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Delegato unico Ue per l’Ucraina: proposta Meloni rinviata al Consiglio europeo di domani

L’idea è che l’Unione europea dovrebbe individuare una figura autorevole, investita da un mandato condiviso da tutti gli Stati membri, capace di rappresentare l’Europa nei futuri negoziati

Delegato unico Ue per l’Ucraina: proposta Meloni rinviata al Consiglio europeo di domani

La proposta di Giorgia Meloni per un delegato unico europeo sull’Ucraina non si è chiusa al G7 e viene rinviata al Consiglio europeo di domani. Il tema arriverà così sul tavolo dei leader dell’Unione nella riunione del 18 e 19 giugno, dove si discuterà di Ucraina, Medio Oriente, difesa comune, sicurezza europea e nuovo bilancio pluriennale.

Delegato unico Ue per l’Ucraina: la proposta Meloni

L’idea della presidente del Consiglio è che l’Unione europea dovrebbe individuare una figura autorevole, investita da un mandato condiviso da tutti gli Stati membri, capace di rappresentare l’Europa nei futuri negoziati sulla guerra in Ucraina. Non un nuovo vertice informale, non un formato ristretto tra pochi Paesi, ma una voce unica riconosciuta dall’intero blocco.

Meloni aveva anticipato la linea nelle comunicazioni al Parlamento in vista del Consiglio europeo. La premier ha ribadito che il sostegno a Kiev resta fermo e che la pressione su Mosca non può venire meno, ma ha aggiunto un punto politico: se si aprirà una vera fase negoziale, l’Europa non può presentarsi frammentata.

La formula scelta da Palazzo Chigi è quella di una figura con un mandato pieno e riconoscibile, in grado di interagire con Ucraina, Russia, Stati Uniti e alleati, senza lasciare che siano solo Washington o singoli gruppi di Paesi europei a dettare la linea.

Il nodo dei formati ristretti

La proposta nasce anche da una critica implicita ai formati ristretti, come l’E3 formato da Francia, Germania e Regno Unito. Secondo Meloni, iniziative di questo tipo possono avere un’utilità diplomatica, ma non bastano a rappresentare l’intera Unione europea. Il rischio, nella lettura italiana, è che troppi canali separati producano confusione, debolezza e competizione interna tra capitali.

Delegato unico Ue per l'Ucraina: proposta Meloni rinviata al Consiglio europeo di domani
Incontro a Londra: Zelensky, Starmer, Merz, Macron

Da qui la richiesta di una regia comune. Per Meloni, l’Europa deve coordinarsi con gli Stati Uniti, ma senza limitarsi a delegare a Washington la gestione del dossier. La sua frase chiave resta questa: il coordinamento con gli Usa è necessario, ma “coordinamento non significa delega”.

Il passaggio arriva in un momento particolarmente sensibile. Da un lato, l’Ucraina ha appena avviato una nuova fase del percorso di adesione all’Unione europea, con i negoziati sui capitoli fondamentali. Dall’altro, il ritorno di Trump al centro della diplomazia internazionale e il suo attivismo su Iran e Ucraina spingono le capitali europee a chiedersi quale spazio politico l’Ue voglia occupare.

Per Roma, la questione è strategica: molte delle condizioni di un eventuale accordo di pace riguarderebbero direttamente l’Europa. Garanzie di sicurezza per Kiev, ricostruzione, sanzioni, asset russi congelati, presenza militare o missioni di monitoraggio, percorso europeo dell’Ucraina: tutti dossier che ricadrebbero in larga parte sulle spalle dell’Unione.

La partita politica

La proposta, però, non è semplice da tradurre in decisione. Serve l’accordo dei Ventisette e serve capire quale figura potrebbe avere un profilo abbastanza alto da essere accettata da tutti. Un delegato troppo vicino a una capitale rischierebbe di essere percepito come di parte; una figura troppo tecnica rischierebbe invece di non avere peso politico nei colloqui con Washington, Mosca e Kiev.

Il tema si lega anche agli equilibri interni europei. Francia e Germania difficilmente accetteranno di vedere ridimensionato il proprio ruolo negoziale. I Paesi dell’Est, più esposti alla minaccia russa, chiederanno garanzie che la linea europea non diventi più morbida verso Mosca. L’Italia, invece, prova a presentarsi come promotrice di una soluzione istituzionale: meno diplomazie parallele, più mandato comune.

La “Felicità” di Macron

A fare da sfondo alla proposta italiana c’è anche il rapporto, spesso complicato, tra Meloni e Macron. Al G7 di Évian, però, il presidente francese ha scelto un tono decisamente più leggero: ha pubblicato sui social il video dell’arrivo della premier italiana, accolta da lui e da Brigitte Macron, con in sottofondo Felicità di Al Bano e Romina.

 

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Il sorriso social, però, non cancella il nodo politico. Proprio la proposta di Meloni di un delegato unico Ue per l’Ucraina nasce anche dall’esigenza di evitare che i dossier più delicati vengano gestiti solo da formati ristretti o da intese tra poche capitali. In altre parole: bene la cordialità con Macron, ma sull’Ucraina l’Italia chiede che a parlare non siano solo Francia, Germania o singoli gruppi di Paesi. Serve una voce europea comune, con un mandato condiviso da tutti.

Il Consiglio europeo come banco di prova

Domani il Consiglio europeo dirà se la proposta italiana può entrare davvero nell’agenda dell’Unione o se resterà per ora un’indicazione politica. Non è detto che si arrivi subito a una nomina o a un mandato formale. Più probabile, almeno in questa fase, che i leader discutano il principio: serve o no una voce unica dell’Ue per l’Ucraina?