L’ultimo aggiornamento sulla questione femminicidi, dopo le dichiarazioni di Roberto Vannacci, arriva il 17 giugno 2026, dalla Francia, al termine del G7 di Évian-les-Bains. Giorgia Meloni, rispondendo a una domanda sulle parole del leader di Fronte Nazionale contro il reato di femminicidio, sceglie una replica laconica:
“Quello che penso sul reato di femminicidio l’ho dimostrato con l’approvazione della legge”.
🔴 Conferenza stampa a margine del G7 in Francia https://t.co/UZRtroiiSs
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) June 17, 2026
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La premier richiama un atto di governo, cioè l’introduzione del reato autonomo di femminicidio, e prova a fissare il punto giuridico e culturale della questione.
Ma non rinuncia a pungere:
“Mi sembra che Futuro Nazionale abbia chiuso ad un’alleanza con il centrodestra votando cinque volte con la sinistra e io non mi sto ponendo il problema: per vincere le elezioni serve governare bene, il resto sono alchimie. Vedo una certa funzionalità per la sinistra in questo, lo considero abbastanza normale, considero molto meno normale che si voglia essere funzionali a questo quando ci si dichiara di destra”.
Parole a cui il leader di Fn, contattato dall’Ansa, risponde beffardo:
“Ma a chi sta parlando la premier? Se vuole parlare con me, mi contatti“.
25 novembre 2025: il Parlamento approva il reato di femminicidio
Il primo passaggio da ricordare è il 25 novembre 2025, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Quel giorno la Camera approva definitivamente la legge che introduce nel codice penale il reato autonomo di femminicidio.
La nuova norma prevede l’ergastolo quando l’uccisione di una donna avviene per motivi legati a discriminazione di genere, odio, controllo, possesso, dominio o volontà di reprimere la libertà della vittima. È questo il cuore della legge: non ogni omicidio di una donna diventa automaticamente femminicidio; lo diventa quando emerge una specifica dinamica di genere.
Febbraio 2026: nasce Futuro Nazionale
Il secondo passaggio politico è febbraio 2026. Roberto Vannacci, dopo la rottura con la Lega, dà vita a Futuro Nazionale, il nuovo soggetto politico con cui punta a occupare uno spazio alla destra della destra di governo.

Da quel momento Vannacci non è più soltanto un personaggio mediatico o un ex generale diventato europarlamentare. Diventa il capo di una formazione politica autonoma, potenzialmente competitiva con Fratelli d’Italia e con la Lega. La sua linea è identitaria, sovranista, anti-establishment, più dura su immigrazione, sicurezza, Unione europea e rapporti con la Russia.
È qui che il rapporto con Meloni cambia natura: non siamo più solo davanti a una voce polemica del centrodestra, ma a un concorrente politico che prova a sottrarre consenso nello stesso campo elettorale.
La frattura diventa esplicita l’11 giugno 2026, alla Camera, durante il dibattito sulle comunicazioni della presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo.
Quel giorno Meloni attacca frontalmente i parlamentari di Futuro Nazionale, accusandoli di essere funzionali alla sinistra dopo alcuni voti contro la fiducia al governo.
Il passaggio politico è netto: “Non mi si parli di vera destra perché la vera destra non è mai funzionale alla sinistra”.
Da quel momento lo scontro non è più latente. È aperto.
Vannacci e la frase sui femminicidi
Tre giorni dopo, il 14 giugno 2026, Vannacci chiude a Roma l’assemblea costituente di Futuro Nazionale, all’Auditorium della Conciliazione. È il momento in cui il suo partito prende forma pubblicamente: organi interni, struttura politica, linea programmatica, mobilitazione dei sostenitori.
Durante e a margine di quell’assemblea arriva la frase che accende il caso: per Vannacci “il femminicidio non esiste” ed è “un omicidio come tutti gli altri”. Il suo ragionamento parte da un principio di parità formale: uomini e donne sono uguali davanti alla legge, quindi non servirebbe un reato specifico.
Vannacci non si limita a criticare la tecnica legislativa. Non dice soltanto che sarebbe bastata un’aggravante o che il diritto penale non è lo strumento migliore. Nega proprio la categoria di femminicidio. Ed è questa negazione a provocare la levata di scudi delle opposizioni oltra la risposta di Meloni.
La tempistica svela la frattura
Non siamo davanti a una polemica isolata, bensì ad una progressione politica. La polemica sul femminicidio arriva quindi dopo una frattura politica già aperta.
Vannacci prova a parlare a un elettorato che considera Meloni troppo istituzionale, troppo prudente, troppo integrata nei meccanismi europei e internazionali. Il suo messaggio è: la destra vera deve essere più netta, più radicale, più anti-sistema.
Meloni, invece, ha interesse a difendere un profilo diverso: conservatore, certamente, ma governativo, affidabile, capace di parlare alle istituzioni europee, agli alleati internazionali e anche a un elettorato moderato. Per questo la risposta sul femminicidio è anche una risposta di posizionamento: la premier vuole evitare che la destra di governo venga trascinata su un terreno di negazione della violenza di genere.
Il nodo dei numeri e della realtà sociale
I dati Istat sugli omicidi del 2024 mostrano che in Italia le donne uccise sono spesso vittime in ambito familiare o affettivo. L’Istat stima 106 femminicidi presunti su 116 omicidi con vittima donna. Di questi, 62 riguardano donne uccise dal partner o dall’ex partner e 37 donne uccise da un parente.
Questi numeri spiegano perché il termine femminicidio serve ad individuare una ricorrenza: la donna uccisa non da uno sconosciuto qualsiasi, ma spesso da chi pretendeva di controllarla, possederla o impedirle di scegliere.