"dieci minuti"

Meloni chiude a Vannacci: “Non vedo differenze con le opposizioni”

"Difficilmente tu puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere"

Meloni chiude a Vannacci: “Non vedo differenze con le opposizioni”

Giorgia Meloni chiude la porta a Roberto Vannacci e al suo progetto politico. Nell’intervista a “10 minuti” su Rete 4, condotta da Nicola Porro il 29 giugno 2026, la presidente del Consiglio sceglie parole nette per marcare la distanza dall’ex generale e da Futuro Nazionale.

La frase più dura arriva quando le viene chiesto se possa esistere uno spazio di dialogo con Vannacci. Meloni risponde così:

“Francamente non mi pare che ci sia grande differenza tra il suo movimento e tutti gli altri partiti di opposizione”. Poi aggiunge: “Votano come la sinistra, vogliono mandare a casa il governo esattamente come la sinistra, parlano solo contro di noi tutto il giorno esattamente come la sinistra”.

“Difficile costruire con chi vuole distruggere”

Per Meloni, Vannacci non rappresenta un alleato potenziale da recuperare, ma un soggetto che si è collocato fuori dal perimetro della maggioranza. La premier usa una formula ancora più esplicita:

“Difficilmente tu puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere”.

È una chiusura che pesa perché arriva in una fase in cui il movimento dell’ex generale prova a intercettare una parte dell’elettorato di destra più radicale e protestatario. Meloni, però, respinge la logica dell’inseguimento e ribalta il quadro: chi attacca il governo da destra, sostiene, finisce nei fatti per fare lo stesso lavoro delle opposizioni.

Meloni chiude a Vannacci: "Non vedo differenze con le opposizioni"
Roberto Vannacci

Il paragone con la sinistra

La premier insiste sul parallelismo con i partiti di opposizione:

“Ieri avevamo Schlein, Conte, Bonelli, Renzi, Gruber e compagnia cantante. Oggi abbiamo Schlein, Conte, Bonelli, Renzi, Gruber, compagnia cantante e Vannacci”.

Meloni costruisce una linea di demarcazione comunicativa: da una parte il governo e la maggioranza, dall’altra tutti quelli che, pur da posizioni diverse, lavorano per indebolirli. In questa lettura Vannacci non viene trattato come una costola della destra, ma come un avversario politico che ha scelto la strada dell’opposizione.

Migrazione: dagli slogan alla gestione dei flussi

Il nodo della distanza emerge anche sul tema della remigrazione, una delle parole d’ordine più identitarie legate all’area vannacciana. Meloni evita di inseguire la formula e riporta il discorso sul terreno del governo: controlli, rimpatri, accordi con i Paesi di origine e transito, rapporti europei e strumenti giuridici praticabili.

Il caso Rutte e i voli dalle basi italiane

La stessa distinzione tra slogan e responsabilità torna nel passaggio dedicato alla politica estera. Meloni interviene sulle parole del segretario generale della Nato, Mark Rutte, relative ai voli partiti dalle basi americane in Italia nel quadro delle tensioni con l’Iran. La premier definisce Rutte “molto approssimativo” e contesta l’idea che quei movimenti possano essere letti come una partecipazione italiana ad attività offensive.

Meloni spiega che Roma ha autorizzato solo attività previste dagli accordi e di natura “non cinetica”, cioè non direttamente offensiva.

E avverte: “Bisogna essere cauti”. In una fase internazionale così fragile, dice in sostanza la premier, una parola sbagliata può produrre conseguenze diplomatiche, alimentare tensioni e trasformare una questione operativa in un caso politico.

Meloni sembra voler anche qui segnare una distanza con il leader di FI, sottolineando che governare significa distinguere, precisare, correggere e assumersi responsabilità anche quando il terreno è scivoloso.

Il salario giusto come prova di governo

Nello stesso schema rientra anche il passaggio sui salari. Meloni respinge l’idea che occuparsi di lavoro significhi adottare le ricette della sinistra:

“Non sono diventata di sinistra”, dice, distinguendo tra salario minimo e salario giusto.

Per la premier, il salario minimo fissato per legge rischia di essere una scorciatoia, mentre il “salario giusto” deve passare dalla contrattazione collettiva e dal riconoscimento dell’intero pacchetto di diritti previsto dai contratti. Anche questo passaggio serve a rafforzare il messaggio principale: stare al governo significa scegliere strumenti concreti, non limitarsi alla protesta.

Politica estera e responsabilità

La stessa contrapposizione tra radicalità e governo compare nella parte dell’intervista dedicata alla politica estera. Meloni difende la collocazione occidentale dell’Italia, ma rivendica autonomia:

“Non sono antiamericana oggi, non ero inginocchiata ieri”. La frase, riferita al rapporto con gli Stati Uniti, si inserisce nella postura che la premier vuole attribuire al suo governo: alleati, ma non subalterni; fedeli al campo occidentale, ma franchi.