Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto giovedì 25 giugno 2026 nell’Aula di Montecitorio per la cerimonia celebrativa degli 80 anni dalla seduta inaugurale dell’Assemblea Costituente, riunita per la prima volta il 25 giugno 1946.
Una ricorrenza dal forte valore simbolico: in quella stessa Aula, dopo il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 e la scelta tra Monarchia e Repubblica, prese avvio il lavoro politico e giuridico che avrebbe portato alla nascita della Costituzione italiana.
Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il presidente del Senato Ignazio La Russa e il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso.

La mostra nella Sala della Lupa
Prima dell’intervento in Aula, Mattarella ha visitato la mostra “1946: nasce la Repubblica, l’Assemblea Costituente a Montecitorio”, allestita nella Sala della Lupa, luogo in cui furono proclamati i risultati del referendum del 2 giugno.

Il percorso espositivo ha accompagnato la celebrazione istituzionale ricostruendo il passaggio dalla fine della guerra alla nascita della Repubblica, dalla caduta del fascismo alla costruzione di un nuovo patto democratico.
Il richiamo alla libertà conquistata dopo dittatura e guerra
Nel suo discorso, Mattarella ha ricordato che la strada verso il referendum e l’elezione dell’Assemblea Costituente non fu semplice. La democrazia italiana, ha sottolineato il Capo dello Stato, nacque dopo un prezzo altissimo pagato da partigiani, popolazioni colpite dalle violenze nazifasciste, militari internati, cittadini ebrei deportati e da quanti contribuirono alla Liberazione.

Il Presidente ha richiamato il ruolo di una classe dirigente non compromessa con il regime fascista, capace di assumersi la responsabilità della transizione. Nonostante il crollo del fascismo e le responsabilità della monarchia, l’Italia, ha ricordato, non era una terra senza guida politica e morale.
Donne, suffragio universale e nuova Italia
Uno dei passaggi centrali del discorso ha riguardato la partecipazione delle donne alla vita democratica. Con il voto del 1946, per la prima volta, il suffragio divenne realmente universale e il Paese legale coincise con il Paese reale.
Mattarella ha ricordato le 21 donne elette all’Assemblea Costituente e il ruolo anticipatore delle tredici Consultrici della Consulta nazionale. Un passaggio sottolineato dagli applausi dell’Aula, perché la nascita della Repubblica coincise anche con l’ingresso pieno delle donne nella vita politica nazionale.

La Costituzione come patto comune
Nel cuore dell’intervento, il Presidente ha insistito sul significato più profondo della Costituzione: non un semplice compromesso tra forze politiche, ma un patto capace di tenere insieme libertà individuali, diritti sociali, comunità, istituzioni e collocazione internazionale dell’Italia.
Per Mattarella, il lavoro dei Costituenti fu il risultato di una sintesi alta tra culture politiche diverse. La Democrazia cristiana, i socialisti, i comunisti, i liberali, gli azionisti e le altre componenti dell’Assemblea seppero superare le fratture del dopoguerra e dare al Paese una Carta riconosciuta come patrimonio comune.
Da qui il passaggio più politico del discorso: “La Repubblica è di tutti”.
Saragat, Calamandrei e il volto umano della Repubblica
Il Capo dello Stato ha richiamato anche le parole di Giuseppe Saragat, presidente dell’Assemblea Costituente, che all’apertura dei lavori esortò i Costituenti a fare in modo che la Repubblica avesse un “volto umano”.
Mattarella ha collegato quella formula al senso stesso della Costituzione, presentata come il volto e l’anima della democrazia italiana. Nel suo intervento sono tornati anche i nomi di Piero Calamandrei, Carlo Sforza, Alcide De Gasperi, Umberto Terracini, Costantino Mortati e di figure simboliche dell’antifascismo e del Risorgimento civile italiano.

Il Presidente ha ricordato come nella Carta convivano le eredità del Risorgimento, della Resistenza, della lotta contro la dittatura e della volontà di costruire una Repubblica fondata sulla persona, sui diritti e sulla pace.
La cerimonia si è chiusa con il discorso del Presidente e con un lungo applauso dell’Aula. Al termine, Mattarella ha concluso con le parole “Viva la Repubblica, viva la Costituzione”, accolte da una standing ovation.
Dopo gli interventi istituzionali, si sono esibiti l’orchestra e il coro del Teatro dell’Opera di Roma, diretti dal maestro Michele Mariotti, con un repertorio verdiano.