Ancora l’ombra di un femminicidio. Quando i carabinieri sono arrivati nella villetta di via Agello, a Mulazzano, frazione collinare di Coriano, hanno trovato Mario Bonifazi accanto al corpo senza vita dell’ex moglie. Poco prima era stato lo stesso uomo a telefonare al 112, pronunciando una frase che, secondo le prime ricostruzioni, non lasciava dubbi:
“Venite, l’ho uccisa”.
La vittima si chiamava Tania Sperindio e aveva 63 anni. Era separata da Bonifazi da circa tre anni e divorziata da uno. Il 71enne è stato interrogato nella notte dalla pm di turno Paola Bonetti, che coordina l’inchiesta, e nella mattinata di giovedì è stato trasferito nella casa circondariale di Rimini.
L’omicidio nella villetta dell’ex marito
Il delitto è avvenuto nella serata di mercoledì 15 luglio nell’abitazione dove Bonifazi aveva continuato a vivere dopo la fine del matrimonio. Tania si era trasferita altrove, ma frequentava ancora quella casa.
La ricostruzione più recente fissa l’omicidio intorno alle 20.30. È quindi ancora da definire con precisione la sequenza temporale delle ultime ore della donna. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Coriano, la Compagnia di Riccione e il Nucleo investigativo del Comando provinciale di Rimini. La casa è stata sequestrata e sottoposta a rilievi per ricostruire la posizione dei due, la dinamica dell’aggressione e gli spostamenti avvenuti prima della telefonata.
La profonda ferita alla testa
Tania Sperindio presentava una grave ferita al capo, provocata da uno o più colpi inferti con un oggetto contundente. Le prime informazioni indicano un martello, ma soltanto l’autopsia e gli accertamenti medico-legali potranno stabilire quale strumento sia stato utilizzato, quanti colpi siano stati sferrati e se la morte sia stata immediata.
Il fermo dopo l’interrogatorio
Bonifazi è stato portato nella caserma dei carabinieri di Riccione e interrogato durante la notte alla presenza della pm Paola Bonetti. Poco dopo le 7 di giovedì mattina è stato trasferito nel carcere di Rimini.
La telefonata al numero di emergenza e quanto dichiarato agli operatori costituiscono elementi centrali dell’indagine, ma dovranno essere inseriti in una ricostruzione giudiziaria completa. Gli investigatori devono ancora verificare ciò che l’uomo ha riferito durante l’interrogatorio e confrontarlo con i rilievi, l’autopsia e gli eventuali dati telefonici.
Separati, ma ancora legati dal lavoro
Tania Sperindio e Mario Bonifazi avevano due figli. La coppia era separata da tre anni e il divorzio era arrivato circa un anno fa, ma i rapporti non si erano interrotti del tutto.
I due avevano gestito insieme un negozio di fiori a Riccione e, secondo le fonti locali, continuavano a vedersi anche dopo la fine del matrimonio. Tania frequentava ancora l’abitazione dell’ex marito: è proprio lì che si era recata mercoledì, per ragioni che l’indagine dovrà chiarire.
I carabinieri hanno contattato i figli. Uno vivrebbe non lontano dalla villetta, mentre la figlia si trovava all’estero e stava rientrando.
Nessuna denuncia precedente
Dagli accertamenti svolti finora non risulterebbero denunce presentate da Tania contro l’ex marito, né segnalazioni ufficiali per violenze o maltrattamenti. Anche familiari e conoscenti non avrebbero riferito, nelle primissime ore, episodi tali da far prevedere un epilogo di questa gravità.
L’assenza di denunce non equivale necessariamente all’assenza di tensioni, controllo o violenza: secondo l’ultima indagine Istat, soltanto il 10,5% delle donne che ha subito violenza da un partner o da un ex nei cinque anni precedenti ha denunciato quanto accaduto.
Il movente ancora da trovare
Al momento non è stato individuato un movente ufficiale. Non è noto se l’aggressione sia avvenuta al termine di una discussione improvvisa, se riguardasse la gestione dei rapporti dopo il divorzio o se esistessero contrasti legati al lavoro e alla vita familiare.
Il nodo dell’autopsia
L’esame autoptico sarà determinante per ricostruire la morte di Tania. Dovrà chiarire l’ora del decesso, il numero e la direzione dei colpi, la possibile presenza di lesioni da difesa e la compatibilità tra le ferite e l’oggetto sequestrato.
Una violenza che matura dentro le relazioni
Il caso di Coriano si inserisce in un quadro nel quale la casa e le relazioni familiari restano i luoghi di maggiore pericolo per le donne vittime di omicidio e femminicidio. Secondo gli ultimi dati consolidati dell’Istat, nel 2024 in Italia sono state uccise 116 donne: 62 sono morte per mano di un partner o di un ex partner. Su 116 omicidi con vittima femminile, 106 sono stati classificati statisticamente come presunti femminicidi.
L’86,2% degli omicidi di donne è avvenuto in un contesto familiare o affettivo. Un dato che mostra come la diminuzione generale degli omicidi registrata negli ultimi decenni non abbia prodotto una riduzione altrettanto significativa della violenza letale contro le donne.