Prima la frase, poi il colpo.
“Cos’hai da guardare? Sono uomo e musulmano”.
Sono le parole che, secondo le prime ricostruzioni e le testimonianze raccolte dagli investigatori, un 27enne algerino avrebbe rivolto a una ragazza di 23 anni, di origini marocchine, prima di aggredirla sulla banchina della metropolitana a Milano.
È successo nel pomeriggio di giovedì 9 luglio 2026, alla fermata Duomo della linea M3, direzione Comasina, in pieno centro e davanti a decine di persone. La giovane era con alcuni amici, in attesa del treno, quando l’uomo l’avrebbe affrontata chiedendole perché lo stesse guardando. Lei avrebbe negato, ma la situazione è degenerata in pochi istanti.
(Immagine di copertina generata con l’intelligenza artificiale)
Il pugno e il fendente al volto
Secondo quanto ricostruito, il 27enne avrebbe prima colpito la ragazza con un pugno al volto e poi l’avrebbe ferita con un coltellino alla guancia e al labbro. La giovane è stata soccorsa dal personale del 118 e trasportata al Policlinico in codice giallo. Non sarebbe in pericolo di vita, ma la Procura ipotizza il reato di sfregio permanente al viso, una fattispecie punita severamente dal codice penale.
Dopo l’aggressione, l’uomo ha tentato di fuggire. L’allarme immediato dei presenti e l’intervento degli agenti hanno però permesso di bloccarlo poco dopo in superficie, in via Torino, all’altezza di via Falcone. Nei suoi confronti sono scattate anche le accuse di lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale.
Era stato arrestato poche ore prima
Un elemento che rende la vicenda ancora più delicata riguarda le ore precedenti. Il 27enne, irregolare in Italia, era stato arrestato nella notte per furto e per il danneggiamento di alcune auto in sosta. Dopo la convalida del provvedimento da parte del giudice, era tornato libero. Era stato disposto anche il divieto di dimora a Milano.
Ora la Procura dovrà chiedere la convalida dell’arresto e valutare l’eventuale misura cautelare. Al momento, nel provvedimento di arresto in flagranza non risultano contestate aggravanti specifiche, ma gli inquirenti potranno valutare anche l’ipotesi di un’aggravante legata all’odio contro una donna o alla discriminazione razziale o religiosa.
Dopo Loreto, ancora violenza contro le donne
L’aggressione di Milano arriva a poche ore da un altro fatto gravissimo: il femminicidio di Luigia Fortunato, 33 anni, uccisa a coltellate a Loreto, nelle Marche. Per quel delitto è stato fermato l’ex compagno, che secondo le prime ricostruzioni si sarebbe presentato ai carabinieri dicendo “l’ho uccisa”.
Due episodi diversi, per contesto e dinamica, ma che nelle ultime ore riportano al centro lo stesso nodo: la violenza contro le donne, nelle relazioni familiari e affettive come negli spazi pubblici. Nel caso milanese colpisce che i fatti si siano consumati in una delle zone più battute della città, ad un orario centralissimo. Non in un’area marginale, di notte. Oltre al fatto che il protagonista del gesto fosse già stato fermato soltanto poche ore prima.
Reazioni politiche
“La brutale aggressione è un fatto gravissimo che impone una risposta ferma dello Stato: espulsione immediata per l’aggressore”, dichiara il capogruppo di FdI alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami.

Fra gli altri, interviene anche il segretario del Pd Milano Metropolitana Alessandro Capelli:
“Tutta la mia vicinanza alla ragazza aggredita e sfregiata oggi in metropolitana. Il diritto delle donne di vivere senza paura è per noi una battaglia fondamentale”.