L’intelligenza artificiale non rappresenta più soltanto una prospettiva futura. Negli Stati Uniti, dove spesso emergono in anticipo le trasformazioni economiche, i dati più recenti del Bureau of Labor Statistics evidenziano una riduzione degli occupati in comparti in espansione come informatica, audiovisivo e servizi finanziari. Il calo riguarda soprattutto le professioni più facilmente automatizzabili, tra cui sviluppo software, analisi dei dati e attività assicurative.
La produttività cresce, ma servono meno lavoratori
L’AI consente a un numero ridotto di professionisti di svolgere attività che fino a poco tempo fa richiedevano interi team. Alcuni esperti parlano di “lavoratori superumani”, capaci di moltiplicare la produttività grazie all’utilizzo avanzato degli strumenti di intelligenza artificiale.
Questo fenomeno sta già modificando le strategie delle grandi aziende tecnologiche, che tendono a mantenere soltanto le figure con competenze più elevate, riducendo gli organici e contenendo il costo del lavoro.
Il problema fiscale che preoccupa governi ed economisti
La diffusione dell’AI apre anche una questione destinata ad assumere un peso crescente: chi finanzierà lo Stato se diminuiranno i lavoratori?
Negli Stati Uniti gran parte delle entrate pubbliche deriva da imposte sul reddito e contributi previdenziali versati dai lavoratori. Anche in Italia il lavoro dipendente rappresenta una componente essenziale del gettito fiscale. Un eventuale calo dell’occupazione rischierebbe quindi di ridurre le risorse disponibili per finanziare sanità, pensioni, istruzione e altri servizi pubblici.
Data center nel mirino delle nuove imposte
Per affrontare il problema alcuni governi stanno sperimentando nuove forme di tassazione legate alle infrastrutture dell’AI.
Da martedì 1 luglio 2025, lo Stato americano della Virginia ha introdotto un’imposta calcolata sui consumi elettrici dei data center, riconosciuti come il cuore operativo dell’intelligenza artificiale. Anche la Finlandia ha eliminato le agevolazioni fiscali che favorivano queste strutture, aumentando il costo dell’energia destinata agli impianti.
L’obiettivo è recuperare parte del valore economico generato dall’automazione, ma le grandi aziende del settore possono trasferire rapidamente i propri investimenti verso Paesi con energia meno costosa e una pressione fiscale inferiore.
La sfida riguarda anche l’Italia
Per l’Italia la questione non riguarda soltanto la competitività energetica. Se i principali data center continueranno a essere localizzati all’estero, il valore prodotto dall’intelligenza artificiale verrà generato e tassato in altri Paesi.
Il rischio è duplice: da un lato una progressiva riduzione dell’occupazione nei servizi più esposti all’automazione, dall’altro una diminuzione delle entrate fiscali necessarie a sostenere la spesa pubblica. Per questo il confronto tra governi e grandi aziende tecnologiche sulla tassazione dell’AI è destinato a diventare uno dei temi economici più rilevanti dei prossimi anni.