Visita storica

Papa Leone a Lampedusa: “I migranti morti vittime delle decisioni mancate, per l’Europa una responsabilità epocale”

Dal cimitero dei senza nome alla Porta d'Europa fino al molo Favarolo, il Pontefice rilancia l'appello per una politica migratoria condivisa e rende omaggio alle vittime del Mediterraneo

Papa Leone a Lampedusa: “I migranti morti vittime delle decisioni mancate, per l’Europa una responsabilità epocale”

Papa Leone ha scelto Lampedusa per lanciare un forte appello all’Europa sul tema delle migrazioni. Nel corso della visita sull’isola, il Pontefice ha pregato al cimitero dei migranti senza nome, ha attraversato la Porta d’Europa, ha incontrato alcuni migranti appena sbarcati e ha celebrato la messa davanti a circa 4mila fedeli. Al centro del suo messaggio, la richiesta di una strategia europea condivisa e la denuncia delle responsabilità che continuano ad alimentare le tragedie nel Mediterraneo.

Preghiera tra le tombe

La visita è iniziata al cimitero dei senza nome, dove riposano molti migranti morti durante la traversata del Mediterraneo. Davanti alle croci di legno ricavate dai barconi, Papa Leone ha raccolto un momento di preghiera in memoria delle vittime.

Successivamente il Pontefice ha raggiunto la Porta d’Europa, monumento simbolo dell’approdo tra Africa ed Europa, fermandosi in silenzio a osservare il mare.

L’appello all’Europa

Durante la messa celebrata allo stadio comunale davanti a circa 4mila persone, Papa Leone ha rivolto un messaggio ai Paesi europei, definendo il fenomeno migratorio una sfida storica.

“Da questo estremo lembo d’Europa nel Mediterraneo si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee. L’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, è in grado di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo” per “accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti” e “nello stesso tempo lavorare per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare”.

L’incontro con i migranti

Nel corso della visita il Papa ha incontrato una ventina di migranti appena sbarcati al molo Favarolo, che da oggi porta il nome di “Molo Francesco” dopo la scopertura della targa commemorativa.

Davanti ai presenti il Pontefice ha denunciato le responsabilità che continuano a provocare morti nel Mediterraneo.

“L’amore è sempre nella libertà e la libertà sta nelle decisioni. C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate.”

Papa Leone ha poi aggiunto: “Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise: tutto questo riproduce oggi, del racconto evangelico, la fretta di ‘passare oltre’.”

Nel segno di Francesco

La visita richiama idealmente quella compiuta da Papa Francesco l’8 luglio 2013, primo viaggio del suo pontificato, quando denunciò la “globalizzazione dell’indifferenza” dopo un naufragio costato la vita a oltre 200 migranti.

Anche Papa Leone ha voluto rilanciare quel messaggio, sottolineando la necessità di trasformare Lampedusa da simbolo delle tragedie del Mediterraneo a luogo di speranza e incontro. Il Pontefice ha raggiunto la Porta d’Europa tenendo per mano una bambina e una donna in gravidanza, gesto che ha voluto rappresentare un segno concreto di vicinanza alle persone costrette a lasciare il proprio Paese.

Il fuori programma

Uno dei momenti più significativi della giornata è arrivato dopo il passaggio alla Porta d’Europa. Papa Leone ha deciso di scendere a piedi lungo un tratto della scogliera fino a raggiungere la costa, osservando il mare da vicino.

Durante il percorso il forte vento gli ha fatto volare la papalina, subito recuperata, in un fuori programma che ha accompagnato una delle immagini simbolo della visita.

Il messaggio finale

Concludendo la celebrazione, il Pontefice ha invitato a non lasciarsi sopraffare dalla paura e a guardare alle migrazioni con uno sguardo diverso.

“Non lasciamoci vincere dalla paura, ma guardiamo alle fatiche quotidiane come a un tempo di opportunità e testimonianza.”

Infine ha salutato i presenti con una frase in dialetto locale: “Abbiamo tutti in Dio un porto sicuro, O’scià!”.