un parassita

Ciclosporiasi negli Usa, “l’epidemia delle insalate”: occhi puntati sul Michigan

Oltre 2.600 casi riportati nello Stato, 44 ricoveri e nessun morto

Ciclosporiasi negli Usa, “l’epidemia delle insalate”: occhi puntati sul Michigan

La ciclosporiasi non è una nuova pandemia, ma negli Stati Uniti sta diventando uno dei casi sanitari più delicati dell’estate. Il motivo non è solo il numero dei malati, ma la difficoltà di capire da dove parta il contagio.

L’epicentro, almeno per ora, è il Michigan. Al 13 luglio 2026, le autorità sanitarie statali segnalano 2.640 casi riportati di ciclosporiasi e 44 ricoveri, con nessun decesso. Il dato è cresciuto di oltre mille casi rispetto all’aggiornamento precedente, confermando una diffusione molto rapida dell’infezione.

Il dato nazionale del CDC, l’ente federale americano che monitora epidemie e rischi per la salute pubblica, è diverso: 843 casi confermati in 31 Stati al 9 luglio, con 86 ricoveri e nessun morto. Non è una contraddizione. Il CDC pubblica il conteggio federale consolidato, mentre gli Stati possono avere dati più aggiornati e includere casi ancora in fase di verifica. La stessa agenzia americana avverte che tra sintomi, test, conferma e notifica può esserci un ritardo anche di sei settimane.

Perché si guarda a lattuga e verdure a foglia

Le autorità sanitarie indicano lattuga o altre verdure a foglia come possibile fonte del focolaio, pur precisando che non è stato ancora individuato un tipo specifico di prodotto, un produttore, un coltivatore o un fornitore.

Insalata
Insalata

È il punto chiave: non c’è al momento un alimento ufficialmente “colpevole” né un richiamo generalizzato. Per questo le raccomandazioni non sono rivolte soltanto ai consumatori, ma anche a ristoranti, mense e cucine commerciali, soprattutto nel sud-est del Michigan.

Il Dipartimento della Salute del Michigan suggerisce, per chi prepara o serve prodotti crudi, di preferire cespi interi di lattuga invece di insalate prelavate e confezionate, eliminare le foglie esterne, lavare bene quelle interne e cuocere quando possibile. Indicazioni simili riguardano coriandolo, basilico, cipollotti, lamponi e piselli mangiatutto, alimenti già collegati in passato a focolai da Cyclospora.

Il parassita non si passa come un virus

La malattia è causata da Cyclospora cayetanensis, un parassita microscopico che infetta l’intestino. Il contagio avviene mangiando o bevendo cibo o acqua contaminati. Non si trasmette normalmente con uno starnuto, una stretta di mano o il semplice contatto con una persona malata.

Questo perché Cyclospora ha una caratteristica particolare: dopo essere stata eliminata nell’ambiente, ha bisogno di tempo per diventare infettante. Proprio questo rende più probabile una contaminazione avvenuta prima, lungo la filiera agricola o alimentare, e non in casa o a tavola.

Il problema è che il parassita può aderire bene alle superfici di frutta e verdura. Lavare gli alimenti resta fondamentale, ma non sempre basta ad azzerare il rischio. Per questo, dove possibile, la cottura è considerata la misura più sicura.

I sintomi: non è sempre “solo mal di pancia”

La ciclosporiasi può sembrare una gastroenterite qualunque, ma ha alcune caratteristiche che dovrebbero far alzare l’attenzione. Il sintomo principale è una diarrea acquosa, spesso improvvisa, frequente e persistente. Possono comparire anche crampi addominali, nausea, gonfiore, perdita di appetito, dimagrimento e forte stanchezza.

L’incubazione complica tutto: i sintomi non arrivano necessariamente subito dopo il pasto contaminato. Possono comparire dopo circa una settimana, ma anche tra 2 giorni e oltre 2 settimane dall’esposizione. Se non trattata, l’infezione può durare da pochi giorni a più di un mese, con fasi in cui sembra migliorare e poi ritorna.

Perché trovare la fonte è così difficile

Gli investigatori devono ricostruire cosa hanno mangiato i pazienti nei giorni o nelle settimane precedenti. Ma quando una persona si ammala, l’insalata o l’erba aromatica sospetta spesso è già stata consumata, buttata o mescolata ad altri ingredienti.

C’è anche un limite tecnico. Don Schaffner, esperto di food science alla Rutgers University, ha spiegato a Health che gli strumenti genetici per collegare tra loro i casi di Cyclospora sono meno precisi rispetto al sequenziamento genomico usato per altri patogeni. In pratica, collegare pazienti, alimenti e filiere è più difficile.

A questo si aggiunge il problema dei test: Cyclospora non viene sempre cercata negli esami standard delle feci. Se il medico non la sospetta, il caso può sfuggire.

Chi rischia di più

Nella maggior parte delle persone sane l’infezione non è pericolosa per la vita. Ma la diarrea frequente può causare disidratazione, soprattutto nei bambini piccoli, negli anziani e nelle persone immunocompromesse. Il Michigan sottolinea proprio questo: la ciclosporiasi raramente è letale, ma può diventare seria quando la perdita di liquidi è importante.

La cura esiste: in genere si usa un antibiotico specifico, il trimetoprim-sulfametossazolo, ma deve essere il medico a valutarlo. Idratazione, riposo e diagnosi corretta restano essenziali.

Polemiche su tagli alla sorveglianza

Il focolaio arriva mentre negli Stati Uniti è aperta una polemica sulla tenuta della sorveglianza sanitaria.

Barbara Kowalcyk, docente alla George Washington University, ha spiegato al Guardian che un’indagine alimentare somiglia a un puzzle: se mancano pezzi, diventa più difficile vedere l’immagine completa. Il riferimento è ai tagli e alla riduzione di alcuni programmi di monitoraggio federale, che secondo i critici possono rallentare l’identificazione della fonte.

È lo stesso punto sollevato in Italia dall’infettivologo Matteo Bassetti, che ha criticato le scelte del segretario alla Salute americano Robert F. Kennedy Jr. sulla struttura del CDC dedicata alle malattie parassitarie.

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Matteo Bassetti

Cosa fare davvero

Non bisogna smettere di mangiare frutta e verdura. Bisogna però trattarle con più attenzione: lavare le mani, pulire superfici e utensili, sciacquare bene i prodotti sotto acqua corrente, strofinare quelli a buccia dura, eliminare le parti rovinate e refrigerare rapidamente gli alimenti tagliati.

Per chi vive o viaggia negli Stati Uniti, il consiglio è ancora più pratico: se compare una diarrea acquosa che dura più di qualche giorno, soprattutto dopo aver consumato insalate, erbe aromatiche o frutta non sbucciata, è meglio contattare un medico e segnalare il possibile rischio. La diagnosi corretta può evitare settimane di sintomi e aiutare le autorità a capire da dove è partito il focolaio.