La Presidente della Commissione europea, intervenendo il mese scorso al Vertice europeo sull’intelligenza artificiale e i bambini tenutosi a Copenaghen, ha reso noto l’obiettivo del Digital Fairness Act (DFA) in corso di redazione. Si tratta di una disposizione normativa che mira a introdurre misure contro le pratiche delle piattaforme digitali che puntano a creare dipendenza nei minori. La presentazione ufficiale della proposta da parte dell’esecutivo comunitario avverrà, con molta probabilità, entro la fine del corrente anno.
I rischi commerciali nell’industria videoludica
Il problema principale concerne, nello specifico, i rischi che i game veicolano attraverso le moderne strategie di marketing dell’industria videoludica. Si stima che un terzo dei videogiocatori totali del 2025 abbia tra i 6 e i 16 anni. Il DFA europeo non andrà a sostituire i regolamenti esistenti ma dovrebbe colmare le lacune ancora presenti e perfezionare la sicurezza dei consumatori in questo ambito.
Il contrasto alle trappole d’acquisto e ai sistemi manipolativi
Tra le principali previsioni del provvedimento, accanto alla limitazione delle cosiddette “trappole d’acquisto”, ovvero di quelle interfacce ingannevoli progettate per indurre gli utenti a compiere scelte non intenzionali, figurano anche e soprattutto misure tese a rafforzare la tutela dei minori. Le norme in fase di redazione puntano, in primis, a contrastare tutte quelle pratiche digitali, ingannevoli e manipolative, idonee a creare dipendenza, specie nei contesti di fragilità o immaturità psicologica. Tra le più significative, l’Europa punta al blocco delle notifiche push continue destinate ai più piccoli e, soprattutto, all’introduzione di sistemi standardizzati a livello europeo per garantire che l’infanzia e l’adolescenza non accedano a piattaforme non idonee.
La proposta del Testo Unico Social di Meritocrazia Italia
Proprio il divieto di utilizzo delle piattaforme al di sotto di certi limiti di età è da tempo auspicato da parte di Meritocrazia Italia con il Testo Unico Social. Attraverso questo documento si propone di:
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imporre alle piattaforme digitali di dotarsi delle misure tecniche idonee a filtrare contenuti illeciti e a raccogliere efficacemente e tempestivamente le relative segnalazioni;
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disciplinare un’azione risarcitoria esperibile da chi subisce danni dall’uso malsano e distorto dei social e di internet;
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affidare agli operatori di settore migliori e più chiare linee di indirizzo sulla definizione dei contenuti illeciti e implementare le ipotesi di reato per le offese perpetrate sui social;
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favorire la leale collaborazione tra gestori delle piattaforme e autorità giudiziarie e amministrative, dotando ogni cittadino di un account da scrivere sul documento di identità;
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predisporre una formazione scolastica adeguata sull’utilizzo dei social;
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consentire l’utilizzo e la visione di programmi ai soggetti di età inferiore ai 16 anni solo per tempi limitati, per non più di un’ora giornaliera.
Formazione e prevenzione per evitare danni irreversibili
I pregiudizi dovuti a sviluppo di dipendenza, aggressività e depressione potrebbero purtroppo essere irreversibili. Per questo, oltre a nuovi divieti, il movimento ritiene necessario implementare anche un adeguato sistema di formazione e prevenzione. Ancora una volta, sono le scuole, in sinergia con famiglie e Istituzioni, a poter fornire le giuste risposte. A tal proposito si suggerisce di:
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incentivare programmi e campagne di informazione e sensibilizzazione;
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introdurre l’insegnamento di una nuova disciplina specifica come l’educazione digitale, a partire dalla scuola primaria.
Nelle fasce d’età più basse l’educazione digitale potrebbe incentivare il corretto uso e abituare a limiti adeguati. Nei ragazzi più grandi, questa nuova disciplina potrebbe costituire una valida guida volta non solo allo sviluppo delle corrette potenzialità delle moderne tecnologie ma, soprattutto, alla consapevolezza sui rischi e sulle strategie per aggirarli.