Il 2027 sarà l’anno in cui i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per le elezioni politiche al fine di rinnovare la composizione del Parlamento e, di conseguenza, quella del Governo. In attesa di capire se il voto si svolgerà in autunno come da norma o se sarà anticipato in primavera, in questa rovente estate 2026, al centro delle priorità dell’Esecutivo Meloni c’è la modifica alla Legge elettorale.
Domani, martedì 30 giugno 2026, il testo torna alla Camera dopo la prima discussione avvenuta settimana scorsa. Ma le date da segnare in rosso sul calendario sono quelle tra il 7 e il 9 luglio 2026, quando Montecitorio, probabilmente anche con sedute notturne, voterà sulla riforma, che poi passerà al Senato per il via libera definitivo.
Cosa prevede la riforma
Il testo allo studio introduce un sistema proporzionale con premio di governabilità. La coalizione o la lista che raggiunge almeno il 42% dei voti a livello nazionale può ottenere un premio aggiuntivo: 70 seggi alla Camera e 35 al Senato.
Rispetto alle prime bozze, il testo è stato modificato: è stato eliminato il ballottaggio, la soglia per accedere al premio è salita dal 40% al 42% e il tetto massimo dei seggi ottenibili dalla coalizione vincente è stato ridotto.
Resta però un punto politico decisivo: se nessuno raggiunge il 42%, il sistema funziona come un proporzionale senza premio. In quel caso, i seggi verrebbero distribuiti in base ai voti ottenuti dalle liste e dalle coalizioni.
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Il nodo sulle preferenze
La faccenda tocca da vicino entrambi gli schieramenti politici. Da un lato il Centrosinistra proveranno il più possibile a fare muro al testo attraverso emendamenti, pregiudiziali e interventi. Nel campo del Centrodestra, invece, il nodo da sciogliere è quello delle preferenze, tema per il quale si cerca una via unitaria, cioè sulla possibilità per i votanti di scegliere direttamente i parlamentari da eleggere.
A riguardo, l'ex generale Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, ha sfidato apertamente la Premier Giorgia Meloni, chiedendo che il voto sull’emendamento per reintrodurre le preferenze avvenga alla luce del sole, senza ricorrere al voto segreto.
Fratelli d’Italia si è spesso detto favorevole al ritorno delle preferenze, mentre altre forze della maggioranza sono più fredde o contrarie. È qui che è intervenuto Vannacci, chiamando in causa direttamente Meloni e accusandola di guidare una coalizione che, nei fatti, “non vuole ridare la sovranità al popolo” e preferisce mantenere il potere “nelle segreterie dei partiti”.
"Se veramente Meloni e Fratelli d’Italia vogliono le preferenze – aveva dichiarato l'ex generale – la premier deve chiedere ai capigruppo della coalizione di non ricorrere al voto segreto. Metteteci la faccia ogni tanto".
Salvini su Vannacci: "Non mi frega più"
Nel frattempo, Matteo Salvini, vicepremier e ministro ai Trasporti e alle Infrastrutture è tornato a parlare di Vannacci e dell'exploit che, secondo i sondaggi di agenzia, starebbe avendo il suo partito a scapito delle altre forze di Centrodestra.
"Non mi esalto quando i sondaggi vanno bene, non mi deprimo quando vanno male. Il mio sondaggio è il giorno delle elezioni politiche, quindi autunno 2027: osservo con attenzione e rispetto Vannacci, ma non ho nessun tipo di preoccupazione" ha detto al Palacongressi di Rimini teatro di "ExpoAid 2026".
Davanti alla platea dei giovani della Lega riuniti a Milano Marittima per la tre giorni di "Nexus, la generazione che non si arrende" ha poi aggiunto:
"Io non porto rancore. C'è più una delusione umana che politica che dura qualche ora e poi si guarda avanti. Sicuramente, visto che gli abbiamo aperto le porte di casa nostra, rimangiarsi tutto nel giro di qualche settimana - da parte, poi, di un uomo in divisa che dovrebbe essere cresciuto nel rispetto della parola data - è stata una delusione.
Abbiamo l'ansia da prestazione? No. Lo seguo con la dovuta attenzione e il dovuto rispetto. Non ci siamo sentiti più al telefono: mi freghi una volta, non due".
Tornando a parlare del Carroccio, il segretario ha riferito:
"L'anno scorso i militanti mi hanno chiesto di continuare a fare il segretario per quattro anni. Uno è passato, ce ne sono altri tre. Farò con orgoglio il militante fra militanti da segretario in questo momento per altri tre anni.
Guiderò la campagna elettorale che non sarà una campagna elettorale solitaria: servono i capitani, ma servono le truppe. Perché capitani, generali o colonnelli, senza truppe motivate, determinate e orgogliose, non vanno da nessuna parte. E quindi, da Zaia, a Fedriga, ai sindaci e ai governatori, me li aspetto tutti, non dietro, ma di fianco per vincere la campagna elettorale".