Cinque morti in Italia in 24 ore attribuiti al caldo, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità. Nessun riscontro, al momento, secondo il ministero della Salute. Nel pieno dell’ondata di calore che ha portato il bollino rosso in gran parte del Paese, si apre un caso sui numeri e sul modo in cui si contano le vittime delle temperature estreme.

La dichiarazione arriva dall’Oms Europa. Il direttore regionale Hans Kluge ha parlato di una fase critica per tutto il continente, definendo le ondate di calore in corso una sorta di “prova generale” di ciò che l’Europa dovrà affrontare sempre più spesso. Secondo l’Oms, in Italia sarebbero stati registrati 5 decessi legati al caldo nelle ultime 24 ore.
Poche ore dopo, però, il ministero della Salute ha corretto il quadro. Francesco Campitiello, capo del dipartimento della Prevenzione, ha spiegato:
“A noi attualmente non risultano questi decessi”. E ha aggiunto che i dati italiani sono “just in time”, basati sulle comunicazioni reali fornite dai Comuni, mentre l’Oms lavorerebbe su “proiezioni statistiche”.
Il punto non è solo nei numeri
Quando si parla di morti da caldo, infatti, si possono usare due strade diverse. La prima è quella del decesso certificato o segnalato direttamente come collegato alle temperature: un malore, un colpo di calore, un aggravamento clinico evidente, registrato dalle strutture sanitarie o dai Comuni.
La seconda è quella epidemiologica: si confrontano i decessi osservati in un certo periodo con quelli attesi sulla base degli anni precedenti e si stima l’eccesso di mortalità attribuibile al caldo. È il metodo più usato negli studi internazionali, perché molte morti da caldo non finiscono nei certificati con la formula “colpo di calore”. Spesso il caldo aggrava patologie già presenti: scompenso cardiaco, insufficienza renale, problemi respiratori, diabete, fragilità neurologiche.
Per questo può accadere che un sistema sanitario nazionale non abbia ancora registrato un picco evidente, mentre un organismo internazionale segnali un impatto stimato sulla base di modelli e confronti statistici. Non significa automaticamente che uno dei due dati sia falso: significa che misurano cose diverse, con tempi diversi.
L’Oms: “Potenziare la prevenzione”
Nel suo intervento, Kluge ha chiesto ai Paesi europei di rafforzare le misure di prevenzione. L’Oms ricorda da tempo che il caldo è uno dei principali rischi sanitari legati al clima. Non colpisce soltanto durante le ore centrali del giorno, ma anche di notte, quando le temperature minime restano alte e impediscono al corpo di recuperare.
Secondo l’Oms Europa, negli ultimi quattro anni il caldo ha causato oltre 200mila morti nell’Unione europea e nei Paesi associati. Il messaggio dell’organizzazione è chiaro: molte di queste morti sono prevenibili con piani di allerta, assistenza agli anziani soli, adattamento urbano, luoghi freschi accessibili, informazione capillare e protezione dei lavoratori esposti.
Il ministero: “Nessun picco da evidenziare”
La posizione del ministero italiano è più prudente sul dato immediato. Campitiello ha spiegato che, sulla base dei dati reali disponibili, “ad oggi non abbiamo ancora nessun picco da evidenziare”. Il ministero monitora l’evoluzione dell’ondata attraverso i bollettini sulle ondate di calore e il sistema di sorveglianza sanitaria.
Il chiarimento arriva in una giornata, il 30 giugno 2026, in cui il bollettino nazionale indicava 25 città da bollino rosso, cioè il livello massimo di rischio. Il rosso, va ricordato, non riguarda solo anziani, bambini e malati cronici: indica condizioni che possono avere effetti negativi anche su persone sane e attive, soprattutto se esposte a lungo, impegnate in attività fisica o costrette a lavorare all’aperto.
Perché il caldo uccide spesso senza essere visto
Il caldo è un killer difficile da contare. Una vittima di un’alluvione o di un incendio è immediatamente riconoscibile. Una vittima del caldo, molto meno. Può essere un anziano disidratato, una persona con cuore fragile, un lavoratore colpito da malore, un paziente ricoverato che peggiora durante giorni di temperature estreme.
È anche per questo che i numeri definitivi arrivano spesso settimane o mesi dopo, quando gli epidemiologi confrontano la mortalità reale con quella attesa. Durante l’emergenza, invece, i dati amministrativi possono essere più cauti, perché registrano solo ciò che è già stato segnalato e validato.
Il caso italiano racconta proprio questa distanza: l’Oms lancia l’allarme sulla base di una lettura sanitaria europea e di stime rapide; il ministero replica che nei canali ufficiali nazionali quei cinque decessi non risultano ancora.
Il punto più importante, quindi, non è stabilire in tempo reale se i morti siano cinque, zero o destinati a emergere nei prossimi giorni. Il punto è che i sistemi sanitari devono prepararsi a una condizione che non è più eccezionale. Le ondate di calore stanno diventando più frequenti, più intense e più lunghe, soprattutto in Europa.