Ennesima escalation

Secondo giorno di scontri tra Usa e Iran, tre morti: Hormuz paralizzato, il petrolio schizza di nuovo

Washington intensifica gli attacchi, Teheran risponde colpendo basi americane nel Golfo Persico mentre il traffico marittimo rallenta

Secondo giorno di scontri tra Usa e Iran, tre morti: Hormuz paralizzato, il petrolio schizza di nuovo

Alle 22 italiane di mercoledì 8 luglio 2026 le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) hanno annunciato il lancio di una nuova serie di attacchi contro l’Iran su ordine di Trump.

L’operazione rappresenta un’ulteriore escalation del conflitto tra Washington e Teheran e punta, secondo gli Stati Uniti, a ridurre la capacità iraniana di minacciare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

Escalation Usa-Iran, tre morti nei raid americani

In una nota ufficiale, il Centcom ha spiegato che i raid sono stati effettuati per ridurre ulteriormente la capacità dell’Iran di attaccare navi mercantili e marinai civili innocenti nello Stretto di Hormuz.

Washington ritiene infatti Teheran responsabile delle recenti aggressioni contro navi commerciali ed equipaggi civili in transito lungo una delle rotte marittime più strategiche al mondo.

Secondo i funzionari militari statunitensi, nelle ultime ore sono stati colpiti circa 90 obiettivi militari iraniani, tra cui sistemi di difesa aerea, depositi di missili, basi per droni e altre infrastrutture strategiche.

Un’immagine dei nuovi attacchi

Gli attacchi fanno seguito ai bombardamenti della notte precedente, durante i quali gli Stati Uniti avevano già colpito circa 80 obiettivi militari, inclusi oltre 60 motoscafi appartenenti al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche.

Trump: “Se accadrà ancora la risposta sarà molto peggiore”

Il presidente Donald Trump ha definito i nuovi raid una rappresaglia per il bombardamento navale iraniano contro tre navi mercantili nello Stretto di Hormuz, accusando Teheran di avere violato il cessate il fuoco.

Il presidente americano ha inoltre avvertito che, qualora simili azioni dovessero ripetersi, la risposta degli Stati Uniti sarà “molto peggiore”.

L’avvertimento di Trump

I bombardamenti statunitensi hanno colpito anche la periferia della città di Ahvaz, nell’Iran occidentale. Secondo Valiolah Hayati, vice governatore del Khuzestan per la sicurezza, citato dall’agenzia Irna, i raid hanno provocato almeno tre vittime e diversi feriti.

La risposta dell’Iran: colpite basi Usa nel Golfo

Teheran ha definito gli attacchi statunitensi una “chiara violazione” dell’accordo di cessate il fuoco permanente raggiunto il 17 giugno.

Poche ore dopo i bombardamenti, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno rivendicato 85 raid contro basi statunitensi nei Paesi del Golfo Persico, effettuati con missili e droni.

Secondo la televisione di Stato iraniana, sarebbero state colpite due basi americane in Kuwait e altre due in Bahrein.

Anche il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore con gli Stati Uniti, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha lanciato un duro messaggio:

“L’America non ha ancora imparato che l’arroganza e la mancanza di lealtà non sono più gratuite. Per essere chiari: provate, e ne pagherete le conseguenze”.

 

Stretto di Hormuz quasi paralizzato

Le conseguenze militari si stanno riflettendo immediatamente anche sul traffico marittimo. Secondo Bloomberg, rilanciata da Al Jazeera, il traffico nello Stretto di Hormuz risulta ormai quasi completamente bloccato.

Mercoledì 8 luglio soltanto 14 navi mercantili hanno attraversato lo Stretto nelle due direzioni, il livello più basso dall’accordo provvisorio raggiunto tra Stati Uniti e Iran a metà giugno. Nelle tre settimane precedenti la media era stata di circa 34 transiti giornalieri.

In aumento il prezzo del petrolio volatile

La nuova escalation ha immediatamente inciso anche sui mercati energetici.

Nella giornata di ieri il petrolio ha registrato un forte rialzo: il Wti ha superato per breve tempo i 75 dollari al barile prima di attestarsi a 74,6 dollari (+6%), mentre il Brent del Mare del Nord è salito fino a 78,5 dollari (+5,9%).

Successivamente le quotazioni hanno mostrato un andamento più volatile.

Il Wti del Texas è sceso a 73,04 dollari al barile (-0,65%), mentre il Brent, dopo aver sfiorato gli 80 dollari, è arretrato a 77,5 dollari (-0,58%).

Carburanti, possibile nuova stangata

Il ritorno delle tensioni tra Stati Uniti e Iran ha interrotto la fase di stabilizzazione dei mercati energetici successiva all’accordo di giugno.

Dopo essere tornato intorno ai 70 dollari al barile, il prezzo del greggio è ripartito rapidamente al rialzo in seguito ai nuovi bombardamenti.

L’aumento delle quotazioni potrebbe tradursi già nelle prossime ore in nuovi rincari dei carburanti in Italia, poiché i prezzi alla pompa non avevano ancora beneficiato del precedente calo del petrolio.