Crisi umanitaria

Save The Children: “Almeno 21mila bambini uccisi a Gaza in 1.000 giorni di guerra”

Allarme sulle condizioni dell'infanzia nella Striscia: migliaia di vittime, malnutrizione, scuole distrutte e appello per un cessate il fuoco definitivo

Save The Children: “Almeno 21mila bambini uccisi a Gaza in 1.000 giorni di guerra”

Dopo mille giorni di guerra nella Striscia di Gaza, la situazione umanitaria continua a peggiorare, con i bambini che restano le principali vittime del conflitto. È l’allarme lanciato da Save the Children, che denuncia un bilancio sempre più drammatico: decine di migliaia di minori uccisi, centinaia di migliaia di sfollati e un’emergenza alimentare che mette a rischio la sopravvivenza di un’intera generazione.

Bilancio sempre più drammatico

Secondo i dati diffusi dall’organizzazione, almeno 21.000 bambini sono stati uccisi durante il conflitto, anche se il numero reale potrebbe essere più elevato. Il Site Management Cluster (SMC) stima inoltre che oltre 800.000 minori, pari a circa l’80% della popolazione infantile della Striscia, siano stati costretti a lasciare le proprie case.

Tra questi ci sono anche circa 7.000 bambini non accompagnati o separati dalle loro famiglie.

Scuole e case distrutte

La guerra ha avuto conseguenze devastanti anche sull’istruzione. Circa 625.000 bambini e adolescenti hanno perso tre anni di scuola, vedendo interrompersi più volte il percorso educativo a causa delle continue escalation del conflitto.

Anche le abitazioni sono state duramente colpite: oltre 370.000 case risultano danneggiate, quasi il 77% del patrimonio abitativo della Striscia. Molte famiglie sono state costrette a spostarsi ripetutamente, mentre la popolazione palestinese è oggi confinata in meno del 40% del territorio di Gaza.

Continuano le vittime

Save the Children sottolinea che anche dopo la dichiarazione del “cessate il fuoco” dello scorso ottobre le violenze non si sono fermate. Da allora sarebbero stati uccisi altri 275 minori.

Tra gli episodi più recenti figurano la morte di un bambino di otto anni, colpito da un drone mentre si trovava in una tenda per sfollati a Deir el-Balah, quella di una ragazza di 13 anni uccisa nel sud della Striscia dalle schegge di un bombardamento e quella della diciottenne Raghad Ashour, morta mentre si stava recando a sostenere gli esami di maturità.

Fame e malnutrizione

Alla guerra si aggiunge una gravissima emergenza alimentare. Secondo l’organizzazione, circa 245.000 bambini sono a rischio o già colpiti dalla malnutrizione.

Gli aiuti umanitari continuano a essere limitati e molti alimenti essenziali, come frutta fresca e uova, risultano ormai economicamente inaccessibili per gran parte delle famiglie.

Le voci dei bambini

Nel rapporto trovano spazio anche le testimonianze di alcuni giovani palestinesi, che raccontano la quotidianità vissuta tra bombardamenti, paura e speranza.

Amani, 14 anni, afferma:

“Potremmo morire da un momento all’altro. Spero che la guerra finisca per noi”. La ragazza aggiunge: “Spero che la guerra finisca, così da poter proseguire gli studi a Gaza e godere dei miei diritti come essere umano, proprio come le ragazze di altri Paesi. Vorrei vivere una vita serena, all’insegna dell’amore e della pace. A Gaza ci sono tanti bambini le cui voci rimangono inascoltate”.

Anche Bisan, 14 anni, guarda al futuro:

“Il mio desiderio è che la guerra finisca, che ognuno di noi possa tornare a casa e che le nostre vite tornino a essere quelle di prima”.

Reem, 16 anni, sogna invece di diventare medico:

“La cosa più importante è che la mia voce, e quella degli altri, arrivi a tutti, affinché la gente sappia cosa stiamo vivendo. Ho tantissimi sogni. Anche prima della guerra sognavo sempre di viaggiare e studiare all’estero. Questo non è cambiato. Continuo a coltivare quel sogno: viaggerò e proseguirò gli studi”.

L’allarme delle Nazioni Unite

Save the Children richiama anche un recente rapporto della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, secondo cui le autorità e le forze di sicurezza israeliane avrebbero deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi, con accuse che parlano di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

L’organizzazione evidenzia inoltre che, secondo l’UNFPA, il 96% dei bambini di Gaza percepisce la morte come un pericolo imminente.

L’impegno di Save the Children

Presente nel Territorio palestinese occupato dal 1953 e stabilmente dal 1973, Save the Children continua a operare sia direttamente sia attraverso organizzazioni partner locali.

Nel 2025 sono state assistite quasi 890.000 persone, di cui circa 430.000 bambini. A maggio 2026 gli interventi hanno raggiunto oltre 218.000 persone nella Striscia, tra cui più di 107.000 minori.

Le attività comprendono due cliniche sanitarie, 15 punti di assistenza nutrizionale, servizi idrici e igienico-sanitari, programmi di protezione dell’infanzia, sostegno psicologico, spazi temporanei per l’istruzione e aiuti economici alle famiglie.

L’organizzazione chiede che il cessate il fuoco diventi immediato e definitivo, considerandolo il primo passo per fermare le violazioni dei diritti dei bambini.

Tra le richieste rivolte alla comunità internazionale figurano anche l’accertamento delle responsabilità per i crimini commessi contro i minori, la sospensione del trasferimento di armi a Israele e l’interruzione di attività economiche e commerciali che, secondo Save the Children, contribuiscono a sostenere gli insediamenti israeliani nel Territorio palestinese occupato.