La settimana che si è appena conclusa ha segnato una svolta e un dibattito accesissimo in Europa sul fronte dei migranti. Al centro dei riflettori, a margine del Consiglio Europeo di Bruxelles, c’è stata la questione dei cosiddetti “return hubs”, ovvero i centri di rimpatrio per migranti irregolari situati al di fuori dei confini dell’Unione Europea.
Il via libera del Parlamento Europeo
La discussione al Consiglio Europeo è stata infiammata da un passaggio istituzionale chiave avvenuto proprio a metà settimana, mercoledì 17 giugno 2026: il Parlamento Europeo ha approvato in via definitiva il nuovo Regolamento sui rimpatri. Questo nuovo testo fornisce per la prima volta una base giuridica comunitaria che permette agli Stati membri di stringere accordi bilaterali per trasferire i migranti irregolari (esclusi i minori non accompagnati) in hub di detenzione e rimpatrio situati in Paesi terzi extra-UE, allungando i tempi massimi di trattenimento fino a 24 mesi per prevenire il rischio di fuga.
La posizione di Giorgia Meloni
Per la Presidente del Consiglio italiana, il voto di Strasburgo e il successivo dibattito a Bruxelles rappresentano una netta vittoria politica e ideologica. La capa del governo ha espresso forte soddisfazione, sottolineando come il modello italiano (riferendosi implicitamente al protocollo con l’Albania) abbia fatto da apripista e stia diventando la linea guida dell’intera Unione.
Meloni ha commentato l’approvazione del regolamento definendola una “promessa mantenuta”. La leader politica ha rimarcato come l’approccio pragmatico della difesa dei confini esterni e della delocalizzazione dei rimpatri sia ormai passato dall’essere una proposta isolata a una realtà normativa europea. Per l’esecutivo italiano, l’esistenza di una cornice giuridica UE legittima e blinda i progetti di esternalizzazione, superando i passati stalli giuridici e i conflitti con i tribunali interni.
La contromossa di Emmanuel Macron
La voce più forte e controcorrente a Bruxelles è stata quella del Presidente francese Emmanuel Macron, che ha espresso una netta bocciatura della linea dei “return hubs”, smarcandosi dalla maggioranza dei leader europei. Il capo di Stato ha sollevato due obiezioni principali riguardanti l’efficacia pratica e i valori fondanti.
“La Francia non sostiene la politica degli hub di rimpatrio nei Paesi terzi. Non ho mai visto un centro di rimpatrio in un Paese terzo funzionare davvero.” Questa la dichiarazione con cui il cinquantenne all’Eliseo ha espresso forte scetticismo sulla reale utilità tecnica e logistica di queste strutture, definendole sostanzialmente inefficienti e dubitando che possano risolvere il problema dei rimpatri (una linea condivisa anche dal Premier spagnolo Pedro Sánchez, che ha parlato di “risorse economiche sprecate”).
Il politico francese ha messo infine in dubbio la natura stessa di questi centri rispetto all’identità europea: “Non sono sicuro che sia questo l’ideale della nostra Europa. Non sono sicuro che questi siano i principi fondamentali su cui la nostra Europa è stata costruita”.