Guerra Medio Oriente

Ci mancavano solo gli Houthi: che fine avevano fatto sinora e che ruolo giocheranno nel conflitto

Hanno annunciato un embargo marittimo sulle navi dell'Arabia Saudita nello stretto di Bab el Mandeb: una situazione che potrebbe peggiorare la crisi energetica già in atto

Ci mancavano solo gli Houthi: che fine avevano fatto sinora e che ruolo giocheranno nel conflitto

Un nuovo scenario di conflitto potrebbe aggravare la tensione, già alle stelle, in Medio Oriente. Stiamo parlando dello stretto di Bab el Mandeb, quello che collega il Mar Rosso all’Oceano Indiano e separa l’Eritrea e il Gibuti in Africa dallo Yemen in Asia.

Si trova dalla parte Sud-Ovest della Penisola Arabica, diametralmente opposto allo stretto di Hormuz, dove da dieci giorni hanno ripreso bombardamenti e attacchi missilistici reciproci tra Stati Uniti e Iran.

Nella giornata di lunedì 20 luglio 2026, gli Houthi, gruppo armato dello Yemen e stretto alleato di Teheran, hanno annunciato un embargo marittimo contro le navi dell’Arabia Saudita che passano proprio dallo stretto di Bab el Mandeb.

L’iniziativa simboleggia un ritorno delle ostilità tra Houthi yemeniti e Arabia Saudita, già protagonisti di una lunga guerra durata dal 2014 al 2022.

Blocco stretto di Bab el Mandeb: rischio per i commerci energetici

Non è ancora chiaro se il blocco navale contro i sauditi rappresenti un allargamento del conflitto USA-Iran che è stato concordato con il regime dei Pasdaran. Ma a prescindere da ciò, l’azione degli Houthi potrebbe avere conseguenze drastiche sulla guerra in tutta la regione, aggravando anche la crisi energetica, già pesante a causa della situazione a Hormuz.

Lo stretto di Bab el Mandeb è infatti tra i più importanti al mondo e una sua chiusura, anche parziale, avrebbe ricadute sui commerci mondiali, dato che da lì passa il 7% di tutto il petrolio destinato al mondo.

Complice lo scoppio della guerra USA-Iran, con i continui blocchi navali a Hormuz che non consentono il passaggio delle navi petroliere, l’Arabia Saudita ha deciso di deviare verso il porto di Yanbu sul mar Rosso gran parte del petrolio che prima esportava tramite il golfo Persico.

Le ostilità con l’Arabia Saudita

Gli Houthi avrebbero agito col blocco navale sulle navi saudite a seguito di una serie di bombardamenti reciproci avvenuti negli scorsi giorni. In particolare, l’Arabia Saudita aveva bombardato l’aeroporto di Sanaa, capitale dello Yemen controllata dagli Houthi, per impedire l’atterraggio di un aereo che trasportava alcuni dignitari del gruppo di ritorno dal funerale dell’ex ayatollah Khamenei in Iran.

Gli Houthi hanno risposto con missili balistici e droni contro l’aeroporto saudita di Abha, una grossa città nel sud dell’Arabia Saudita. Dopodiché si è verificato il recente blocco navale. Nasruddin Amer, portavoce degli Houthi, ha detto che la chiusura dello stretto è la risposta “all’ingiusto embargo contro gli yemeniti per oltre 10 anni“.

Gli Houthi fanno parte del cosiddetto “asse della resistenza“, cioè la rete di gruppi e milizie alleate dell’Iran in tutto il Medio Oriente, anche se sono totalmente indipendenti da Teheran. Per questo motivo il blocco navale sulle imbarcazioni saudite sarebbe avvenuto in maniera indipendente dal regime iraniano, anche se è possibile un coordinamento coi Pasdaran, al fine di aumentare la pressione sugli USA.

Che fine avevano fatto sinora

Dopo l’attacco di Hamas a Israele, nell’ottobre 2023, i miliziani yemeniti avevano lanciato decine di attacchi contro navi commerciali e militari, arrivando persino a colpire obiettivi vicino a Tel Aviv. Successivamente, però, sebbene la tensione in Medio Oriente sia aumentata, la loro attività bellica ha visto un rallentamento.

Il Financial Times aveva spiegato questa situazione affermando che gli Houthi stessero guadagnando tempo dopo i bombardamenti statunitensi subiti nel 2025. Anche in questo caso, però, si è parlato di una scelta coordinata con l’Iran, nell’ottica di “conservare” gli Houthi come “riserva strategica” in caso di escalation.