Rapporto Annuale Inps

Lavoro in Italia nel 2025, stipendio medio di 27.649 euro: più occupazione, ma salari bassi e pensioni future a rischio

Presentato alla Camera dei Deputati, giovedì 9 luglio 2026, il report dell'Istituto Nazionale Previdenza Sociale sul mercato del lavoro nella nostra Penisola

Lavoro in Italia nel 2025, stipendio medio di 27.649 euro: più occupazione, ma salari bassi e pensioni future a rischio

L’occupazione in Italia continua a crescere, ma l’aumento dei posti di lavoro non basta a garantire pensioni adeguate. È quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Inps, presentato dal presidente Gabriele Fava alla Camera dei Deputati giovedì 9 luglio 2026.

Lo studio evidenzia come salari bassi, lavoro discontinuo e una crescente concentrazione dell’occupazione nei servizi riducano la capacità contributiva, mettendo a rischio gli assegni pensionistici delle nuove generazioni.

Più occupati (ma sotto media europea)

L’Italia ha superato quota 24 milioni di occupati, raggiungendo un massimo storico, trainato soprattutto dai contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato.

Nonostante il risultato positivo, il Rapporto evidenzia criticità strutturali: il tasso di occupazione resta inferiore alla media europea e persistono ampi divari territoriali e di genere.

Come ha sottolineato il presidente dell’Inps Gabriele Fava:

“La previdenza non nasce al momento della pensione. Nasce nel primo contratto, nella prima retribuzione, nella continuità dei versamenti, nella qualità del lavoro, nella produttività, nella partecipazione delle donne e dei giovani al mercato del lavoro, nella capacità di contrastare il sommerso. Non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e dignitosamente retribuito”.

Servizi e salari bassi

La crescita dell’occupazione è stata trainata soprattutto dal settore dei servizi, caratterizzato da maggiore discontinuità lavorativa, produttività stagnante e retribuzioni più contenute.

Parallelamente diminuisce il peso dell’industria: le imprese industriali rappresentavano il 36% del totale nel 2007 e sono scese al 27% nel 2025, mentre cresce la quota delle aziende dei servizi.

Per sostenere imprese e occupazione, tra il 2023 e il 2025 sono stati destinati oltre 96 miliardi di euro tra sgravi contributivi e agevolazioni.

Lo stipendio medio

Nel 2025 la retribuzione media annua dei circa 21 milioni di lavoratori dipendenti pubblici e privati, esclusi operai agricoli e lavoratori domestici, è stata pari a 27.649 euro, con un aumento del 3,6% rispetto al 2024 e del 14,5% rispetto al 2019.

Dietro la media si nascondono però forti differenze:

  • i lavoratori full time per tutto l’anno percepiscono in media 41.872 euro lordi;
  • chi lavora part time e solo per parte dell’anno si ferma a circa 9.170 euro;
  • i lavoratori con occupazioni miste tra part time e periodi limitati dell’anno guadagnano mediamente circa 19 mila euro.

Secondo l’Inps, la durata effettiva del lavoro durante l’anno incide quanto la tipologia di impiego sul livello della retribuzione.

Inflazione e potere d’acquisto

Il Rapporto evidenzia che gli interventi fiscali e contributivi introdotti dal Governo hanno permesso ai lavoratori con redditi medio-bassi di recuperare quasi completamente la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione.

Tra il 2019 e il 2025 la retribuzione netta mediana dei lavoratori full time impiegati per tutto l’anno è aumentata del 19,2%, compensando sostanzialmente l’aumento dei prezzi.

Pensioni future a rischio

La principale preoccupazione dell’Inps riguarda le prospettive previdenziali delle nuove generazioni.

Salari contenuti, carriere discontinue e una minore continuità contributiva dei giovani rischiano infatti di tradursi in pensioni più basse nei prossimi decenni.

Il Rapporto segnala un crescente accumulo insufficiente di contributi già nei primi tre anni dall’ingresso nel mercato del lavoro.

Smart working e natalità

Tra gli aspetti più interessanti del Rapporto emerge il ruolo del lavoro da remoto.

Secondo l’Inps, lo smart working aumenta la probabilità che una donna diventi madre e favorisca anche la nascita di un secondo figlio. Inoltre, il reddito delle madri aumenta mediamente tra 1.100 e 1.300 euro nell’anno successivo alla nascita.

L’Istituto sottolinea però che gli incentivi economici, come l’Assegno unico universale e gli altri bonus, risultano realmente efficaci solo se accompagnati da servizi come gli asili nido e da una maggiore flessibilità lavorativa.

Donne e pensioni

Al 31 dicembre 2025 i pensionati italiani erano 16,4 milioni, per una spesa complessiva di circa 371 miliardi di euro.

Permane un forte divario di genere: gli uomini percepiscono una pensione media mensile di 2.166 euro, contro i 1.619 euro delle donne, una differenza di circa il 34% dovuta a carriere lavorative più discontinue e retribuzioni mediamente inferiori.

Le pensioni anticipate risultano le più elevate, con una media di 2.162 euro mensili, seguite dagli assegni di invalidità (1.130 euro), dalle pensioni di vecchiaia (1.035 euro), dalle reversibilità (868 euro) e dalle prestazioni assistenziali (511 euro).

Si lavora più a lungo

Le riforme previdenziali hanno progressivamente innalzato l’età effettiva di pensionamento.

L’età media per la pensione di vecchiaia è salita a 67,2 anni, mentre quella per la pensione anticipata ha raggiunto i 61,7 anni, con una contribuzione media di 42 anni.

Anche in questo caso il lavoro da remoto sembra incidere: il Rapporto evidenzia che chi lavora in smart working, soprattutto gli uomini, tende a rinviare il pensionamento.

Cresce inoltre il fenomeno dei cosiddetti “pensionati lavoratori”, persone che continuano a collaborare con le aziende anche dopo il pensionamento.

Il contributo degli stranieri

Il Rapporto sottolinea infine il ruolo sempre più importante dei lavoratori stranieri per la sostenibilità del sistema previdenziale.

Tra il 2019 e il 2025 i lavoratori provenienti da Paesi extra Unione europea sono aumentati di oltre il 35% e oggi un dipendente su sette è straniero.

Secondo il presidente Fava, questo dato dimostra quanto la capacità produttiva e la base contributiva italiana dipendano anche da una gestione efficace dei flussi migratori, accompagnata da percorsi di formazione, integrazione, legalità e lavoro regolare.