La condanna definitiva di Mario Roggero riapre il dibattito sulla legittima difesa: fino a dove può spingersi chi reagisce a una rapina e quando la difesa si trasforma in vendetta?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del gioielliere di Gallo di Grinzane, nel Cuneese, rendendo definitiva la pena di 14 anni e 9 mesi per l’omicidio volontario di due rapinatori e il tentato omicidio di un terzo.
Dopo la sentenza, Matteo Salvini ha chiesto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di concedergli la grazia. Roberto Vannacci ha invece indicato nella rapina l’origine dell’intera tragedia.

La rapina e l’inseguimento
Il 28 aprile 2021 tre uomini con il volto coperto entrarono nella gioielleria di Roggero. Nel negozio si trovavano anche la moglie e la figlia del commerciante. I rapinatori erano armati con un coltello e con una pistola poi risultata giocattolo. Minacciarono i presenti e portarono via denaro e preziosi.
Dopo la rapina uscirono dal retro e raggiunsero l’auto utilizzata per la fuga. Roggero prese il proprio revolver, regolarmente detenuto, li inseguì nel parcheggio e sparò quattro colpi.
Giuseppe Mazzarino, 58 anni, e Andrea Spinelli, 44, morirono. Alessandro Modica, indicato come l’autista della banda, rimase ferito a una gamba.

I filmati mostrarono inoltre Roggero mentre raggiungeva Spinelli, caduto durante la fuga, e lo colpiva con calci alla testa e alla schiena prima che l’uomo riuscisse ad allontanarsi.
Perché non fu legittima difesa
Il processo non ha mai messo in discussione la violenza della rapina. Il punto era stabilire se, nel momento in cui Roggero sparò, esistesse ancora un pericolo concreto e attuale per lui o per i familiari.
Secondo i giudici, l’aggressione era ormai “totalmente conclusa”: i rapinatori erano usciti dal negozio, avevano raggiunto l’automobile e stavano fuggendo. Mancavano quindi l’attualità del pericolo e la necessità di una reazione armata.
Roggero aveva sostenuto di temere che gli uomini potessero tornare, che avessero portato con loro la moglie e che uno dei rapinatori gli avesse puntato contro l’arma. La Corte d’appello ha però ritenuto questa ricostruzione incompatibile con i filmati: prima di uscire, il gioielliere aveva incontrato la moglie e le immagini non mostravano un’arma puntata contro di lui nel parcheggio.
È stata esclusa anche la legittima difesa putativa, cioè l’errore di chi ritiene in buona fede di essere ancora in pericolo. Per i giudici, quella convinzione non poggiava su circostanze concrete.
La riforma della legittima difesa del 2019 tutela maggiormente chi respinge un’intrusione in casa o in un’attività commerciale, ma soltanto mentre l’aggressione è in corso, non quando gli autori del reato si stanno allontanando.
La condanna definitiva
In primo grado Roggero era stato condannato a 17 anni. Nel dicembre 2025 la Corte d’assise d’appello di Torino aveva ridotto la pena a 14 anni e 9 mesi, confermando però omicidio volontario e tentato omicidio.
Il 15 luglio 2026 la Cassazione ha respinto il ricorso, rendendo definitiva la sentenza. I legali hanno annunciato che valuteranno un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che potrebbe però esaminare soltanto eventuali violazioni della Convenzione, non riaprire il processo nel merito.
Dopo la decisione, Roggero ha pubblicato un video sui social: “È finita, vado in carcere”. Il 72enne ha sostenuto che, alla sua età, la pena equivale a un ergastolo e ha chiesto ai sostenitori di continuare la battaglia per modificare la legge.
Salvini: “Grazia per un uomo onesto”
Matteo Salvini, che sostiene Roggero fin dalle prime fasi della vicenda, ha definito la condanna “profondamente ingiusta” e rivolto un appello diretto a Mattarella.
“Un uomo onesto, che a 72 anni non merita di condividere una cella con veri criminali”, ha dichiarato il leader della Lega, ricordando che durante la rapina nel negozio erano presenti la moglie e la figlia.
La sentenza, tuttavia, non condanna Roggero per avere reagito durante l’assalto nella gioielleria, ma per ciò che avvenne dopo: l’inseguimento fuori dal negozio e gli spari contro uomini che stavano fuggendo.
È questa sequenza a separare la lettura politica da quella giudiziaria.
Vannacci: “Senza quella rapina nessuno sarebbe morto”
Anche Roberto Vannacci ha trasformato il caso in una battaglia sulla sicurezza e sulla legittima difesa.
“Se quei criminali non fossero entrati nella gioielleria, Mario Roggero oggi vivrebbe felice e due persone non sarebbero morte”, ha dichiarato il leader di Futuro Nazionale. Davanti alla Cassazione, esponenti e sostenitori del suo partito hanno organizzato un sit-in a favore del gioielliere.
Sicurezza e Stato di diritto
La vicenda Roggero è diventata un simbolo perché contrappone due letture. Da una parte c’è chi vede un commerciante traumatizzato da una rapina violenta, ora costretto a pagare con il carcere per avere protetto la famiglia e l’attività. Dall’altra c’è il principio secondo cui la legittima difesa finisce quando cessa il pericolo e nessun cittadino può sostituirsi alla polizia e alla giustizia.
Salvini e Vannacci insistono sull’irruzione, sulle minacce e sulla paura provocata dai rapinatori. Le sentenze si concentrano invece sul momento successivo: l’uscita dal negozio, l’inseguimento, gli spari verso l’auto e la condotta nei confronti di uno degli uomini in fuga.
Tre gradi di giudizio hanno stabilito che il pericolo era terminato. Ora la battaglia si sposta in Parlamento, dove Roggero è destinato a restare uno dei casi più controversi del confronto italiano sulla legittima difesa.