La Spagna brucia e questa volta il bilancio è drammatico. Un vasto incendio boschivo divampato in Andalusia, il giovedì 9 luglio 2026, nella provincia di Almería, ha provocato almeno 11 morti e decine di persone risultano ancora disperse o non localizzate. Le fiamme sono partite nell’area di Los Gallardos e si sono spinte verso Bédar, piccoli comuni dell’entroterra andaluso, in una zona di colline, boschi mediterranei, vegetazione secca e case isolate.
El incendio declarado en Los Gallardos se está acercando a Antas (Almería). Es desolador ver cómo arrasa todo el monte. Además, han tenido que desalojar a más de 50 vecinos.
Ánimo a todos y mucha fuerza. Los bomberos forestales están luchando por apagarlo, estamos en las… pic.twitter.com/EIp8d2Uexm
— Rodrigo Alonso ﻥ 🇪🇸 (@Rodrigo_AlonsoF) July 9, 2026
Siamo nel sud-est della Spagna, non lontano dalla costa mediterranea, in una delle aree più esposte al caldo estremo estivo. Proprio la combinazione tra temperature elevate, vento e terreno arido ha trasformato rapidamente un rogo locale in una tragedia.
Morti, dispersi ed evacuazioni
Il bilancio è ancora in evoluzione. Reuters e Associated Press riferiscono di almeno 11 vittime e 19 persone non ancora localizzate; El País, citando la Junta de Andalucía e la Subdelegación del Gobierno, parla di 23 dispersi. Alcune fonti, nelle prime ore, avevano indicato anche un bilancio di 12 morti, segno di una situazione ancora fluida e di verifiche in corso sul territorio.
Più di 1.000 persone sono state evacuate in via precauzionale. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, protezione civile, sanitari, mezzi aerei e unità dell’esercito spagnolo specializzate nelle grandi emergenze. Nelle operazioni sono stati mobilitati circa 150 vigili del fuoco e 220 militari.
Le vittime nell’area rurale di Bédar
Secondo le prime ricostruzioni, alcune vittime sarebbero state trovate all’interno di veicoli bruciati lungo una strada nei pressi di Bédar. Altre persone sarebbero state sorprese dalle fiamme mentre cercavano di allontanarsi a piedi o in auto, in un’area dove il fuoco, spinto dal vento, avrebbe cambiato direzione con grande rapidità.

Le autorità spagnole stanno ancora lavorando all’identificazione dei deceduti. Alcune vittime potrebbero essere cittadini stranieri, forse britannici, ma le verifiche ufficiali non sono concluse.
L’ipotesi del cavo elettrico caduto
L’origine dell’incendio non è ancora stata accertata in via definitiva. Tra le ipotesi principali c’è la caduta di un cavo elettrico su un terreno secco vicino alla N-340, circostanza riferita da testimoni e ripresa dai media internazionali e spagnoli.
Ma l’innesco, da solo, non basta a spiegare la portata della tragedia. A rendere il rogo così violento sono state le condizioni ambientali: caldo intenso, vento, bassa umidità e vegetazione già secca. In queste condizioni un incendio boschivo può avanzare molto velocemente, superare strade e barriere naturali, raggiungere abitazioni isolate e rendere difficili le evacuazioni.
Andalusia sotto caldo estremo
Il rogo di Almería arriva mentre la Spagna attraversa una fase di caldo estremo, con temperature superiori ai 40°C in diverse aree del Paese. AP collega la rapida propagazione dell’incendio proprio alle temperature elevate, al vento e alla siccità del territorio.
Il caldo non provoca automaticamente un incendio, ma ne aumenta la pericolosità. Se il terreno è secco e la vegetazione è disidratata, basta un innesco per generare un fronte di fuoco difficile da controllare. Il vento fa il resto: spinge le fiamme, porta braci a distanza e può intrappolare chi tenta di fuggire quando la situazione è già compromessa.
Un territorio difficile da raggiungere
La zona colpita non è una grande città, ma un’area rurale e collinare dell’entroterra andaluso. Questo rende più complesso il lavoro dei soccorritori: strade secondarie, case sparse, boschi, campi e terreni accidentati rallentano l’accesso ai punti più colpiti. Reuters riferisce che le squadre di emergenza hanno incontrato difficoltà proprio nel raggiungere alcune aree devastate dalle fiamme.
È anche per questo che il numero dei dispersi resta un dato delicato. Nelle prossime ore sarà decisivo completare i controlli nelle zone bruciate, verificare le segnalazioni dei familiari e capire quante persone siano effettivamente ancora mancanti all’appello.
La Spagna e il rischio incendi
La tragedia di Almería si inserisce in una stagione già complicata per la penisola iberica. La Spagna, come altri Paesi mediterranei, è particolarmente esposta alla combinazione tra ondate di calore, siccità, vento e abbandono di alcune aree rurali. Gli incendi fanno parte della storia naturale del Mediterraneo, ma negli ultimi anni diventano spesso più rapidi, più intensi e più difficili da contenere.
La crisi climatica non spiega ogni singolo rogo, né sostituisce le indagini sulle cause specifiche. Ma crea condizioni più favorevoli alla propagazione degli incendi: più caldo, suoli più secchi, vegetazione più infiammabile e periodi di rischio più lunghi. AP sottolinea come gli scienziati colleghino l’aumento di eventi estremi e incendi più gravi al riscaldamento climatico alimentato dall’uso di combustibili fossili.
Una tragedia ancora aperta
Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha espresso cordoglio per le vittime e vicinanza alle famiglie colpite. Anche le autorità andaluse hanno parlato di una tragedia senza precedenti per l’area, mentre i soccorritori continuano a lavorare tra spegnimento degli ultimi fronti, evacuazioni, assistenza agli sfollati e ricerca dei dispersi.

Il rogo nei boschi dell’Andalusia non è solo una tragedia locale. È il volto più drammatico di un’estate mediterranea che brucia prima, più forte e con conseguenze sempre più pesanti: morti, dispersi, feriti, evacuazioni e territori sempre più vulnerabili davanti alla combinazione di caldo estremo, siccità e vento.