Roma ospita il 15 e 16 luglio 2026 un nuovo round di colloqui tra Israele e Libano, nel tentativo di consolidare il cessate il fuoco e trasformare la tregua in un percorso più stabile. A confermarlo è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la conferenza stampa finale del vertice NATO, spiegando che la capitale italiana sarà sede di un’altra tornata negoziale su un dossier che resta delicatissimo per tutta l’area mediorientale.
Un’intesa c’è, ma va resa concreta
Il negoziato arriva dopo il framework of understandings annunciato da Israele il 27 giugno 2026. In quella occasione Benjamin Netanyahu ha parlato di un’intesa che, nelle sue parole, “rafforza Israele e il Libano” e “indebolisce Iran e Hezbollah”, ringraziando esplicitamente Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio per il loro coinvolgimento nel dossier.
L’Italia insiste sulla linea del dialogo
L’Italia da mesi sostiene apertamente la necessità di un dialogo diretto tra i due Paesi. Già ad aprile il ministro degli Esteri Antonio Tajani, annunciando una missione a Beirut, aveva indicato come obiettivo quello di promuovere un confronto diretto tra Libano e Israele per costruire una pace più duratura. Poche settimane dopo aveva definito la tregua “cruciale” e “decisiva”, legandola però anche alla piena sicurezza di Israele e al rafforzamento della sovranità libanese.
Il nodo vero: il ritiro dal sud del Libano
Il punto più sensibile resta il ritiro israeliano dal sud del Libano. L’8 luglio, al vertice NATO di Ankara, Trump ha detto di ritenere che Israele finirà per ritirare le proprie truppe dall’area. Nelle ultime ore, inoltre, media statunitensi hanno riferito che il presidente americano avrebbe chiesto a Netanyahu di avviare il ritiro delle forze israeliane da Libano e Siria: si tratta però, allo stato, di un retroscena giornalistico e non di una comunicazione ufficiale della Casa Bianca.
Il round romano serve proprio a capire se il quadro politico possa tradursi in passi operativi: de-escalation sul terreno, garanzie di sicurezza per Israele, maggiore controllo del territorio da parte delle istituzioni libanesi e riduzione del peso militare di Hezbollah lungo il confine.
La posta in gioco
Contestualmente, Roma prova a ritagliarsi un ruolo di piattaforma diplomatica in una delle crisi più instabili del Mediterraneo allargato. Ma la riuscita del negoziato dipenderà soprattutto dalla volontà delle parti di fare un passo oltre il cessate il fuoco e affrontare il nodo che da mesi blocca tutto: chi controllerà davvero il confine tra Israele e Libano e con quali garanzie reciproche.