L’offensiva americana contro l’Iran prosegue senza sosta. Nelle ultime ore gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova serie di bombardamenti in diverse aree del Paese, mentre il presidente Donald Trump ha alzato ulteriormente il tono dello scontro avvertendo Teheran che il conflitto è tutt’altro che concluso. Parallelamente, il segretario di Stato Marc Rubio ha ribadito la disponibilità di Washington a riprendere la strada del dialogo, a condizione che l’Iran rispetti gli accordi.
Guerra in Iran, Trump: “Non abbiamo ancora finito”
Il presidente degli Stati Uniti ha lanciato un messaggio inequivocabile all’Iran, dichiarando che l’azione militare americana non è terminata.
“In Iran non abbiamo ancora finito. Non hanno ancora visto nulla, finora siamo stati gentili”, tuona l’inquilino della Casa Bianca.
The Donald ha inoltre evocato la possibilità di colpire in tempi brevi un complesso nucleare sotterraneo situato sul monte Kolang, nel centro dell’Iran. Non è stata esclusa neppure un’estensione del conflitto verso altri fronti, compresa un’eventuale azione contro gli Houthi.
L’undicesima notte di bombardamenti
L’undicesima notte consecutiva di attacchi americani ha interessato numerose aree del territorio iraniano. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha annunciato l’avvio delle operazioni quando in Italia era circa l’una di notte, comunicandone poi la conclusione intorno alle 2.15.
Tra gli obiettivi colpiti figura Bushehr, città che ospita una centrale nucleare. Secondo quanto riferito dal vice governatore della provincia all’agenzia Fars, si sono verificate due esplosioni in città e una terza nei pressi di Khormoj.
Le autorità locali hanno precisato che non risultano vittime né feriti, mentre alcuni missili avrebbero danneggiato una sottostazione elettrica provocando un’interruzione temporanea della corrente nel villaggio di Bandar-e Gah.
Le esplosioni sono state segnalate anche nei dintorni di Teheran, a Tabriz, Konarak, Chabahar, Chavar, Abdanan e Baneh. Tra gli impianti interessati dagli attacchi ci sarebbe anche la raffineria di gas di Bidboland, indicata come la più grande dell’Iran.
Uno dei bombardamenti nel sud dell’Iran:
🇮🇷🇺🇸 Grandes ataques dos EUA são registrados em Behbahan, sudoeste do Irã, na madrugada de 22 de julho de 2026. O ataque dos EUA é massivo, atingindo também as grandes cidades de Mahshahr, Bandar Abbas, Chabahar e Bushehr, entre outras.pic.twitter.com/lUR6T7n21z
— Análise Geopolítica (@AnaliseGeopol) July 22, 2026
Le rappresaglie iraniane nel Golfo
Teheran aveva risposto nelle ore precedenti con una serie di attacchi nel Golfo Persico.
Le autorità iraniane hanno dichiarato di aver impiegato droni contro strutture militari statunitensi a Camp Doha, in Kuwait, prendendo di mira depositi di munizioni e infrastrutture logistiche del comando delle forze terrestri americane.
L’Iran ha inoltre rivendicato la distruzione di un centro Amazon in Bahrein.
Rubio apre alla diplomazia ma avverte Teheran
Dal vertice dell’Asean nelle Filippine, il segretario di Stato Marc Rubio ha confermato che gli Stati Uniti restano disponibili a un’intesa diplomatica.
Secondo Rubio, l’Iran avrebbe cercato contatti con Washington sia attraverso canali diretti sia indiretti. Tuttavia, ha sottolineato come i precedenti accordi non siano stati rispettati da Teheran. Per questo motivo, ha ribadito che gli Stati Uniti sono pronti a negoziare soltanto se dall’altra parte arriveranno segnali concreti di affidabilità.
Rubio ha inoltre escluso qualsiasi apertura sulla questione dello Stretto di Hormuz, definendo inaccettabile che un singolo Stato possa controllare una delle principali rotte marittime mondiali imponendo pedaggi o minacciando il traffico navale internazionale.
Il peso della guerra cresce anche negli Usa
Oltre alle operazioni militari, l’amministrazione Trump deve affrontare un fronte interno sempre più delicato. È stato infatti confermato il decesso del soldato americano disperso dopo il bombardamento di venerdì alla base di Azraq, in Giordania. Il bilancio dei militari statunitensi uccisi nel conflitto sale così a diciotto.
Trump ha cercato di ridimensionare l’impatto delle perdite pubblicando sui social confronti con i conflitti combattuti dalle precedenti amministrazioni, ricordando il numero dei caduti nelle guerre del Vietnam e dell’Afghanistan.
Restano però le preoccupazioni economiche. Il ministro della Difesa Pete Hegseth ha quantificato in 37,5 miliardi di dollari il costo dell’operazione militare, chiedendo al Senato ulteriori 80 miliardi in vista di un possibile prolungamento della guerra.
Il Pentagono teme che il Congresso possa sospendere i lavori per la pausa estiva senza approvare i nuovi finanziamenti, mentre il conflitto continua a registrare un consenso limitato nell’opinione pubblica americana. L’escalation militare continua infine ad avere ripercussioni anche sui mercati energetici.