Una macchina distrutta dalla mafia e trasformata in memoria viva. A Palermo, nella giornata del 13 luglio 2026, al Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, è stata svelata la Fiat Croma su cui viaggiavano Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza il giorno della strage di Capaci, il 23 maggio 1992.
Per non dimenticare mai. pic.twitter.com/XNprDdcuan
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) July 13, 2026
Alla cerimonia ha partecipato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, arrivata nel capoluogo siciliano dopo aver deposto un mazzo di fiori alla stele sull’autostrada A29, nel punto dell’attentato in cui persero la vita Falcone, Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
“Un’emozione tagliente”
Davanti ai resti dell’auto, Meloni ha parlato di una “emozione tagliente” e ha ricordato il significato civile di Capaci: “A Capaci la mafia non riuscì a piegare lo Stato”. La premier ha insistito sul valore della scelta individuale, definendo Falcone e Morvillo non figure irraggiungibili, ma persone che, nel momento decisivo, seppero stare “dalla parte giusta”.
Il passaggio più forte è stato proprio questo: togliere la memoria dalla retorica e riportarla alla responsabilità quotidiana. Gli eroi, ha detto in sostanza Meloni, non sono persone dotate di poteri straordinari, ma uomini e donne che scelgono la strada giusta quando arriva il momento di scegliere.
Capaci è uno di quei luoghi che ricordano a tutti noi il sacrificio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli uomini della scorta.
La memoria è un dovere. L’impegno contro la mafia anche. pic.twitter.com/kCq38HmtZn
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Maria Falcone: “La memoria deve essere viva”
Molto commossa anche Maria Falcone, sorella del magistrato e presidente della Fondazione Falcone. Per lei, l’arrivo della Croma al Museo del Presente non rappresenta una sconfitta, ma un segno di rinascita.
“La memoria non deve essere morta ma viva e attiva”, ha detto, spiegando che quel luogo dovrà diventare una lezione permanente di educazione alla legalità.
Il valore simbolico della vettura è evidente: non è soltanto un reperto della strage, ma un oggetto che restituisce fisicamente il prezzo pagato da chi sfidò Cosa nostra quando la mafia sembrava invincibile. La Croma era stata custodita negli ultimi anni nella Scuola di formazione della Polizia penitenziaria Giovanni Falcone di Roma ed è stata affidata temporaneamente alla Fondazione Falcone per il progetto museale di Palermo.
Memoria e sicurezza: il doppio messaggio da Palermo
La visita della premier non si è fermata alla cerimonia. A Palermo, Meloni ha anche presieduto in Prefettura una riunione straordinaria del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il passaggio arriva dopo l’escalation criminale degli ultimi mesi e dopo l’operazione contro quella che è stata definita la “banda dei kalashnikov”.
Il mio intervento nel corso della riunione del Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, presso la Prefettura di Palermo. pic.twitter.com/do1J1CxWqn
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Meloni ha rivendicato la presenza dello Stato e annunciato nuove misure di controllo del territorio: altri agenti, risorse per la polizia locale, videosorveglianza investigativa nelle aree più sensibili e, se necessario, anche un rafforzamento del dispositivo con l’impiego dell’Esercito nelle zone più delicate, a partire dallo Zen.