Cooperazione sanitaria

OTB Foundation e Medici Senza Frontiere ad Amman: tecnologia 3D e cure integrate per i sopravvissuti ai conflitti

Sostegno al Reconstructive Surgery Hospital in Giordania per chirurgia ricostruttiva, salute mentale e riabilitazione: nel 2026 previsti oltre 500 pazienti presi in carico

OTB Foundation e Medici Senza Frontiere ad Amman: tecnologia 3D e cure integrate per i sopravvissuti ai conflitti

OTB Foundation sostiene le attività del Reconstructive Surgery Hospital di Medici Senza Frontiere ad Amman, in Giordania, con un contributo iniziale di 75.000 euro per il 2026.

Il progetto, intitolato “L’ospedale di tutte le guerre”, è dedicato alla cura dei sopravvissuti ai conflitti e integra chirurgia ricostruttiva, salute mentale e riabilitazione.

Il programma punta a un approccio di cura che accompagna il paziente oltre l’intervento chirurgico, dalla ricostruzione fisica fino al reinserimento sociale. L’obiettivo è restituire autonomia, dignità e possibilità di futuro a persone colpite da amputazioni, ustioni gravi e traumi complessi.

Numeri del progetto

Nel corso del 2026 il programma prevede la presa in carico di circa 516 pazienti, con una media di 43 ricoveri al mese.

Si stima inoltre che circa 2.500 persone tra familiari e caregiver beneficeranno indirettamente delle attività dell’ospedale.

L’ospedale utilizza tecnologie di stampa 3D per la realizzazione di protesi e dispositivi personalizzati, pensati per migliorare il recupero funzionale e l’autonomia dei pazienti.

Sono inoltre sviluppate maschere facciali trasparenti per persone con ustioni, progettate per garantire maggiore comfort durante il percorso terapeutico.

Salute mentale centrale

Un ruolo chiave è affidato al supporto psicologico, in particolare per bambini e adolescenti che hanno subito traumi legati ai conflitti.

“Questi ragazzi hanno vissuto un dolore che le loro menti non sono in grado di sopportare, e avranno bisogno di una psicoterapia a lungo termine”, spiega il dottor Ahmad Mahmoud Al Salem.

Il centro di Amman accoglie pazienti provenienti da Palestina, Siria, Iraq e Yemen.

Nato nel 2006 per rispondere ai feriti della guerra in Iraq, oggi è uno dei principali riferimenti regionali per la chirurgia ricostruttiva post-bellica.

Le parole di OTB

“Da vent’anni OTB Foundation sceglie di intervenire dove esistono fragilità profonde ma anche opportunità concrete di cambiamento”, afferma Arianna Alessi.

“Non crediamo che la cura finisca con un intervento chirurgico. Crediamo nella possibilità di restituire alle persone la libertà di tornare a studiare, lavorare e immaginare il proprio futuro”.

La visione di MSF

“Ad Amman abbiamo costruito qualcosa di raro: un luogo dove la cura non finisce con l’intervento chirurgico”, sottolinea Medici Senza Frontiere attraverso il Direttore Generale Stefano Di Carlo.

L’organizzazione evidenzia come il sostegno dei partner consenta di investire in innovazione, supporto psicologico e formazione professionale.

Percorsi di recupero

Le storie dei pazienti raccontano percorsi di riabilitazione graduale, dalla difficoltà iniziale fino al ritorno all’autonomia.

Il giovane Mahmoud, ferito da bambino durante un attacco aereo, racconta:

“Ora le uso normalmente. Le difficoltà ci sono ancora, ma sto meglio di prima. Il mio obiettivo è laurearmi e lavorare all’estero”.

Il modello dell’ospedale punta a un concetto di cura che unisce innovazione tecnologica e reinserimento sociale.

L’obiettivo finale è trasformare la riabilitazione in un percorso completo, capace di ricostruire non solo il corpo, ma anche identità e prospettive di vita.