La polemica

Papa Leone ai lefebvriani: “Tornate indietro”. Ultimo appello prima delle consacrazioni episcopali in Svizzera

Il Pontefice scrive alla Fraternità San Pio X per scongiurare un nuovo atto scismatico. La replica: "Non vogliamo separarci dalla Chiesa romana"

Papa Leone ai lefebvriani: “Tornate indietro”. Ultimo appello prima delle consacrazioni episcopali in Svizzera

Alla vigilia delle quattro consacrazioni episcopali annunciate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X a Ecône, in Svizzera, Papa Leone XIV ha rivolto un accorato appello ai lefebvriani affinché rinuncino a un gesto che il Vaticano considera illegittimo e potenzialmente scismatico. In una lettera indirizzata al superiore della Fraternità, don Davide Pagliarani (in copertina), il Pontefice ha chiesto di evitare una nuova frattura all’interno della Chiesa, ribadendo al tempo stesso la disponibilità al dialogo.

Chi sono i lefebvriani

La Fraternità fu fondata a Friburgo (in Germania, sul confine con la Svizzera) il 1º novembre 1970 dall’arcivescovo Marcel Lefebvre, protagonista dello storico scontro con la Santa Sede che portò alla sua scomunica durante il pontificato di san Giovanni Paolo II.

Marcel Lefebvre

È composta da sacerdoti, frati, suore ed è diretta da un superiore generale (oggi don Davide Pagliarani). Secondo i dati diffusi dalla stessa Fraternità, oggi conta circa 700 sacerdoti, oltre 200 seminaristi, centinaia di religiosi e religiose, sei seminari internazionali, una quindicina di distretti territoriali, più di 150 priorati e circa 700-800 chiese, cappelle e centri di culto sparsi nel mondo.

Ecône, in Svizzera, rappresenta invece un luogo fondamentale per i lefebvriani perché qui, nel 1988, avvennero quattro ordinazioni episcopali contro l’ordine di papa Giovanni Paolo II, che sancirono la rottura tra monsignor Lefebvre (poi scomunicato) e la Fraternità e la Santa Sede.

Alla base della frattura tra la Fraternità San Pio X e la Chiesa cattolica rimane il mancato riconoscimento di alcuni punti fondamentali del Concilio Vaticano II.

Tra i temi più contestati figurano l’ecumenismo, il maggiore coinvolgimento dei laici nella vita ecclesiale e la riforma liturgica che ha introdotto la celebrazione della Messa nelle lingue nazionali, superando l’uso esclusivo del latino.

L’appello del Pontefice

Come scritto dall’Ansa, la recente lettera di Papa Leone, datata 29 giugno 2026 in occasione della solennità dei santi Pietro e Paolo e resa pubblica alla vigilia delle consacrazioni, è caratterizzata da un tono particolarmente intenso.

Vi prego con il cuore, tornate indietro, lacerare la tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità – scrive Papa Leone rivolgendosi ai membri della Fraternità San Pio X – Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori”.

Il Pontefice invita inoltre i responsabili del movimento a riflettere sulle conseguenze spirituali dell’iniziativa:

“Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e, in taluni casi, persino valida dei sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione”.

Apertura al dialogo

Pur ribadendo la gravità della situazione, Papa Leone tende la mano ai lefebvriani, confermando la disponibilità della Chiesa a trovare una soluzione condivisa.

“La Chiesa è disponibile a un percorso di dialogo e di intesa – afferma il Pontefice, riconoscendo – l’attaccamento alla vita liturgica, l’impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla tradizione che caratterizzano molte persone e comunità legate a questa fraternità”.

L’iniziativa si inserisce nel solco del pontificato di Leone, che fin dal suo insediamento ha posto l’unità dei cristiani tra le priorità del proprio ministero.

La risposta dei lefebvriani

Alla lettera del Papa è seguita la replica della Fraternità Sacerdotale San Pio X, che respinge l’accusa di voler provocare una divisione nella Chiesa.

“Paradossalmente, nel contesto odierno, ci sembra proprio di dover fare tutto il possibile per cucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con un autentico spirito cattolico. Chiediamo semplicemente di considerare l’autenticità di questa intenzione prima di prendere una decisione in merito alla Fraternità sacerdotale. Non è troppo tardi”.

I lefebvriani aggiungono:

“Lungi da noi l’idea di separarci dalla Chiesa romana; al contrario desideriamo servirla in modo straordinario”.

La lettera si conclude con una richiesta rivolta direttamente al Pontefice:

“Le chiediamo gentilmente di darci la benedizione”.

Le consacrazioni contestate

Nonostante gli appelli provenienti dal Vaticano, la Fraternità ha confermato il programma delle consacrazioni episcopali previste a Ecône, dove saranno ordinati quattro nuovi vescovi: due francesi, uno svizzero e uno statunitense.

Le ordinazioni sono considerate illegittime dalla Santa Sede perché prive del necessario mandato pontificio, requisito indispensabile secondo il diritto canonico.

Già nelle scorse settimane il Dicastero per la Dottrina della Fede aveva lanciato un ultimo avvertimento. Il prefetto, il cardinale Victor Manuel Fernández, aveva dichiarato che “le ordinazioni episcopali non hanno il corrispondente mandato pontificio” e che “questo gesto costituirà un atto scismatico”.

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