

Il nuovo fronte nel Mar Rosso ha spinto il Brent sopra i 100 dollari al barile, per la prima volta da maggio, con un aumento giornaliero vicino al 7%.

Sono cresciuti anche i costi assicurativi. I premi contro il rischio di guerra per alcune tratte nel Mar Rosso meridionale sono passati dallo 0,3% a oltre l’1% del valore della nave, con richieste fino al 3% per i viaggi più esposti vicino alle coste yemenite.

Europa e Italia temono l’allargamento

L’Unione europea ha definito l’attacco alla petroliera “inaccettabile e illegale”, chiedendo che la navigazione resti libera nel Mar Rosso e a Hormuz. Bruxelles ha confermato il mandato difensivo dell’operazione navale Aspides.

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